Maria Elena Boschi: analisi di un fenomeno mediatico

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di Gianluca Caccialupi

Nell’Italia del renzismo politico e mediatico si sta affermando rapidamente e contagiosamente un nuovo genere letterario: l’elegia di Madonna Boschi, o, per meglio dire, l’agiografia della mediocrità (nel senso etimologico di “medio”, “normale”, “ordinario”).

L’amorosa visione del sublime ministro ha saputo rimettere in moto la penna ispirata e la lingua infaticabile di Bruno Vespa, che nel suo “Donne d’Italia, da Cleopatra a Maria Elena Boschi storia del potere femminile”, titolo non privo di audacia, l’ha addirittura definita come una “Merkel dipinta da Botticelli”.

Non meno ispirata Susanna Turco, firma dell’Espresso, che partendo da un articolo bonario e piuttosto superficiale dell’Economist a proposito della riforma costituzionale e del ruolo del ministro ha costruito un inesauribile panegirico, tanto leggero quanto melenso, dal titolo “Maria Elena Boschi, la Wonder Woman di Matteo Renzi”.

L’elenco degli epiteti è talmente ricco e variegato da fare invidia all’innografia mariana o alle liriche di Sandro Bondi: “Madrina delle riforme, onnipresente nei passaggi chiave” (con la determinazione finale che lascia ancora intravedere qualche esitazione), “alter-ego donna di Renzi” (che, data la venerazione della giornalista nei confronti del premier, deve essere un gran complimento), “comodamente assisa al vertice della monumentale opera del renzismo di governo”, ma, soprattutto, “acquario” (perché le congiunzioni astrali sono importanti).

Politico.eu l’ha recentemente inserita, come rappresentante dell’Italia, nella lista delle 28 personalità che stanno muovendo l’Europa, con buona pace di Mario Draghi, che con il suo quantitative easing ha portato la zona euro fuori dalla deflazione, o di Matteo Renzi, che, a prescindere dal giudizio che si dia sulla sua azione di Governo, ha innegabilmente un peso politico immenso rispetto a quello del ministro.

Maria-Elena-Boschi-copertinaLa stampa nostrana, sempre abilissima nell’oscillare tra il più basso servilismo e la più superficiale esterofilia, senza porsi alcun interrogativo sulla serietà della classifica, che comprende tra gli altri il cantante Stromae (?), ha rilanciato la notizia a pieni microfoni, sfoggiando un provincialismo senza precedenti.

La classifica di Politico.eu riporta di fatto il testo del già citato articolo dell’Economist e adduce una motivazione del tutto irrisoria: “la giovinezza non è incompatibile con il successo politico”, una litania che sentiamo ripetere da anni e la cui veridicità è già stata dimostrata da millenni (per usare un procedimento logico caro a Vespa, da Alessandro Magno ad Alexis Tsipras).

Cercando di evadere dall’ebbrezza encomiastica dilagante, occorre porsi due interrogativi: chi è Maria Elena Boschi? Ma, soprattutto, a quale livello si è ridotta parte del giornalismo italiano?

Maria Elena Boschi è, secondo una parte limitata della stampa straniera, addotta come auctoritas dai pennaioli nostrani, l’artefice del successo nell’approvazione delle riforme costituzionali; premettendo che le riforme hanno successo non nel momento in cui vengono approvate, ma qualora riescano a costruire un quadro istituzionale migliore (situazione verificabile soltanto nel momento in cui entrerà in funzione il nuovo Senato), occorre interrogarsi su quale sia stato il ruolo del ministro nella loro elaborazione e approvazione.

Qualunque sia stato l’apporto contenutistico del ministro, la sua bontà non potrà essere dimostrata finché le riforme non entreranno in vigore, al contrario, per quanto riguarda l’approvazione, gli strateghi dell’operazione sono palesemente due: Matteo Renzi (senz’altro coadiuvato dalla Boschi e dagli altri fedelissimi) e Denis Verdini.

Siccome “il giornalismo”, sosteneva Jacques Derrida, “non informa sui fatti, o dei fatti, ma informa i fatti”, è evidente che i protagonisti di una simile operazione mediatico-encomiastica non potevano essere né il pluri-indagato Verdini, né il “poco pop” Luca Lotti, ma la candida Maria Elena, che avrà certo giocato un ruolo rilevante, ma non è sicuramente stata il “deus ex machina” della vicenda.

Altri meriti che permettano di elevare la Boschi al rango di statista si faticano a trovare: non è mai stata votata da nessuno (è entrata in Parlamento dal listino bloccato stilato da Bersani, senza partecipare alle primarie), non ha mai ricoperto ruoli amministrativi a livello locale, occupa un ministero secondario e adempie ai suoi doveri in maniera del tutto ordinaria.

Questo non vuole essere un attacco al ministro Boschi, che ha ancora tutto da dimostrare, ma a parte della stampa italiana, che nella totale assenza di figure di riferimento forti o particolarmente significative, eleva a statista un personaggio del tutto ordinario, ma che ben si presta alla costruzione di un fenomeno mediatico e alla vendita di qualche copia di giornale in più.