Mandatoriccio, dai fasti di “Mille e una luce” agli arresti per ‘ndrangheta

Mandatoriccio è una ridente località balneare dell’Alto Jonio, con circa 3500 abitanti, che però si triplicano nel corso dei mesi estivi visto e considerato che si punta tutto, come in tanti altri comuni calabresi, sul turismo e sulla gastronomia.

Mandatoriccio fin dai primi anni ’60 ha iniziato a sfornare esperti in gastronoma i quali si sono trasferiti in Nord Europa, specialmente in Germania e nel nord America. A tutt’oggi ci sono almeno 70-75 grandi chef e addetti della gastronomia in giro per il mondo originari di Mandatoriccio. Così tanti che è stata costituita un’associazione denominata ARMIG nata in Germania che si sta allargando in tutto il mondo con nomi come Venturi, Lavorato e così via.

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Oggi, purtroppo, il nome di Mandatoriccio è associato alla ‘ndrangheta e alla cosca Farao-Marincola dopo l’operazione “Stige” della Dda di Catanzaro nella quale sono finiti il sindaco Angelo Donnici e il suo vice Filippo Mazza, accusati di gravi reati connessi alla loro attività e all’intreccio di affari con la ‘ndrangheta.

Angelo Donnici, in particolare, è figlio di Mario Donnici, storico e indimenticato sindaco di Mandatoricco, scomparso nel 2012. Ecco come riassumeva il suo percorso, in occasione della sua morte, il giornalista Lenin Montesanto.

“Serietà, Coerenza, Onestà, Progresso, Avvenire”. Da queste iniziali nacque un acronimo, “SCOPA”, che segnò, circa un trentennio fa, l’avvio e la sintesi di un esperimento di governo locale, innovatore e rivoluzionario per quei tempi. Siamo a Mandatoriccio. È il decennio ’70-’80. Promotore e sindaco era Mario Donnici, un protagonista indiscusso della storia politica ed amministrativa provinciale e territoriale di quegli anni.

Tra i leader storici e dirigenti regionali del Movimento Sociale Italiano (MSI) prima e, successivamente, uno tra gli anticipatori istituzionali, in ambito locale, del superamento della crisi attuale del partitismo nazionale, Mario Donnici si è spento all’età di 83 anni, nella sua Mandatoriccio.

Di lui, padre di Beniamino, già assessore regionale ed eurodeputato, di Angelo, attuale primo cittadino di Mandatoriccio, di Vincenzo e di Alessandro, cittadini, territorio e regione ricordano, senza distinzioni politiche, l’aver oggettivamente impersonato, da Sindaco, una fase importante, singolare e per certi versi rivoluzionaria dello sviluppo di quella vivace comunità della Sila Greca.

Nel ’72, insieme all’analoga iniziativa di Cecchino Principe a Rende, quello di Mandatoriccio, grazie all’impegno ed alla lungimiranza del sindaco Mario Donnici, è uno dei primi piani regolatori (PRG) della Calabria, attraverso il quale è stato ad esempio possibile immaginare lo sviluppo infrastrutturale e di servizi alla Marina, oggi universalmente riconosciuta come una delle più frequentate e servite destinazioni turistiche della costa ionica.

L’esperimento della SCOPA, un’inedita alleanza tra rappresentanti di forze politiche diverse, appartenenti al MSI (con lo stesso Donnici) alla DC al PCI, oltre a concretizzare, nel disegno dell’allora sindaco, una forma di superamento ante litteram delle divisioni partitiche dell’epoca a vantaggio del buon governo della Città, rappresentò di fatto una fase di autentico progresso per Mandatoriccio, con la realizzazione ex novo di numerosi servizi fondamentali, dalle scuole al cimitero, dalla rete stradale alla riqualificazione del centro storico fino alla realizzazione dell’attuale belvedere apprezzato e premiato all’epoca perfino su una nota trasmissione nazionale.

MANDATORICCIO E “MILLE E UNA LUCE”La trasmissione nazionale della Rai alla quale si riferiva Lenin Montesanto si intitolava “Mille e una luce”. Siamo nel 1978. In ogni puntata del programma, condotto da Luciano De Crescenzo, da un giovanissimo Claudio Lippi e da Ines Pellegrini, si confrontavano in una partita a dama e in diversi altri tipi di sfide squadre di concorrenti appartenenti a paesi di diverse regioni italiane. Ogni sfida permetteva alla città che la vinceva di soffiare una pedina di dama alla città avversaria.

Grazie ad un accordo tra la RAI e l’ENEL, i telespettatori potevano votare i concorrenti preferiti accendendo e spegnendo le luci di casa a richiesta del conduttore, che così poteva dare subito il risultato della votazione tra i paesi concorrenti. “Mille e una luce” è stata in pratica la prima trasmissione televisiva interattiva in Italia. Antesignana del moderno e sputtanatissimo “televoto”.

Il programma aveva anche una parte musicale, grazie all’intervento di cantanti in qualità di ospiti; tra gli artisti intervenuti vi furono Anna Oxa, Marcella Bella, Umberto Balsamo e gli Alunni del Sole. La sigla finale della trasmissione era la canzone “Ancora ancora ancora”, cantata da Mina; il filmato che presentava la sigla, girato alla Bussoladomani di Marina di Pietrasanta, fu per 23 anni l’ultima apparizione televisiva della più grande cantante di tutti i tempi.Mandatoriccio è stato il paese vincitore di quella trasmissione, alla quale parteciparono 20 comuni di tutta Italia. Arrivarono alla semifinale Bordighera, Ponsacco, Alghero e, appunto, Mandatoriccio. La RAI accoppiò Mandatoriccio e Ponsacco, che ebbero la meglio sui paesi avversari e diedero vita ad una appassionante finalissima che vide la storica vittoria di Mandatoriccio, il comune più piccolo, che proprio grazie a quel programma vide impennarsi le presenze turistiche nel corso degli anni successivi.

Ma, come tutte le favole più belle, dopo i fasti arrivano anche i momenti bui e così a Mandatoriccio, negli ultimi anni, con l’avvento di Angelo Donnici, tutta quella grande tradizione si è progressivamente sfaldata, con responsabilità molto gravi anche dei governi regionali che si sono susseguiti nel tempo. E così sono arrivate la famigerata discarica di Scala Coeli, che ovviamente è stata vissuta come un’imposizione ed ha avuto un iter molto tortuoso, la traumatica conclusione della consiliatura dopo l’esplosione dei contrasti tra Donnici e il suo vice Mazza e adesso gli arresti per ‘ndrangheta del maxi blitz “Stige”.