Manna, un sindaco da salotto e da “trattative private” (di Massimiliano De Rose)

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Che Manna abbia paura del Consiglio comunale, che soffra il confronto pubblico, è cosa che in questi due anni abbiamo imparato fin troppo bene.

Ma quello che è successo a Rende ha dello straordinario e fa cadere la maschera di un “sindaco per caso” che non solo rifugge da ogni confronto politico pubblico ma che si mostra del tutto inconsapevole del ruolo e della funzione, oltre che del rispetto che è dovuto al Consiglio comunale, alla città, ai suoi stessi elettori.

Per iniziativa dei consiglieri di minoranza è stato convocato un Consiglio comunale per discutere e confrontarsi su temi di assoluta rilevanza, primo fra tutti per parlare della Rende Servizi e delle sue prospettive possibili e, dunque, anche del futuro dei suoi 179 dipendenti.

Si sarebbe dovuto discutere e chiarire altro imbarazzante tema che riguarda l’utilizzo che l’amministrazione ha fatto di ben 40 lavoratori in mobilità per oltre 6 mesi, in forza di una legge che però era sfuggito a Manna essere stata abrogata un mese prima. Ancora si sarebbe dovuto discutere della situazione relativa agli impianti sportivi di proprietà comunale dati in concessione a privati.

Questioni, dunque, tutt’altro che secondarie o irrilevanti, temi sui quali più d’ogni altro la minoranza come richiesto “a chiacchiere” dal sindaco Manna è pronta al confronto ed alla collaborazione nell’interesse della città.

Ma quando si parla di Manna è sempre più chiaro a tutti che tra il suo dire ed il suo fare c’è di mezzo il mare.

Riunitosi alle 11.30 il Consiglio comunale, presenti buona parte dei consiglieri di maggioranza e minoranza, dopo l’Inno di Mameli si è aperto il sipario di una già preparata “commedia napoletana” in cui un consigliere di maggioranza ha argomentato sulla “opportunità” che la discussione sulla Rende Servizi, sull’utilizzo dei lavoratori in mobilità e sulla questione degli impianti sportivi non si tenesse e che fosse rinviata a data da destinarsi.

Inutile aggiungere che chiamato al voto il Consiglio comunale si è diviso tra la minoranza che voleva discutere e confrontarsi (salvo rifarlo in futuro) e la maggioranza i cui consiglieri, senza distinguo, senza esitazione e rimanendo silenti hanno rifiutato di confrontarsi sui temi posti in Consiglio comunale e si sono sottratti al dibattito pubblico di fatto annullando il consiglio comunale.

Non sappiamo con quanta consapevolezza, né con quanta condivisione del gesto i colleghi consiglieri di maggioranza si siano “allineati e coperti” ad una scelta che in un colpo solo li ha resi tutti uguali ed ha  mortificato il Consiglio comunale e mortificato la loro stessa funzione, la loro intelligenza, le loro diverse sensibilità e provenienze, la loro stessa dignità di consiglieri comunali.

Un gesto quello voluto dal sindaco che dimostra come Manna sia  rimasto un corpo estraneo alla città, che della funzione di sindaco tutt’al più amerà il pennacchio e la fascia ma che non si interessa certo dei problemi veri di Rende.

Manna per l’ennesima volta sfugge al confronto pubblico e trasparente, preferisce i salotti e le “trattative private” alle spalle dei cittadini e dei consiglieri comunali di Rende e lo fa per non dire cosa pensa o più semplicemente perché non saprebbe cosa dire.

Non è più una questione politica, ma di emergenza democratica quella che si registra ormai a Rende dove di fronte alla discussione su temi importanti chiesti dalla minoranza il Sindaco scappa sotto gli occhi attoniti del pubblico presente.

Che le minoranze abbiano fatto bene e colto nel segno a chiedere il consiglio comunale è più che mai evidente perché ci sarà certo una ragione se il sindaco Manna pur di non parlarne pubblicamente è arrivato a tanto.

Rimane un gravissimo precedente, perché al netto di tutto, è evidente che sottrarsi al confronto in Consiglio comunale non è certo un comportamento da leader politico, ancora meno è un comportamento che può tenere il sindaco di una città come Rende.

Massimiliano De Rose