Madonna della Catena, i lavoratori: la Cgil e la Regione ci hanno scaricati

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Come sempre accade nelle vertenze sindacali in Calabria, e in particolare a Cosenza, dopo una valanga di parole e di chiacchiere tra proprietà e sindacati, alla fine c’è sempre qualcuno della Cgil che si vende gli operai. In questo caso è la solita segretaria della Fp Cgil di Cosenza: Franca Sciolino. Pesantemente contestata questa mattina da molti lavoratori della clinica Madonna della Catena. Che nella lettera che segue l’accusano di aver condotto trattative da sola, e a danno dei lavoratori. Tanto a lei che gliene frega? A Natale prende lo stipendio e la tredicesima.

Di seguito la lettera dei lavoratori:

La storia dei lavoratori di Madonna della Catena parte dal lontano 2010, quando poco prima del commissariamento della Sanità calabrese, viene bloccato l’accreditamento di 60 posti di riabilitazione estensiva già autorizzati dalla Regione stessa e per i quali era stato già assunto il personale necessario, come richiesto dalla procedura regionale.

Da qui inizia l’iter, durato ormai 6 anni che ci porta ad oggi. Appurato che per l’ASP di Cosenza questi posti letto non esistono più perché non previsti più dalla rete territoriale, dopo aver scongiurato l’incubo della chiusura della struttura stessa grazie all’avvento della nuova proprietà, i lavoratori si ritrovano oggi con un pugno di mosche e senza più tempo per lottare.

Alla fine di luglio uno spiraglio si apre. Una delibera dell’Asp di Cosenza, a firma del DG Raffaele Mauro, eroga a Madonna della Catena, oggi parte del gruppo iGreco, i 53 posti letto utili a salvare il posto di lavoro delle 57 unità lavorative in esubero.

Dopo circa un mese la stessa delibera viene revocata in autotutela nello sconcerto più totale dei lavoratori. Viene convocato a settembre un tavolo prefettizio alla presenza del DG Mauro, del Dipartimento Tutela della Salute, del Commissario Scura, della proprietà e dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori, nel quale le parti si impegnano a trovare una soluzione al problema occupazionale dato che evince che ci sono ben 366 posti letto da assegnare nella rete territoriale.

Da allora si sono tenuti vari incontri con il Dr. Riccardo Fatarella del Dipartimento tutela della salute, nei quali lo stesso rassicurava i lavoratori dicendo che avrebbe trovato la soluzione e l’avrebbe messa nero su bianco.

Nell’ultimo incontro tenutosi giorno 06/12/16 convocato alla sola presenza della CGIL (?????), le altre sigle sindacali non sono state nemmeno invitate, lo stesso Fatarella, rinnegando le sue stesse promesse, afferma di non poter trovare una soluzione per assegnare i posti letto alla struttura e quindi per salvare i lavoratori in esubero, ma a dire suo e della CGIL l’unica soluzione è attivare una sorta di mobilità tra privati garantendo che i lavoratori in esubero verranno assunti dalle strutture private alle quali verranno assegnati i posti letto.

Ciò ci lascia sconcertati e senza parole ed è uno dei motivi che portano alla mobilitazione di oggi, che non cesserà fino alla risoluzione della vertenza.

I lavoratori, autonomamente, hanno deciso di richiedere stamattina un nuovo incontro davanti al Prefetto di Cosenza, per far si che si decida finalmente il loro destino. Autonomamente perché la delusione e lo sconforto sono grandi anche nei confronti delle organizzazioni sindacali, dalle cui opinioni si è deciso di prendere le distanze. Secondo la CGIL infatti l’esubero del personale non avrebbe fondamento. Ma come si fa a dire ai lavoratori dopo 3 anni di ammortizzatori sociali, concessi dallo Stato, che hanno lavorato per metà delle ore mensili e quindi, per metà dello stipendio, che tutto ciò non ha fondamento????

A tutto ciò i lavoratori hanno detto no e hanno deciso, al momento, di autodeterminarsi con l’ausilio delle sigle USB, la cui rappresentante ha sempre perseguito comportamenti leali concreti nei confronti dei lavoratori, e della CISL. Chiederemo al tavolo prefettizio che ci venga dato ciò che ci spetta, che a Madonna della Catena vengano dati i posti letto che le sono stati scippati 6 anni fa e che le 57 famiglie possano avere un Natale, ma soprattutto un futuro, sereno.

Le beghe politiche non ci interessano, l’ostruzionismo oscuro contro la proprietà della struttura non può e non deve riguardare i lavoratori.

La soluzione prospettata dal Dipartimento non convince e non si vede come sia possibile costringere un imprenditore privato qualsiasi (magari cattivo pagatore e calpestatore dei diritti dei lavoratori) ad assumere dei dipendenti che non sceglie personalmente e che gli vengono imposti per avere l’accreditamento dei posti letto.

Perché i dipendenti di Madonna della Catena non possono rimanere dove sono, in una struttura sana, che garantisce loro tutti i diritti e che ha già regolare autorizzazione regionale????

Perché in questa regione non si premiano i meritevoli e non si garantiscono i diritti fondamentali, come la salute e il lavoro????

Queste le domande che i lavoratori vorrebbero porre a chi siede ai piani alti della cittadella regionale, perché è da lì che pare parta l’ordine di non assegnare questi posti. Può la politica affamare gli onesti lavoratori per i propri tornaconti personali???

I lavoratori intendono così catalizzare l’attenzione di tutte le fonti libere di informazione per dare una risposta concreta alle loro domande e chiudere finalmente il cerchio, mettendo in piazza la realtà dei fatti.

Comitato autogestito dei lavoratori della Madonna della Catena