Madonna della Catena, USB: “La vittoria è dei lavoratori non del gruppo iGreco”

Raffaele Mauro
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La vittoria della vertenza di Madonna della Catena è dei lavoratori

La vertenza di Madonna della Catena insegna che solo con la lotta, la classe lavoratrice è in grado di difendere il rispetto dei propri diritti e conquistarne di nuovi.

Una storia lunga quella di Madonna della Catena, iniziata qualche anno fa con la vendita della struttura ed il subentro de iGreco, andata avanti nei mesi successivi con il riconoscimento di 53 posti letto (delib. 1244 del 21 luglio 2016) dell’Asp di Cosenza e l’altrettanta veloce revoca dopo un mese (delib. 1384  del 29 agosto 2016), continuata con le manifestazioni di piazza dei lavoratori nell’agosto e settembre scorsi, e culminata nei giorni scorsi con i presidi dei lavoratori sotto gli uffici dell’Asp di Cosenza, dopo l’intimazione di licenziamento per quasi 60 maestranze della clinica.

Dal tavolo prefettizio di ieri, 16 dicembre, pare che la situazione per i lavoratori della struttura accreditata col Servizio sanitario regionale abbia trovato un felice epilogo, con il riconoscimento dei posti letto utili a mantenere salvi i livelli occupazionali precedentemente in esubero. L’USB non può che essere felice di tale situazione che significherebbe la difesa del posto di lavoro per decine di lavoratori minacciati il giorno prima di finire in mezzo ad una strada e per i cittadini del nostro territorio che avranno possibilità di curarsi senza essere costretti ad emigrare.

Portata a casa questa significativa vittoria restano però sul tavolo diverse altre questioni da risolvere. Un settore strategico per le sorti di un paese e centrale per la tutela dei cittadini, come quello della sanità non può essere oggetto di criteri economici dettati dalla logica dell’austerità o da freddi calcoli ragionieristici.

Non sono ammissibili tagli orizzontali al comparto sanitario come quelli attuati dal commissario ad acta per il piano di rientro dal disavanzo economico. Non è ammissibile che prima si esternalizzino a privati i servizi che dovrebbero essere garantiti direttamente dallo stato e poi si proceda con tagli  indiscriminati che condizionano il diritto alla salute dei cittadini e gettano nella precarietà le sorti dei lavoratori impiegati all’interno di tali strutture.

Non è ammissibile che un cittadino si veda negato il diritto alle cure perché le liste di accesso sono interminabili o scavalcabili solo per grazia di qualche politico amico, o perché le convenzioni legate coi privati non coprono il fabbisogno territoriale per l’intero anno e quindi si è costretti o a pagare o ad emigrare per andare a curarsi al nord.

Non è comprensibile che un settore finanziato direttamente col denaro pubblico possa essere oggetto di speculazioni e arrembaggi da parte di “prenditori” buoni solo a ingrassare le proprie tasche con i soldi delle convenzioni firmate con la Regione, senza rischiare un euro dei loro patrimoni privati.

Non è ammissibile la deregolamentazione che regna incontrastata all’interno di queste strutture, dove i lavoratori vengono utilizzati come scudi dai padroni per ottenere ampliamenti o altri favori, dove vengono applicati contratti che non rispecchiano la natura dell’accreditamento, dove vigono condizioni contrattuali al limite della legalità, dove i lavoratori sono costretti a rinunciare a pezzi dei loro stipendi per conservare il lavoro senza reali crisi aziendali.

I responsabili di questo sfacelo hanno nomi e cognomi ben noti. Sono gli stessi che vengono a promettere la luna in cambio di un voto, sono i tecnici imposti dal governo che dovrebbero sanare le sorti della nostra terra, sono i padroni straccioni che per conquistare sempre più ampi margini di guadagno spremono i propri lavoratori fino all’osso.

L’USB esprime tutta la massima solidarietà, vicinanza e complicità ai lavoratori di Madonna della Catena, che dopo la minaccia di licenziamento e la tangibile possibilità di perdere tutto in sol colpo hanno, attraverso la loro tenacia ed abnegazione determinato diversamente il futuro grigio che gli si prospettava dinanzi.

Ciò che reputiamo inconcepibile sono le esternazioni di gratitudine e riconoscimento a quegli stessi  personaggi che fino un minuto prima avevano per loro disegnato un futuro di tutt’altro colore.

La vittoria della vertenza di Madonna della Catena non è il prodotto del “capillare lavoro del Commissario alla Sanità”, responsabile, al contrario, delle politiche antisociali e antipopolari in materia di sanità.

Non è della famiglia iGreco e della  loro “imprescindibile tenacia”, perché iGreco sono gli stessi che non avevano avuto alcuna remora a minacciare i licenziamenti delle 60 persone.

La vittoria della vertenza di Madonna della Catena è tutta dei lavoratori e dei lavoratori soltanto.

 USB Lavoro Privato

Federazione Provinciale di Cosenza