L’infinita “tarantella” della piscina: gli ex dipendenti non vengono pagati da tre anni

Va avanti la tarantella della piscina di Campagnano. Si aggiungono nuove pagine alla complicata storia che vede protagonisti l’assessore Carmine Manna e Roberto Gnisci, ma lo scenario resta sempre il medesimo: gli ex dipendenti della piscina non vengono retribuiti da marzo 2013, con relativi Tfr.

isotermica gnisciFacciamo un breve riepilogo. La piscina aveva due società proprietarie: l’Isotermica Gnisci, ditta che gestiva l’impianto tecnico e di pulizia e la Cogeis (diretta dal presidente Carmine Manna, assessore al Comune); che giocavano e giocano tuttora ad un rimbalzo di palla per non assumersi responsabilità sul mancato pagamento dei propri dipendenti. 

Ovviamente i diretti interessati, dopo lunghe trattative e false speranze, hanno avuto il benservito sia dalla Gnisci (dalla quale dipendevano direttamente) che dalla Cogeis (con la quale quest’ultima aveva stipulato un contratto di servizio proprio per la pulizia e manutenzione dell’impianto).MannaCarmine

Dopo varie proposte “indecenti”, avanzate agli ex dipendenti per dargli una sorta di “contentino” (ovviamente mai accettate), la vicenda si è protratta fino ad arrivare alle dimissioni del socio Roberto Gnisci (avvenute a settembre circa) che ha dichiarato fallimento in quanto non ha riscosso i crediti.

Ed ecco gli ultimi risvolti: Gnisci, stando ai conteggi effettuati, era creditore di 40mila euro circa; notizia smentita poi in sede prefallimentare, dove emerse che i crediti vantati da Isotermica Gnisci ammontassero ad oltre 204mila euro. Secondo la documentazione fornita da Gnisci.

Avrebbero potuto recuperarsi benissimo i 40mila euro a maggio/giugno, per dare un po’ di respiro agli ex dipendenti e invece la procedura si è bloccata per ben 7/8 mesi solo per l’assegnazione e il giudice ha rinviato l’udienza assumendo che non erano chiari i conteggi. Slittando, così, al 17 febbraio l’udienza al tribunale di Cosenza per l’eventuale assegnazione della somma pignorata.

Un altro gioco, a nostro parere, per prendere tempo e per appoggiarsi alle lungaggini della giustizia italiana. Ma non finisce qui, il signor Gnisci, forse frastornato dalla situazione, ha visto bene di chiedere risarcimento agli stessi ex dipendenti. Penserete è una barzelletta? Invece no, ha avuto il coraggio anche di fare ciò:

“Chiede condanna ai ricorrenti al risarcimento dei danni per aver chiesto la dichiarazione di fallimento di colpa”. Atto di appello sottolineato e portato all’attenzione della Corte di appello.

La risposta del tutore legale degli ex dipendenti: “Se rivolgersi agli organi di giustizia competenti – ha scritto l’avv. Roberto Casazzone – a tutela dei propri inalienabili diritti e delle proprie ragioni è da considerarsi colpa, i miei clienti sono ‘colpevolissimi’ delle loro azioni”.

Foto di Fabrizio Liuzzi
Foto di Fabrizio Liuzzi

La situazione ora è la seguente: il 10 febbraio vi sarà l’udienza per discutere il reclamo avverso alla sentenza fallimentare, nel tribunale di Catanzaro. Il 17 febbraio l’udienza pignoramento presso terzi al tribunale di Cosenza e il 30 giugno l’eventuale udienza della verifica stato passivo.

 

Quanto ancora dovranno attendere gli ex dipendenti? Inoltre se il fallimento viene confermato, così come prescrive la legge, i Tfr maturati nonché le ultime tre mensilità, verranno anticipate dall’Inps attraverso il fondo di garanzia e tesoreria, quindi da tutti i cittadini in sostanza.

Ricordiamo al signor Gnisci, che tanto si auto-elogia negli atti come “motore instancabile… o leader nel suo lavoro…” e al signor Carmine Manna, che è calato nel silenzio; che gli ex dipendenti stanno alla fame nel vero senso della parola e non possono certo farsi carico dei problemi e delle incomprensioni tra due che si reputano onesti e seri imprenditori, ma che a conti fatti, si stanno rivelando l’esatto contrario.

Valentina Mollica