Manna e i pentiti: chi di spada ferisce…

Secondo il magistrato Otello Lupacchini, famoso per aver contribuito a sgominare la Banda della Magliana, un gruppo di avvocati cosentini, in combutta con il procuratore della Repubblica Serafini e il sostituto anziano Spagnuolo, sono stati i registi occulti della delegittimazione del processo Garden.

Siamo a metà degli anni Novanta, subito dopo l’operazione Garden e il pentimento di Franco Pino. Sul suo esempio, a catena, si apre la stagione del pentitismo di cui Adolfo Foggetti, Franco Bruzzese, Daniele Lamanna e gli altri che verranno sono giuridicamente figli.

Tra questi avvocati c’era anche Marcello Manna. Un uomo per tutte le stagioni come si diceva una volta. Avvocato di successo, rapporto privilegiato con la malavita, soprattutto in tempi di pax mafiosa, non era servito molto per proiettarlo alla ribalta politica.
 Quando Lupacchini venne a fare un’ispezione ministeriale a Cosenza, il nome di Manna veniva associato a fatti censurabili anche penalmente nella gestione dei collaboratori di giustizia.

La tesi del magistrato era molto semplice: Manna e gli altri incidevano sui pentiti affinchè formulassero accuse indiscriminate anche nei confronti dei magistrati. 
Manna si mette in prima fila per introdurre i nuovi pentiti. E dà talmente nell’occhio che Stefano Tocci, il pm dell’operazione Garden, non li prende in considerazione perché gli sembrava davvero incredibile che uno dei difensori più agguerriti del processo Garden fosse anche il procacciatore di pentiti a carico dei suoi assistiti.

Un comportamento di una gravità inaudita. Pensate che Tocci, in un colloquio telefonico con l’avvocato Angelo Pugliese, il 16 gennaio 1997, dichiara di essere preoccupato per il prode Manna. Certo, qualcuno poteva vendicarsi su di lui, vista la sua “straordinaria” trasversalità. Ma poteva anche essere arrestato per inquinamento delle prove…
Manna, in quell’occasione, la passa liscia. Né vendette e né arresti.
 Non solo ha continuato ad affermarsi e a far soldi ma si è buttato anche in politica e, grazie all’appoggio dei fratelli Gentile, ha conquistato addirittura il “Principato” di Rende, sfruttando tutte le “entrature” dei fratelli per scardinare la resistenza principiana. Ma figuratevi se un “campione” come il nostro Marcellino si poteva accontentare di fare il “prestanome” ai Gentile. E così ha fatto di tutto per dimostrare quanto sia “libero”. Ha inciuciato persino con Occhiuto, che tuttora è nemico giurato dei “Cinghiali”.

Ma la vita è una ruota che gira e Manna, massimo esperto di pentiti e di trasformismo, lo sa benissimo. Sì, perché oggi è proprio un pentito che fino a ieri era sotto la sua “protezione” ovvero Daniele Lamanna che ormai da qualche mese parla della sua “straordinaria” trasversalità per fare carriera in politica. E c’è chi dice che il numero potrebbe ancora aumentare…

Chi di spada, pardon di pentito ferisce, di… pentito perisce! Politicamente, per carità…