Malasanità a Reggio: “Quei medici si credevano intoccabili”

Cafiero De Raho, procuratore della DDA di Reggio

Il procuratore capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero de Raho, in conferenza stampa nell’ambito dell’operazione “Mala Sanitas” ha spiegato che si tratta di “prassi degenerative, quei comportamenti in cui si ritiene di poter proseguire perché il settore e’ ritenuto un settore intoccabile.

Quello degli intoccabili – ha detto – e’ un argomento che io credo debba essere messo da parte un po’ alla volta: stiamo intervenendo in tutti i settori, perché nessuno pensi di essere intoccabile. Questa volta e’ la sanita’, ma io credo che su questo sicuramente non ci fermeremo”. Nel presidio ospedaliero si era creato “un sistema di copertura illecito, condiviso dall’intero apparato sanitario”, spiegano i finanzieri, che e’ stato attuato tutte le volte in cui “le cose non sono andate come dovevano andare” nell’esecuzione dell’intervento sulle singoli gestanti o pazienti, per evitare di incorrere nelle conseguenti responsabilita’ soprattutto giudiziarie.

“Un quadro probatorio che richiama alla mente la famigerata ‘clinica del dottor Mengele'”. Non usa mezzi termini un investigatore per descrivere quanto avveniva nel reparto di Ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio.

Gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria
Gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria

Parole cui fa eco il procuratore, Federico Cafiero de Raho che, incontrando i giornalisti, parla di “situazione indegna di un Paese civile”.

“Le gravissime vicende di questa inchiesta – aggiunge il magistrato – sono riassumibili col decesso di neonati, di malformazioni gravissime procurate per colpa e imperizia a puerpere e nascituri, di donne raggirate per abortire senza consenso”. Come nel caso di una partoriente, spiega il procuratore, alla quale “insieme al bambino i sanitari di turno estraggono anche il collo uterino, mutilandola orrendamente”.

O il caso di una donna che “affetta da una forma di patologia della gravidanza, nonostante volesse tenere il bambino d’accordo col marito, per un malore viene ricoverata alla diciassettesima settimana di gravidanza nel reparto dove lavora anche il fratello, il quale, d’accordo con il primario facente funzioni Alessandro Tripodi, le somministra a sua insaputa un farmaco per stimolare le contrazioni uterine e indurre l’aborto”.

Ed ancora, il caso del “neonato prematuro che una dottoressa non riesce ad intubare, inserendo la sonda nel canale digerente anziché nelle vie respiratorie, provocando danni cerebrali indelebili al piccolo, adesso di cinque anni, raccontando alla madre che sarebbe stato fatto il miracolo riuscendo a salvare almeno lei”.