Mario e Nicola: due appestati politici

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A vederli, negli ultimi tempi, adoperarsi inutilmente nei loro vani tentativi di salvare il salvabile, Palla Palla e Capu i Liuni alias Nicola Adamo, fanno veramente pena.

Una tristezza ca paranu due.

Quasi quasi, per la pena che fanno, viene di solidarizzare con loro.

Nicola non ha nessuno altro a cui attaccarsi, tanto lo schifano tutti, e ha deciso di non mollare Palla Palla. La sua unica speranza di rivalsa politica e il suo unico e ultimo gancio per continuare a sperare di poter sgobbare ancora qualcosa. Sono rimasti soli. Lui e Palla Palla. Che non è messo meglio di Nicola. Anche a Palla Palla nessuno lo può vedere, tanto è antipatico, presuntuoso e ignorante. Nessuno del loro partito vuole avere a che fare più con loro: bersaniani, dalemiani, renziani. Tutti hanno capito che il solo stargli vicino significa bruciarsi politicamente. Due appestati politici. Due disperati all’ultima spiaggia.

Due ca mancu li cani.

Il duo è alla disperata ricerca di qualche aggancio romano per arripezzare la grave situazione politica e amministrativa in cui versa la Regione. In vista della presentazione del resoconto della attività amministrativa fin qui svolta da Palla Palla, annunciata per lunedì. Qualcuno che possa pompare un operato politico e amministrativo che di fatto non esiste. Eccezion fatta per gli amici degli amici, che come sempre hanno ricevuto i necessari finanziamenti, e per l’amante del presidente, la signora Toman, che ha ricevuto finanziamenti per ogni cosa.

Ovviamente nessuno è più disponibile a mettere la propria faccia vicino a quella di Palla Palla e Capu i Liuni. E sono settimane che tutti li palleggiano. Fanno anticamera come non era mai successo prima, e senza concludere niente. Specie per quel che riguarda la sua nomina a commissario della sanità calabrese. Nomina che si allontana sempre di più. Chiunque li incontra, o li scansa, o fa finta di non vederli.

Infatti dopo l’esternazione di Renzi, all’indomani della batosta referendaria che bollava Oliverio e De Luca come persone indesiderate, nessuno vuole avere più a che fare con loro. Tutti si tengono rigorosamente alla larga dal duo. Sono invisi a tutti. Non hanno più correnti di riferimento a Roma, visto che se li sono bruciate tutte. Prima erano dalemiani, poi bersaniani, poi renziani, poi di nuovo bersaniani, poi franceschinani, poi a peste ca li ‘mbacchia, e via dicendo.

Pure Minniti li ha mollati, giustamente. Sono personaggi totalmente inaffidabili. E poi c’è tutta la questione giudiziaria che sta venendo a galla. Dai rapporti con Barbieri al voto di scambio politico/mafioso che coinvolge molti consiglieri della sua maggioranza. Senza contare le implicazioni di Madame Fifì con Occhiuto in tanti intrallazzi.

Tutti hanno capito, tranne loro che sperano ancora non sia così, che sull’altare qualche sacrificio va deposto. E loro sono la parte attiva del sacrificio. Coloro i quali dovranno immolarsi per la causa. Il loro tempo è finito. I baronati politici e i capi bastoni storici del PD in Calabria, ha detto Renzi, devono sparire. Con le loro facce non si va da nessuna parte.

E poi anche perchè, parliamoci chiaro, elettoralmente non sono sono più nessuno. Sono solo un danno continuo e sistematico all’immagine del PD in Calabria. Oramai, nell’immaginario collettivo dei calabresi, Nicola Adamo e Palla Palla sono sinonimi di intrallazzi.

I due sono disperati e, dopo gli ultimi bidoni romani, non sanno più a che Santo rivolgersi.

Sono alla frutta e destinati a finire la loro carriera politica con ignominia.

Per quanto la miserevole fine che l’aspetta susciti in me un po’ di pena nei loro confronti, misericordia che loro non hanno mai avuto nei confronti delle migliaia di cittadini che hanno ridotto sul lastrico, non riesco a distaccarmi, pensando a loro, dal vecchio adagio che recita così: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

GdD