Longobucco, i disboscamenti selvaggi del “generale” e del “maresciallo”

La cittadina di Longobucco torna prepotentemente alla ribalta per l’arresto del maresciallo Carmine Greco, 53 anni, comandante della stazione di Cava di Melis dei cosiddetti carabinieri forestali, specializzati nel settore dei reati ambientali e della loro prevenzione. Le prime reazioni dall’interno del corpo sono tutte di disorientamento e quasi di incredulità rispetto alle accuse gravissime che vengono mosse al maresciallo Greco ma qualcosa rispetto a quello che – evidentemente – combinava, era già trapelata.

Ma procediamo con ordine.

Longobucco è un paese di 3.403 abitanti in provincia di Cosenza, posto in una vallata della Sila Greca, percorsa dal fiume Trionto. Rivestì un ruolo molto importante durante il brigantaggio: nativi di Longobucco erano i briganti Palma, Faccione, Santoro, che si faceva chiamare Re Coremme.

Le attività più sviluppate sono l’agricoltura, la tessitura dei tappeti, la lavorazione del legno e l’edilizia. Esiste in paese una mostra permanente di tessuti artigianali. A causa di una cattiva gestione della montagna, gli abitanti, che erano addirittura 8.000 negli anni Sessanta, si sono ridotti agli attuali tremila.

Originari di Longobucco sono anche due grandi Campioni dello sport italiano, l’olimpionica Rosalba Forciniti, judoka e il calciatore Domenico Berardi.

Quanto alla rappresentanza politica, c’è il consigliere regionale Mimmo Bevacqua, longobucchese doc, ma anche la longa manus di uno dei politici più impresentabili della Calabria ovvero il generale Giuseppe Graziano, consigliere regionale decaduto, trasformista della peggiore specie, difficilmente collocabile vista la sua “straordinaria” trasversalità (intesa chiaramente in senso ironico…).

Giuseppe Graziano

Il suo cavallo di battaglia è l’ambiente. Sono innumerevoli le autorizzazioni ambientali che ha rilasciatp per impianti fotovoltaici, eolici, discariche, depuratori e così via.

Ma un capitolo a parte va dedicato agli impianti per la produzione di energia da biomassa o per la produzione di pellet, legna da ardere, cippato ecc. per i quali il Graziano ha esercitato la doppia attività di soggetto autorizzatore. Il generale infatti ha ricoperto il ruolo regionale di direttore generale del Dipartimento Ambiente per quasi 5 anni (governatore Agazio Loiero) nonché di alto dirigente regionale del Corpo Forestale, attraverso il quale utilizzava ditte conniventi per le concessioni nonché il taglio abusivo di grandi estensioni boschive.

Ecco cosa si legge in un esposto presentato alla procura di Castrovillari dal signor Antonio Ferrante, strenuo rivale del generale Graziano.

In particolare, il territorio cosentino è stato ampiamente depredato dal taglio abusivo di boschi. Attraverso l’appoggio di alcuni marescialli del Corpo Forestale, sono stati illecitamente disboscati migliaia di ettari nei Comuni di Bocchigliero, Rossano, Longobucco, Acri ecc., da parte di consorterie criminali locali e sempre con la connivenza ed il supporto di ufficiali e guardie forestali al servizio del Graziano, il cosiddetto “generale”.

Insomma, un’azione criminale a vasto raggio che ha consentito al Graziano non solo di drenare enormi quantità di denaro derivante da tali attività, ma anche di controllare consistenti pacchetti di voti in tutti i comuni con forte presenza di ditte boschive e guardie forestali, che gli hanno consentito di essere il più votato della provincia di Cosenza tra le liste del centrodestra (oltre 9.000 voti) e tutto ciò alla sua prima candidatura in assoluto“.

Ora, non bisogna volare molto alto per capire che uno di questi marescialli possa effettivamente essere Carmine Greco. Nel comunicato stampa risalente al 2012 e riguardante la sua nomina a “consigliere” del ministro dell’Ambiente Corrado Clini si legge che è stato Comandante della Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Longobucco, prima e, di quella attuale di Cava di Melis in seguito. E poiché l’ascesa politica del generale Graziano si concretizza con le elezioni regionali del novembre 2014 siamo perfettamente in linea con i tempi. Per non parlare delle voci dilaganti a Longobucco secondo le quali il rapporto di amicizia tra il generale e il maresciallo sarebbe stato anche consolidato da un comparaggio di matrimonio.

Se poi volessimo scendere nei particolari delle voci riguardanti i suoi “ganci” per ottenere il riconoscimento del ruolo di “consigliere” di Clini, rischieremmo di avvelenare ancora di più la già precaria situazione del rappresentante infedele dello stato.

In attesa di conoscere le valutazioni di Eugenio Facciolla, ci sembra che ce ne sia già abbastanza per dubitare della sua fedeltà. Del resto, tutti sappiamo che il primo vero problema della Calabria è proprio la corruzione degli apparati dello stato, elemento indispensabile per consentire il magna magna generale che tocchiamo ogni giorno con mano. In ogni settore.