Mafia, ecco il piano dei clan per “unire” Reggio e Catania tramite Messina

Si assiste a un pensato, ragionato itinerario criminale che tende a congiungere Catania a Reggio Calabria ed è evidente come il richiamo di Cosa nostra, che come la ‘Ndrangheta ha temporanemente poggiato la pistola sul comodino, incute tanto timore“.

Lo ha detto il generale del Ros Giuseppe Governale, intervenendo alla conferenza stampa sull’operazione ‘Beta’ dei carabinieri, che ha documentato come Cosa nostra catanese facesse affari a Messina attraverso una cellula propria che con metodi nuovi, lontano dalle bande armate, si collocava nell’economia reale stringendo rapporti e legami in ogni settore della società con la Messina che conta.

Il blitz è sfociato nell’esecuzione di 30 ordinanze di custodia cautelare a carico di mafiosi, imprenditori e professionisti. “E’ un’attività ingente ed importante – ha spiegato il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita – una operazione nella quale emergono due aspetti: il primo e’ quello di una ‘entità” di tipo mafioso che cerca di lavorare nell’economia reale di infiltrarsi nella società attraverso gruppi finanziari. Il secondo dato è che questa indagine mette a nudo una cellula di cosa nostra, sovraordinata rispetto ad altri gruppi mafiosi che quando si imbattono in questa entità fanno un passo indietro“.

Per il generale del Ros Governale “è un’operazione che ha un grande significato e si inserisce in un quadro di riferimento piu’ ampio che vede uno sforzo più importante del Ros in Calabria ed in Sicilia, due realtà in cui registriamo evidenti interconnnessioni. Da questa indagine emerge un collegamento tra l’organizzazione di cosa nostra nella provincia di Messina con le cosche del mandamento jonico calabresi. Purtroppo la provincia di Messina si inscrive definitivamente nel campionato che conta del crimine. Per la prima volta è stata registrata la presenza di Cosa nostra nella città e nella provincia. Adesso si assiste ad un pensato, ragionato itinerario criminale che tende a congiungere Catania a Reggio Calabria“.

Trenta dunque i destinatari dell’ordinanza, ma sono 28 al momento gli arresti eseguiti: all’appello mancano due persone, tra cui l’ex presidente dell’Associazione dei costruttori di Messina Carlo Borella: una è all’estero, la seconda in un altro continente. Gli arrestati sono oltre ai parenti di Santapaola, i boss Romeo, anche un funzionario comunale, Raffaele Cucinotta, imprenditori, commercianti e un avvocato, Andrea Lo Castro.

Gli altri sono Vincenzo Romeo, nipote del boss Nitto Santapaola, Benedetto, Pasquale e Antonio Romeo, Stefano Barbera, Biagio Grasso, Giuseppe Verde, Marco Daidone, Nunzio Lagana’, Salvatore Galvago, Carmelo Laudani, Vincenzo Santapaola, Roberto Cappuccio, Mauro Guarnieri, Antonio Lipari, Salvatore Lipari. Sono stati sottoposti ai domiciliari Francesco Romeo, Italo Nebiolo, Sivia Gentile, Salvatore Boninelli, Salvatore Piccolo Stefano Giorgio Piluso, Maurizio Romeo, Gaetano Lombardo, Giuseppe Amenta, Lorenzo Mazzullo.