Mancini e la Casa delle Culture: “Da simbolo di rinascita a emblema del declino”

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Il quadro completo della Casa delle Culture, descritto da Giacomo Mancini poche ore fa su Facebook, sottolinea il declino di uno dei simboli della rinascita di Cosenza; il contesto intorno, poi, di un centro storico ormai completamente abbandonato, inquadra in pieno la fine che farà l’ennesima struttura patrimonio artistico-culturale di Cosenza, dimenticato da tutti.

A Cosenza ci sono luoghi che diventano simbolo – scrive Giacomo Mancini -. La Casa delle Culture è uno di questi. Alla fine degli anni novanta quella che fu sede del vecchio municipio, fu restituita ai cosentini come Casa delle Culture. Fu chiamata delle culture, al plurale, per indicare lo spirito laico e inclusivo che voleva ispirarla. E così è stato, per diversi anni. Le sue sale erano sempre ribollenti di iniziative. Frequentate da un numero incredibile di persone. Anche giovanissime. Le presenze erano poliedriche e molto democratiche: da una parte c’era una preghiera di cattolici, da un’altra una di musulmani. Da un lato ascolto di musica rock, dall’altra concerti di musica classica. Accanto alle manifestazioni che accoglievano e testimoniavano la creatività diffusa sul territorio, ve n’erano altre organizzate direttamente dall’amministrazione comunale: come un ciclo di film documentativi della storia del cinema e una mostra di arti figurative con alcuni dei maggiori pittori nazionali d’avanguardia. In un periodo in cui la rete non era diffusa e in poche case c’erano i computer, lì tutti potevano navigare in rete gratuitamente.

La Casa delle Culture è stata simbolo di rinascita della città e di vitalità dei suoi cittadini.

Oggi invece si è trasformata in emblema del declino di Cosenza. L’ultimo piano è chiuso da diversi anni e nessuno si cura di restaurarlo. Gli altri piani sono chiusi quasi del tutto. C’è solo una mostra permanente a carattere etnico-folklorico. E un paio di sale sono ancora disponibili per la città e per le tante associazioni culturali presenti sul territorio. Troppo poco.

Infatti la struttura ha perso credibilità e fascino e in pochi vi organizzano qualcosa.
Un altro tesoro abbandonato. Un vero peccato”.