Mario il paraculo e Padre Fedele il trusciante

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Ora che Padre Fedele è stato cacciato a calci nel sedere dalla Giunta del cazzaro, è più che mai opportuno ricordare quando vi è entrato e soprattutto quello che scrivevamo all’epoca. 25 giugno 2016… 

Vi confesso che quando ho visto la fotografia che ritraeva Padre Fedele e Mario Occhiuto felici e beati in posa per l’annuncio da dare alla città del Monaco assessore, non mi sono meravigliato più di tanto.

Padre Fedele è stato segnato per sempre da quello che gli hanno fatto e per cercare un riscatto sociale, per poter dire messa, per poter tornare ad essere un religioso normale, non ha avuto pudore e vergogna di “vendersi” al politico di turno. Che poteva essere Occhiuto come poteva essere Guccione o come poteva essere Paolini. Per lui, credetemi, a questo punto, non cambiava assolutamente nulla. Ed era da tempo che il Monaco stava maturando questa “svolta”. Doveva solo capire chi vinceva le elezioni.

“Ecco l’assessore della mia nuova Giunta, padre Fedele Bisceglia, con delega al “contrasto alle povertà, al disagio, alla miseria umana e materiale, al pregiudizio razziale e religioso, alla discriminazione sociale; ambasciatore degli invisibili e degli ultimi”.

L’annuncio di Occhiuto si commenta per quello che è. Occhiuto è un paraculo per vocazione, visto che stiamo parlando di “religiosità”. E’ il classico uomo che la domenica va a messa e il lunedì si allea con gli zingari e fa pestare Tizio o Caio perché gli danno fastidio. Per dirla con i religiosi, una sorta di fariseo, scriba o sepolcro imbiancato. Vale a dire, quella gente che Padre Fedele ha sempre combattuto.

Dov’era il rampante Occhiuto o suo fratello Roberto negli anni in cui Fedele dormiva sotto i ponti o negli anni pesanti delle accuse? E con quale faccia si era presentato all’Oasi, nel regno del Monaco, per banchettare col nuovo vescovo e con il superiore dei Cappuccini alla faccia di Padre Fedele? Ricordo di avere ascoltato con le mie orecchie le lamentele del Monaco per l’atteggiamento di Occhiuto. E ricordo perfettamente che era stato proprio lui ad incitarmi a scrivere qualcosa.

Beh, la vita è questa. Qualcuno la chiamerebbe “real politik”. Occhiuto ha aspettato l’assoluzione del Monaco per riempirsi la bocca come sempre e per mettere a segno l’ennesima “operazione simpatia”. Ma a me, sinceramente, guardandoli in questa foto, mi fanno sinceramente pena tutti e due. Uno è il paraculo di sempre, l’altro, il Monaco, ha assunto le vesti di trusciante quale non è mai stato con grande dignità.

Beh, stavolta la dignità, caro Padre Fedele, l’hai persa. Stai col tuo Mario e, come ti dirò presto in faccia, adesso non rompere più i coglioni. Tu e il tuo stramaledetto saio.

Gabriele Carchidi

Oggi, a distanza di neanche un anno, tutti i nodi vengono al pettine. Padre Fedele non solo non è stato riabilitato dalla Chiesa e non può dire messa esattamente come un anno fa ma esce dalla Giunta per fare posto (pensate un po’) ad uno dei palloni gonfiati della politica cosentina, Michelangelo Spataro, esperto in “sistemazioni familiari” e addirittura condannato in primo grado a 4 anni perché faceva il prestanome (lautamente retribuito) nel carrozzone clientelare di Tesi. Il monaco, con decenza parlando, senza nessun assessorato, ha fatto la fine di Eva Catizone. Farà parte dello staff del sindaco per guadagnare uno stipendio di circa mille euro al mese. E per obbedire agli ordini di una delle più sgallettate e inutili collaboratrici del sindaco, tale Alessandra De Rosa, nota per essere la più efficace lecchina della diocesi più corrotta del mondo, quella di Cosenza.

Monaco, puoi vendere la tua dignità per un mensile? Se hai ancora gli attributi (ma ne dubito) esci, sbatti la porta e manda a quel paese questo delinquente e truffatore.