Mafia dei boschi: le associazioni contro gli incendi scrivono a Facciolla e Gratteri

Questa lettera è stata scritta a gennaio, dopo il maxi blitz Stige, quando ancora non era emersa la connivenza dei carabinieri forestali nei traffici della ‘ndrangheta, clamorosamente accertata con l’arresto del maresciallo Carmine Greco. In essa, tuttavia, sono contenuti spunti importanti sia per i magistrati sia per i cittadini. Sperando che questa rinnovata attenzione fermi per sempre (come comunque sta accadendo) la piaga degli incendi. 

Mafia dei boschi: le associazioni calabresi contro gli incendi scrivono a Roseti, Facciolla e Gratteri.

A seguito di alcuni fatti emersi dalla recente operazione “Stige”, risulta chiaro il modo con cui la  ‘ndrangheta monopolizzi le concessioni di taglio boschivo e l’enorme business derivante della vendita del legname alle centrali a biomasse.

Questi fatti rafforzano le ipotesi delle associazione calabresi contro gli incendi che scrivono al capitano del nucleo forestale dei carabinieri Angelo Roseti, al Procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla e al procuratore della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri.

In una serie di dibattiti organizzati sul tema è emerso “uno stretto legame tra incendi boschivi e facilità nell’ottenere le concessioni di taglio boschivo. In Calabria, infatti, le aree percorse da incendi devono essere bonificate e ‘messe in sicurezza’ entro un anno. Ne consegue che, dopo un incendio, è possibile andare in deroga ai vincoli ambientali che vieterebbero il taglio degli alberi, ad esempio, nei parchi nazionali. Non solo, le concessioni per tagliare gli alberi delle aree percorse dagli incendi verrebbero così ottenute a prezzi molto più vantaggiosi rispetto a quelle di un bosco intatto”.

L’inquietante ipotesi è che: “i gruppi  criminali che fanno affari con il legname siano i primi ad avvantaggiarsi delle concessioni di taglio nelle aree percorse da incendi e pertanto possano essere anche coinvolti nella regia degli incendi strategicamente appiccati ai confini dei parchi nazionali”.

La nostra lettera non vuole assolutamente suggerire alle autorità investigative e giudiziarie come svolgere il proprio lavoro; piuttosto, vuole esprimere il sostegno dei calabresi onesti alle persone a cui spetta questo difficile compito, vigilando e quindi preservando il proprio territorio da questi pericolosi attacchi speculativi.

Ci auguriamo che, se il 2017 è stato l’anno del più grande colpo al patrimonio boschivo calabrese, il 2018 non sia l’anno dei furti boschivi, ma piuttosto entri nella storia come l’anno del più grande colpo alle organizzazioni criminali che saccheggiano i boschi calabresi.

Comitato stop incendi Calabria

Associazione ‘Spegniamo il fuoco, accendiamo il futuro’ – Longobucco