Mafia e politica, Cosenza è la Svizzera del malaffare. Fino a quando?

Marcello Manna e Mario Occhiuto
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Da quando è uscita fuori la storia dei verbali dei pentiti, con conseguente loro pubblicazione, tutti sanno a Cosenza come stanno le cose.

Malandrini, politici e gente comune.

Le cantate di Adolfo ed Ernesto Foggetti, Gioia, Massaro, Paura, Edyta, per citarne solo alcuni, hanno confermato verità conclamate e da sempre conosciute da tutti i cosentini. Solo che nessuno osava dirle pubblicamente e a chiare lettere, prima di ora.

Il fatto che siano finite, le cantate, “nero su bianco” , ha infuso nell’opinione pubblica la “certezza” di ogni sua convinzione. Pubblicazione, quella dei verbali, che ha sciolto tutti noi da qualsiasi responsabilità. Non dobbiamo necessariamente metterci la faccia. Perché l’ha scritto il giornale.

Anche se va detto che il cosentino non ha bisogno del pentito per sapere certe cose. Le sa perché le ha vissute sulla propria pelle e le ha viste con i propri occhi. Ma, per come siamo fatti noi cosentini, se lo dice qualcun altro è sempre meglio. In quest’ottica, le cantate, hanno messo al sicuro tutti.

Enzo Paolini e Mario Occhiuto
Enzo Paolini e Mario Occhiuto

Ora possiamo dire così senza correre nessun rischio: a Cosenza i politici si comprano i voti e c’è la corruzione dal tribunale alla questura, fino ai carabinieri, e in ogni pubblico ufficio, perché lo ha detto Foggetti, e gli altri come lui.

Certo, le loro parole non sono il vangelo e si deve procedere con la dovuta cautela. Ci mancherebbe. Bisogna approfondire, riscontrare, verificare. Esaminare ogni aspetto delle loro dichiarazioni, metterle a confronto, vivisezionarle. Perché la garanzia non è mai troppa. E’ indubbio però che se le cantate dovessero valere per i malandrini, queste devono valere anche per i politici.

Perché, se dovesse verificarsi, sia per l’uno che per l’altro, che le uniche prove a loro carico sono solo le dichiarazioni di collaboratori, impossibili da riscontrare, sarebbe giusto non far prevalere il pregiudizio sul malandrino, ma neanche la riverenza per il politico.

Voglio dire: se il pentito dice che ha dato un chilo di droga a Rango, droga di cui non si può più “certificare” l’esistenza, e questo venisse condannato solo per questa dichiarazione, tale determinazione dovrebbe essere la stessa usata con il politico quando il pentito dice che gli ha dato 20.000 euro, che non si possono più riscontrare.

In entrambi i casi non si può stabilire se tale “cessione”, sia avvenuta realmente. E’ la parola del pentito contro quella del malandrino e del politico. E in questa valutazione non può certo esserci un’ “attenuante” etica e morale per il politico.

Anche perché francamente, per dirla con un vecchio adagio: tra i due, malandrino e politico, un si vota u riastu. O se preferite se non è zuppa è pan bagnato. Indipendentemente dalle verità o dalle chiacchiere dei pentiti, non possiamo però disconoscere il legame, sempre esistito, tra malavita e politica cittadina.

Proprio perché entrambe sono due entità il cui potere, che si esprime sempre al di sopra della Legge che vale per tutti, è riconosciuto da tutti. Si sa che il politico, o il malavitoso, possono sbrogliare matasse che altrimenti nessun altro potrebbe, Legge compresa. Una potenza che fa paura.

A Cosenza abbiamo visto di tutto: insabbiamenti, interramenti (in tutti i sensi), corruzione a tutti i livelli, intrallazzi di ogni ordine e grado, mistificazioni, ladrocini, coperture a marpioni politici di ogni genere.

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Cosenza è sempre stato un porto franco garantito dallo stato, per marpioni e traffichini politici. Una sorta di Svizzera del malaffare. Un’oasi per beduini politici imbroglioni. La loro spavalderia e impunità mette da sempre paura. Perciò la gente ne parla sottovoce. Questi sono capaci di qualsiasi ritorsione, perché oltre alla violenza della malavita hanno anche gli uomini dello stato presenti in città dalla loro parte.

Siamo alle battute finale di questa storia. La DDA si sta muovendo da mesi a Cosenza, e già due sono le operazioni degli ultimi mesi.

Ora non rimane che portare davanti alla legge l’ultimo pezzo di “onorata società”, da sempre impunita, a cui i pentiti fanno riferimento: politici, pubblici dipendenti, poliziotti, giudici, carabinieri, professionisti, imprenditori. Quello che deve avvenire, avverrà, rassicura il procuratore Lombardo.

Le indagini sono “concluse” e le risultanze effettuate. Nuovi contributi sono giunti agli investigatori, da parte di pezzotti, che oltre a quelli che sappiamo, si sono anch’essi pentiti. Si parla di nuovi verbali che circolano sul nuovo pentito, che mette in chiaro i rapporti del comune di Cosenza guidato da Occhiuto e la malavita locale.

Pagine e pagine di dichiarazioni sul sistema Cosenza. Sul giro degli appalti e del riciclaggio di denaro. Imprenditori e professionisti implicati in usura e truffe. Materiale che si aggiunge e corrobora quello già esistente. Insomma, la prossima volta che sentirete le sirene e gli elicotteri non sarà certo per acciuffare una banda che spaccia fumo, ma bensì i veri mafiosi della città. E se così non sarà, allora vorrà dire che è meglio lasciate ogni speranza o voi che qui restate. Nella città dolente, si intende.

GdD