L’operazione “Frontiera” perde colpi: dissequestrati i beni ai familiari di Mandaliti

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Il Tribunale del Riesame reale di Catanzaro, presidente Valea, ha disposto l’annullamento del sequestro preventivo finalizzato alla confisca a carico di Antonio Mandaliti sui beni immobili e mobili, rispettivamente intestati alla figlia, Ermelinda Mandaliti e al coniuge di quest’ultima, Gianpiero Surace.

Il tribunale catanzarese ha quindi accolto in pieno le tesi sostenute dall’avocato di fiducia, Francesco Liserre nei confronti dei: “soggetti terzi interessati al procedimento in questione”.

Comincia a perdere colpi l’impianto accusatorio della DDA di Catanzaro e del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. Nell’ordinanza, si legge che Mandaliti è il riferimento economico più importante del boss Franco Muto per gli affari legati alle lavanderie industriali e anche al traffico di droga. Il fatto che vengano dissequestrati i beni ai suoi familiari assesta un colpo pesante all’inchiesta. E non dimentichiamo che Mandaliti è il referente anche dell’ormai famoso deputato PD affiliato al clan Muto. 

mandaStiamo parlando comunque di un galoppino, al massimo classificabile tra i colletti bianchi, ma non siamo certamente di fronte ai veri livelli superiori dell’inchiesta, che fin troppo chiaramente rimangono tabù per Luberto e soci.

Il riesame è stato interposto, dall’avvocato Liserre per conto dei propri assistiti, al decreto di sequestro preventivo emesso, in data 27 luglio, dal Gip Distrettuale presso il Tribunale di Catanzaro, con il quale è stato convalidato il sequestro preventivo d’urgenza finalizzato alla confisca da parte della Procura Distrettuale di Catanzaro e disposto il sequestro preventivo di vari beni, immobili e mobili, tra cui un appartamento e un noto esercizio commerciale di proprietà di Gianpiero Surace, oltre ad autovettura e conti correnti intestati alla moglie.

L’avvocato Liserre, a fronte dell’iniziale presunzione accusatoria di carattere semplice, ha fornito una circostanziata prova contraria: “in virtù della quale si può, agevolmente, dimostrare che i beni sottoposti a vincolo reale sono stati acquistati in forza di disponibilità reddituali, lecite e proprie, da parte del sig. Gianpiero Surace e, soprattutto, del padre defunto, Giuseppe Surace, circa quindici anni fa”.

Contestualmente alla presentazione della richiesta di riesame, l’avvocato Liserre, con la documentazione posta a corredo della propria memoria difensiva, ha presentato autonoma istanza di dissequestro, direttamente alla Procura Distrettuale di Catanzaro che, con parere negativo, a sua volta, ha rimesso la decisione al Gip Distrettuale.

Questi, per come spiega il legale, ritenendo, sul piano indiziario, l’inidoneità della documentazione difensiva a vincere la presunzione posta dal particolare sequestro finalizzato alla confisca, ha rigettato l’istanza di dissequestro.

Di tutt’altra opinione, invece, il Tribunale del Riesame di Catanzaro che, accogliendo integralmente le argomentazioni sostenute dall’avv. Francesco Liserre, ha annullato il sequestro preventivo disposto dal Gip, con conseguente restituzione dei beni agli aventi diritto.