L’odissea di Sandro Daniele: “Vi racconto come mi hanno eliminato dalla mia Scorpion”

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Sandro Daniele è uno dei (tanti) perseguitati dalla procura della Repubblica di Cosenza. Non ha santi in paradiso, non è massone, non è legato ai carri della politica che conta e, soprattutto, è titolare del Centro sportivo Scorpion che faceva e fa ancora gola agli amici degli amici di questa fogna di Tribunale.

Sandro Daniele ha scritto per noi la sua storia. Questa è la seconda puntata.

di Sandro Daniele

Ripartendo dalla sentenza del sette di settembre, dopo avere leggermente smaltito lo shock provocato da un pronunciamento che ha dell’incredibile, perché fondato sul nulla, vorrei, prima di ogni altra considerazione, assolvere a un obbligo che mi corre nei confronti della mia famiglia e del nome dei Daniele che a torto e troppo spesso viene infangato da persone indegne dopo essere stato per anni, ed essere ancora, parte, anche di rilievo, delle Istituzioni.

Mio padre era avvocato (perbene) e Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, mio nonno paterno anch’esso avvocato (perbene) con laurea in nome di Re Vittorio Emanuele III, un mio cugino, da parte di mia madre, stimatissima insegnante, è stato il penultimo Presidente del Consiglio di Stato, due miei nipoti sono magistrati, un mio cugino Generale dell’Aeronautica, mio zio Paolo Salvatore, fratello di mia madre, è assurto alla massima carica della Polizia di Stato ed è stato il comandante del Campo di Concentramento Ferramonti, definito” il lager della bontà”, ed ha, per questo, subito un’inchiesta per avere salvato tutti gli internati, facendoli vivere nelle condizioni più umane possibili.

Questi sono i valori con cui sono stato allevato e che mi sono stati inculcati dai miei genitori, ecco perché la sentenza che mi ha visto condannato in primo grado non rispecchia per niente il mio essere, anche per l’odiosa tipologia del reato ascrittomi.

Sono estremamente curioso, in uno con gli avvocati, di leggere le motivazioni che hanno portato, al di là di ogni ragionevole dubbio, il collegio ad emettere la sentenza di condanna, così come sono altrettanto certo che, in appello, sarà riconosciuta l’inesistenza delle imputazioni, e la mia totale estraneità alle accuse, perché, nonostante tutto, io confido nella magistratura e nelle istituzioni tant’è che, a tutt’oggi, nonostante le reiterate e assurde accuse, sono incensurato.

Cui prodest

Ad oggi io sono stato estromesso, per volontà espressa del Tribunale di Cosenza, dalla gestione della mia creatura, la Scorpion Health Club, perché nell’ ottobre del 2014 sempre la solita e solerte procura ha ipotizzato il reato di bancarotta ed il gip Giusy Ferrucci ha predisposto il sequestro dell’azienda all’epoca gestita dalla Take Care, di cui non facevo parte ma con la quale collaboravo, disponendo il sequestro del centro ed affidandone la gestione all’amministrazione giudiziaria.

Gli agenti della Guardia di Finanza, incaricati dell’esecuzione del provvedimento solo per la posizione della Take Care, non già nei miei confronti, mi hanno buttato fuori dalla struttura, nonostante al suo interno io avessi la mia residenza ufficiale ed il mio piccolo appartamento, senza che nessun giudice avesse mai autorizzato la cosa commettendo così il reato di abuso d’ufficio che mi riprometto di perseguire nelle sedi opportune.

Gli agenti-attori hanno provveduto a farsi immortalare facendo foto, selfie e video divulgandoli dall’interno del centro ai media, facendo finta di apporre dei sigilli, e rimuovendoli prima di andar via, per far credere, all’opinione pubblica, di avere chiuso la struttura creando, solo per vanità, allarme ed ingenti danni.

Per svariati mesi molti utenti, credendo che il centro fosse stato chiuso, hanno frequentato strutture alternative con conseguenti ingenti perdite per la gestione.

scoL’amministrazione giudiziaria incaricata, dopo avere gestito per due mesi il Centro Sportivo, non a conoscenza delle difficilissime dinamiche di gestione, ha procurato danni finanziari per circa 50mila euro non pagando, oltre le varie utenze, l’ultima mensilità ai collaboratori che hanno regolarmente prestato la loro opera. La stessa Amministrazione Giudiziaria, successivamente citata in giudizio dalla Take Care per il mancato pagamento delle utenze e degli emolumenti dei collaboratori, non si è nemmeno costituita forse pensando di avere dei “santi protettori” in tribunale.

L’Azienda è stata sequestrata alla Take Care dal gip Giusy Ferrucci in data 8/10/2014 e incredibilmente dissequestrata dal nuovo gip, sostituito dopo circa un mese, Francesco L. Branda, ad altro soggetto e cioè nelle mani del curatore fallimentare della Scorpion, che, in concomitanza delle feste natalizie, ha pensato bene di chiudere il Centro Sportivo per un mese, facendo così disperdere il patrimonio costituito dagli utenti e rimanendo insensibile alle sacrosante richieste dei lavoratori e dei soci affinché non si chiudesse l’attività.

Paradossale è il fatto che nella fase di sequestro il centro è rimasto aperto e che nel successivo dissequestro sia stato chiuso buttando sul lastrico i collaboratori che traevano unico sostentamento economico da quel lavoro; ma era il 22/12/2014 e sia il curatore che il gip dovevano pensare ai regali di Natale e non potevano perdere tempo per trovare un accordo teso a lasciare aperte le attività ed a non gettare nel panico decine di famiglie che, forse, hanno passato il peggior Natale della loro vita.

Al rientro dalle feste, dopo un mese di chiusura, il curatore ha stipulato un contratto d’affitto con una nuova società con una incredibile quanto illegale clausola e cioè che nessun membro della famiglia Daniele potesse, a qualsiasi titolo, far parte della compagine societaria.

Quando l’amministrazione giudiziaria, decidendo di defilarsi in quanto incapace ad avere quantomeno un pareggio di bilancio della gestione, ha chiesto al gip Branda cosa dovesse fare dei quattro soldi rimasti, sottolineando che non bastavano nemmeno a coprire gli importi dovuti ai collaboratori, lo stesso gip ha pensato bene di disporre affinché venissero incredibilmente riconosciuti al curatore della Scorpion che certamente avrà avuto più necessità dei lavoratori magari per saldare qualche consulenza…

Questo, in estrema sintesi, è il percorso di estromissione compiuto nei confronti miei e della mia famiglia con l’evidente scopo di arrivare alla vendita all’ asta dell’immobile, certamente con un acquirente già pronto per l’affare.

Ma tutto ciò per fortuna è saltato e grazie proprio al mio intervento con la citazione in tribunale.

tribbuonaNel frattempo si continua a “lavorarmi ai fianchi”: ho attualmente in corso tre processi per i quali si è motivata la sorveglianza speciale che mi è stata inflitta per le false dichiarazioni del carabiniere Miele; anche mediaticamente si è cercato, nel tempo, di recarmi danno, si è parlato infatti di sequestro della proprietà intera della struttura e di uno yacht.

Per quest’ultimo, in realtà, si tratta di una barca di sette metri del valore di seimila euro, bene strumentale della Scorpion in quanto utilizzata per i corsi di sub e per le attività natatorie a mare, mentre per la struttura sono stato io stesso a fare citazione in tribunale dichiarando che la stessa non poteva essere alienata in quanto facente parte del patrimonio indisponibile del Comune di Rende, poiché “Opera di Urbanizzazione e Struttura di Servizio Pubblico”; è venuta così miseramente a cadere l’accusa di appropriazione dell’intero immobile che, tra le altre, mi era stata mossa nelle more del processo per bancarotta.

Rispetto agli anni in cui le vicende sono iniziate e la struttura, con l’annesso terreno di proprietà, era molto appetibile per i soliti gruppetti di affaristi senza scrupoli, con le relative coperture istituzionali, in quanto avrebbe potuto far parte di un complesso residenziale di standard elevatissimo, oggi la situazione è totalmente diversa essendo cambiati piani ed utilizzi.

Certo, io non posso più fermarmi e sto lavorando  per ottenere il risarcimento, quantificato in milioni di euro, d’obbligo per gli anni di vessazioni e abusi che hanno portato anche a farmi subire ingiusta detenzione nonché il fallimento della prima storica Società Scorpion, della quale la mia primogenita, anch’essa avvocato presso il foro di Roma, detiene il 90% delle quote. Risarcimento che, come è facile intuire, non verrà pagato dai responsabili, o meglio irresponsabili, di questa vicenda, ma dall’erario e quindi da tutti noi cittadini.

Sandro Daniele

2 – (fine; per il momento…)