Luigi Fera, da Cosenza al governo

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Il ceto forense legittimerà la sua rappresentatività anche sul piano parlamentare con Francesco Martire prima e con il leader radicale Luigi Fera successivamente.

Nato a Pedace nel 1826, Francesco Martire si laurea in Giurisprudenza a Napoli e nel 1865 viene eletto deputato tra i banchi della sinistra. Il suo impegno durerà tre legislature. Porta in parlamento il problema della viabilità e delle ferrovie silane. A lui infatti si deve la realizzazione della ferrovia Cosenza – Sibari. Si occupa anche della soppressione degli ordini religiosi e della conseguente devoluzione del loro patrimonio allo Stato

Nel 1876, con l’avvento della sinistra al potere, diventa sindaco di Cosenza. Resta in carica fino al 1881. Come sindaco, ricostruisce il ponte Alarico, e nel 1878, durante il suo mandato la città è finalmente dotata di illuminazione a gas.

E’ stato anche giornalista e scrittore. Fonda e dirige il Corriere della Calabria (1863-1867), molto nota la sua acerrima polemica don Vincenzo Padula sulle pagine de Il Bruzio che lo accusava di collusione con il brigantaggio.

LUIGI FERA

Luigi Fera, nato a Cellara nel 1868, è figura di primo piano nella vita culturale nella Cosenza di fine ‘800. Avvocato penalista di successo, docente di filosofia al liceo classico “Bernardino Telesio”, membro dell’Accademia Cosentina di cui diviene giovanissimo segretario perpetuo, redattore capo del settimanale anticlericale “La Lotta”, massone, viene eletto sindaco di Cosenza nel 1900 e deputato nel collegio di Rogliano nel 1904.

Dopo essere stato per oltre un decennio all’opposizione radicale, è nominato ministro delle Poste dal 1916 al 1919 nei governi Boselli e Orlando e ministro della Giustizia dal 1920 al 1921 nel governo Giolitti V.

Deputato del Partito Democratico Sociale Italiano, dopo un appoggio iniziale al Governo Mussolini nel periodo immediatamente successivo alla marcia su Roma (1922), nel 1924 si ritira dall’attività politica esercitando la professione di avvocato a Roma.