L’omicidio del capofamiglia de iGreco: il giallo dell’ultima telefonata

Ci siamo chiesti più volte quale possa essere l’origine della fortuna de iGreco, il gruppo cariatese che ha messo le mani sulla città di Cosenza. E tutto ci porta all’omicidio di Tommaso Greco. La chiave per capire ogni cosa.

“I tentacoli della ’ndrangheta sulla montagna. La feroce criminalità crotonese ha da anni allargato i propri interessi lungo il massiccio silano…

Chi può dimenticare, per esempio, la fine che venne fatta fare all’allevatore Francesco Talarico e al nipote sedicenne Gianfranco Madia, trucidati nel 2000, a colpi di lupara, a due passi da San Giovanni? Oppure l’agguato teso, nel 2001 tra Camigliatello e San Giovanni, all’imprenditore Tommaso Greco? Le “lupare” in montagna non sparano da sole…”

Arcangelo Badolati, Gazzetta del Sud (11.1.2012), pag. 32

“… E’ caduto sotto i colpi della lupara, Tommaso Greco. Aveva 67 anni ed era di Cariati, titolare all’epoca di un opificio oleario nella cittadina jonica, ma anche allevatore e proprietario di terreni nei pressi del lago Cecita.

Luogo dell’imboscata l’altopiano silano. Sono circa le 17 di giovedì 27 settembre 2001.

Tommaso Greco lascia la sua azienda della Sila e si dirige a bordo di un fuoristrada Mitsubishi verso Cariati, quando proprio all’incrocio per Silvana Mansio sulla superstrada Crotone-Paola, viene inseguito da una berlina.

lupara

Da quest’ultima auto in corsa un killer a volto coperto comincia a far fuoco con un fucile calibro 12, all’indirizzo del Greco. I pallettoni mandano in frantumi prima il lunotto posteriore e, poi, i finestrini dal lato sinistro, compreso quello del posto di guida. A quel punto Greco blocca il fuoristrada e scende veloce per darsi alla fuga. Ma il sicario non gli dà tregua e lo raggiunge con una serie di colpi al petto e al viso, lasciandolo sull’asfalto.

Passano pochi minuti e sul posto arrivano i carabinieri di San Giovanni, di Camigliatello e quelli del comando provinciale di Cosenza, sotto le direttive del maggiore Marco Riscaldati. Arrivano pure i militari della compagnia di Rogliano, al comando del capitano Luigi Giangregorio.

Ma a quel punto per Greco non c’è più niente da fare… Mentre il traffico per Crotone e Cosenza è deviato proprio sopra il cavalcavia di Silvana Mansio, tutta la zona è perlustrata da un elicottero dei carabinieri, quando si sente squillare il telefonino del Greco, abbandonato sul sedile anteriore destro del Mitsubishi. I carabinieri, a quel punto, dalla memoria del telefonino cellulare, ricavano l’ultima telefonata. Un numero che potrebbe rivelarsi utile per le indagini sull’agguato, affidate al pubblico ministero della Procura della Repubblica di Cosenza, Claudio Curreli…”.

(Il Crotonese) (1-10-2001)

Peccato che il magistrato non sia venuto a capo di nulla e non sia mai riuscito a trovare i colpevoli di quell’omicidio.

Chi poteva essere al telefono? Uno dei mandanti dell’omicidio? Qualche elemento deviato dello stato? Un familiare? Lo sa certamente Curreli ma anche molti altri.

Claudio Curreli
Claudio Curreli

Tommaso Greco è il capofamiglia de iGreco, colui che ha dato il via all’impero economico dei cariatesi. La storia della famiglia Greco cambia proprio da quel giorno. E’ quello il punto conclusivo di una fase e il punto di apertura, paradossalmente, delle fortune dei suoi figli.

Chi e perché ha ucciso Tommaso Greco? E’ questa la domanda delle domande alla quale nessuno ha mai dato risposte.

Sulle montagne della Sila l’escalation di delitti, molto probabilmente collegata al mondo dell’abigeato e dei pascoli degli animali, si è registrata proprio in quel periodo. L’esecuzione fredda, che ha fatto rimbombare i colpi di lupara su quelle montagne di solito tranquille, appare di chiaro stampo mafioso. Come del resto anche le precedenti, almeno una decina.

Il fatto che le vittime degli agguati siano stati quasi sempre allevatori e proprietari di pascoli, fa pensare a delitti legati ad animali e terreni. Una attività alla quale la malavita prima non era interessata e che all’alba del nuovo secolo, drammaticamente, ha portato la Sila sulle prime pagine della cronaca.

Inoltre la quasi totalità di questi omicidi rimane a tutt’oggi senza autori.

Questo significa che parliamo di una mafia molto forte. Quella di Cirò, quella di Cutro, quella di Isola Capo Rizzuto. O forse tutte e tre insieme.

E perché, da allora, la vita della famiglia Greco cambia in maniera ancora più fortunata rispetto a prima? La magistratura non ha mai risposto e forse mai risponderà a questa domanda. Ma ognuno di noi potrà farsi un’opinione.