Mehdi Hamil: un accordo tra Bombardieri e la politica

Bombardieri
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Ho pensato molto a quale accordo potrebbe esserci stato tra il sostituto procuratore dottor Giovanni Bombardieri e la politica, ovvero coloro i quali gli hanno ordinato di condurre questa operazione farlocca contro il terrorismo.

E forse mi sono fatto una idea. Partiamo da un punto assodato che nessuno, anche il più feroce avversario, può negare: il mandante di questa operazione è la politica.

Questo risulta chiaro come la luce del sole. Prova ne è tutto l’apparato mediatico che si è mosso durante e dopo l’operazione dell’arresto del povero sventurato di Hamil Mehdi. Non si monopolizza l’informazione nazionale, così come è successo in questo caso, se non arriva una “circolare” di qualche ministro ai direttori responsabili dell’informazione pubblica e privata.

hanil buona

Addirittura alcuni TG avevano già pronto la sera stessa dell’arresto il servizio bello e confezionato. Una operazione studiata a tavolino per dare un segnale ai cittadini, all’Europa, e per sperimentare una legge liberticida che oggi colpisce Mehdi, domani chissà chi. Dove non serve stabilire la colpevolezza o meno dell’imputato, né se l’arresto, come dicono insigni giuristi, è avvenuto o meno nel rispetto del diritto e della Costituzione.

Quello che serve alla politica è una vittima sacrificale da dare in pasto all’opinione pubblica come segno di efficienza dell’apparato preventivo ed investigativo dell’antiterrorismo italiano. Arrestarne uno per educarne cento.

Ed è in questo ragionamento che è avvenuto lo scambio, come spesso avviene tra politica e magistratura. Tu mi fai questa operazione a me e io promuovo a te. E siccome c’è un posto vacante in quel di Catanzaro alla DDA come procuratore capo, potrebbe essere questo l’affaruccio messo in piedi tra la politica e il magistrato.

Del resto non si chiede al dottor Bombardieri di andare contro le legge, ma solo di sperimentarla. Tutto a norma. Tranne ovviamente a norma di coscienza. Voglio sperare che nella contrattazione, se è avvenuta, non si sia anche venduto tutto il lavoro fin qui svolto dalla DDA e dal dottor Pierpaolo Bruni sul voto di scambio a Cosenza e Rende. Scusate questo inciso. E’ una riflessione che mi è venuta spontanea.

Come diceva Andy Warhol, Mehdi ha avuto i suoi “15 minuti” di celebrità, quelli che, secondo il maestro, prima o poi capitano a tutti. Solo che nel suo caso, a conferma di quello che dico, i minuti sono diventati giorni. Infatti la macchina mediatica imbastita ad hoc da giorni parla di lui nei talk show, negli approfondimenti giornalistici e nei vari programmi spazzatura su questo o su quel canale.

Tutti lo hanno già condannato, senza appello né diritto alla difesa. Il messaggio è passato e il risultato politico raggiunto. Tutti hanno fatto bella figura, e tutti sono felici e contenti, tranne Mehdi.

Ora esiste un bel precedente giudiziario (sull’applicazione della nuova legge contro il terrorismo) a cui rifarsi da ora in poi, che nessuno ha contestato, tranne noi ovviamente. Non si è levato nessuno scudo intellettuale a difesa del diritto e della Costituzione, né all’opinione pubblica gli frega più di tanto delle sorti di questo ragazzo.

Addirittura nemmeno i no global, vittime in passato anche loro della stessa legge liberticida, hanno detto una sola parola. Il silenzio è quasi totale e la partita chiusa. Da domani non si parlerà più di questo ragazzo e della sua sorte.

sindaco luzzi

Anche il sindaco di Luzzi, da subito intervenuto con stupore a difesa della famiglia e del ragazzo arrestato, oggi fa marcia indietro e lo abbandona al suo destino. Affidando al vicesindaco il compito di scaricarlo pubblicamente alla “Vita in Diretta”, rispondendo in maniera meccanica – come se qualcuno gli avesse detto dopo la presa di posizione del sindaco, fatevi i fatti vostri – con i complimenti alla questura per l’arresto preventivo del ragazzo, ad una domanda in cui si chiedeva se il ragazzo era taciturno nell’ultimo periodo.

E’ evidente che il vicesindaco neanche ha sentito la domanda della giornalista, tanta era la fretta di dire quello che gli organi inquirenti gli avevano ordinato di dire. Ha risposto come un robot, a conferma che tutti devono essere d’accordo con questo arresto. Non deve esserci nessuna voce fuori dal coro.

vicesindaco luzzi

E chi lo fa, viene convocato in questura come è successo ad Ahmed, che sin dal primo momento, come noi, non ha creduto ad una sola parola di quelle dette finora dagli inquirenti.

GdD