Madonna della Catena, l’USB al fianco dei dipendenti

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Comunicato Stampa Unione Sindacale di Base – Sanità

Da un decennio il Sindacato nella nostra Regione si è trovato a dover fronteggiare situazioni di mortificazione del lavoro e del lavoratore con consequenziali licenziamenti, per cui all’occhio del profano parrebbe che l’attività sindacale sia stata e sia di scarso spessore e di non proficui risultati. Ma da un’analisi più attenta, e certamente non fantasiosa, si evince che il mancato impegno politico e legislativo, che doveva tendere a preservare e tutelare aziende, industrie e di riflesso lavoratori, è stato causa di una debacle generale.

La crisi economica che si è abbattuta sulla nostra nazione ha colpito la Calabria in modo devastante, in virtù del fatto che l’unica industria risulta essere la sanità, che è divenuta negli anni terra di conquista di politici scellerati e bancomat continuo per tutta la politica.

Alla luce di quanto detto ancora una volta scendiamo in campo per i lavoratori di un’azienda, quale Madonna della Catena, che dopo anni di sofferenze e mortificazioni, avevano trovato, o almeno credevano, una soluzione ai loro problemi occupazionali, e consentitemi, ci credevamo anche noi.

La Madonna della Catena
La Madonna della Catena

Invece per un mero e volgare gioco di prestigio operato sulla distribuzione dei posti letto, costoro sono ridotti a pietire, ancora una volta, il loro diritto al lavoro.

Qualcuno ha millantato che, perdendosi questi posti, i succitati lavoratori potrebbero essere ricollocati in altre aziende; questa ci sembra una favola già sentita, perchè finora in terra di Calabria chi ha perso il lavoro non lo ha più riacquistato.

Ancor di più nel nostro caso trattando una materia tanto delicata come quella delle Case di cura private, settore che ha visto sul territorio cosentino il fallimento di quasi la totalità delle stesse, con la buona pace di qualcuno che ancora si barcamena sull’orlo del fallimento o in concordati senza basi solide e pertanto non ancora omologati.

Detto ciò ci chiediamo e vi chiediamo, questi posti letto attribuiti e ritirati a chi dovrebbero andare? A chi ha rilevato strutture fallite e le ha rimesse in carreggiata salvando i relativi posti di lavoro e pagando regolarmente i lavoratori il giusto ed il dovuto nel rispetto di CCNL di riferimento?

O a chi ha incassato in tutti questi anni fior di milioni di euro pubblici senza rimodernare le strutture fatiscenti di loro proprietà e applicando, sempre per il famoso becero guadagno, contratti farlocchi senza l’avallo sindacale? Sottraendo di fatto risorse economiche alle famiglie dei lavoratori e favorendo altresì solo il raggiungimento di fini reconditi tendenti all’arricchimento personale.

Come sindacato abbiamo più e più volte  richiesto alle istituzioni regionali preposte controlli accurati sugli accreditamenti e sulle attività delle strutture sanitarie per poter far emergere chi tra queste aziende da garanzie di solidità, solvibilità e buona gestione. Nulla è stato mai fatto in tale direzione, per cui ci troviamo ad oggi a dover assistere alle solite passerelle politiche che certamente non hanno come obiettivo principale il benessere del lavoratore.

Alla luce degli odierni accadimenti e senza tema di smentita ci sentiamo di affermare in piena coscienza che gli esuberi storici, frutto di gestioni dilettose e delittuose della precedente gestione della struttura Madonna della Catena, sono a tutt’oggi in servizio grazie all’opera coscienziosa di sindacalisti responsabili, che hanno saputo mediare con la nuova proprietà per salvaguardare i posti di lavoro.

Ora siamo arrivati al capolinea, poiché anche gli ammortizzatori sociali, attivati in attesa dell’accreditamento dei famosi 60 posti letto di riabilitazione estensiva (di cui si sono perse le tracce a favore di qualcun altro…) avranno termine al 31 dicembre di quest’anno senza possibilità di ulteriori proroghe. Si propone come ultima soluzione che le famiglie dei futuri disoccupati vengano adottate dai deputati della Regione Calabria e dalla dirigenza di ASP e Regione…

USB Sanità Nucci Gianna Paola

Nota Dipendenti Madonna della Catena – Fotografia regolarità pagamenti Case di Cura di Cosenza

occupazione2Non è tutto oro quello che luccica nella sanità privata, soprattutto quando ci si addentra nell’universo complesso dello stato dei pagamenti del personale. Ogni anno, più o meno di questi tempi, ecco che si riapre la “ferita” dei mesi che si accumulano e all’interno di molte strutture ecco condensarsi nubi nerissime. Il tutto a discapito dei lavoratori e naturalmente dei pazienti, i due anelli deboli dell’intera catena “produttiva”.

Il  rischio d’impresa viene meno  ogni qualvolta i proprietari delle strutture accreditate invece di pagare puntualmente gli stipendi o le fatture dei  fornitori preferisco procrastinare  il pagamento delle spettanze al saldo della fattura da parte dell’Asp.

I PAGAMENTI . Ma a Cosenza quale è la situazione al momento? A tracciare la fotografia dei pagamenti nelle strutture private accreditate di Cosenza è l’ultimo verbale sottoscritto, i primi di settembre,  dalle organizzazioni sindacali dinnanzi il direttore generale dell’Asp di Cosenza Raffaele  Mauro.

Villa Silvia, Villa Torano, Villa Santo Stefano, di proprietà del gruppo Poggi e Parente, hanno un notevole ritardo nel pagamento degli stipendi. Villa Torano, nello specifico, ha pagato un solo mese ai lavoratori e nonostante un accordo sottoscritto il 25 marzo 2016 presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha un arretrato medio che va dalle otto alle tredici mensilità.

Villa Verde, Villa del Sole, Villa degli Oleandri, Villa Santa Chiara e Villa Sorriso sono indietro con gli stipendi da due mesi. Solo un mese di ritardo per le cliniche Misasi-San Bartolo anche se hanno arretrati diversificati che vanno dai 7 agli otto mesi.

Pagamenti in regola invece per Madonnina, Madonna della Catena, Sacro Cuore, La Quiete, Villa Verde, Villa Gioiosa, Biolife e S. Lucia.

Per superare questi continui ritardi nei pagamenti le organizzazioni sindacali hanno chiesto da tempo  alla  Regione di intervenire attraverso uno strumento di canalizzazione diretta, perché le rimesse regionali siano destinate prima di tutto alla remunerazione del lavoro svolto e poi alle altre voci in bilancio.

Ma nella sanità privata ci sono anche problemi riconducibili ai ritardi nei pagamenti correnti e degli arretrati ma soprattutto alle regolarità contrattuali, alle corrette relazioni sindacali. Se si utilizzano questi parametri la situazione è critica in quasi tutte le strutture sanitarie.

Il primo paradosso sta nella tipologia di contratto applicato dalle strutture private ai propri lavoratori, medici esclusi.  Sulla carta, gli accreditamenti in Regione Calabria sono effettuati  in base al contratto Aiop e in base agli standard economici presenti nel contratto vengono erogate le prestazioni. Peccato che nelle strutture cosentine i contratti applicati sono ben sei: Aiop, Anaste, Agiga, Uneba, Aiop- Rsa, Contratto di prossimità.

Dipendenti Madonna della Catena