“Mentre il piccolo Giancarlo moriva, le attività in piscina continuavano come se nulla fosse accaduto”

Prosegue in Corte d’Assise a Cosenza il processo per fare luce sulla morte del piccolo Giancarlo Esposito, il bambino di soli 4 anni morto il 2 luglio 2014 nella piscina comunale di Campagnano mentre svolgeva attività ludiche.

Il giudice Marco Bilotta deve stabilire di chi sono state le responsabilità della morte per annegamento del bambino e alla sbarra ci sono Carmine Manna (legale rappresentante della società che gestisce la piscina, ex assessore della giunta Occhiuto ) e le istruttrici  Francesca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove.

Oggi sono stati ascoltati i marescialli dei carabinieri Danilo Sidoti e Antonio Fiore e il carabiniere dei Nas, maresciallo Posata. I tre hanno ricostruito la dinamica delle indagini successive alla morte del piccolo Giancarlo e hanno contribuito a delineare un quadro davvero disarmante rispetto alla assoluta mancanza di sicurezza all’interno della piscina di Campagnano.

Il maresciallo Sidoti, in particolare, ha confermato in pieno quanto già aveva dichiarato il maresciallo Vanacore nell’udienza dello scorso mese di maggio a proposito delle condizioni igienico-sanitarie scandalose e vergognose dei locali adibiti a pronto soccorso. Per non parlare della mancanza dei giubbotti di salvataggio che dovrebbero essere obbligatori in ogni piscina degna di questo nome così come i salvagente. Solo qualche bracciolo sgangherato e un paio di cavigliere: cose da pazzi.

piscina campagnanoVa da se che le accuse formulate contro Carmine Manna in merito all’omissione dell’adozione di tutte le misure di sicurezza per evitare incidenti ai bambini prendono sempre più consistenza, man mano che sfilano i testi davanti al giudice.

Ma il clou dell’udienza di oggi è stato rappresentato dalle informazioni relative alle telecamere di sorveglianza, che sono state consegnate da Carmine Manna soltanto 10 giorni dopo la morte di Giancarlo Esposito e dopo che, in un primo tempo, erano state segnalate come non funzionanti.

Sia Sidoti che Fiore, attraverso i video girati dalle telecamere, hanno confermato che nella piscina riabilitativa destinata ai più piccoli, sono entrati tra i 25 e i 30 bambini, affidati alle tre istruttrici sotto processo. Con una media, davvero scandalosa, di circa 10 bambini ad istruttrice. Come si fa a vigilare in maniera compiuta su 10 bambini contemporaneamente?

Ma non solo. Il maresciallo Sidoti, nella fase più drammatica della sua testimonianza, ha affermato che “ad un certo punto si vede una delle istruttrici che ha in braccio il bambino e lo adagia su una panchina, attorniata anche dalle altre due istruttrici”. Seguono poi le immagini concitate dopo l’arrivo dei sanitari del 118.

L’avvocato di parte civile Ugo Ledonne, a questo punto, ha chiesto lumi al maresciallo Sidoti sul prosieguo o meno delle attività all’interno della piscina dopo la morte di Giancarlo Esposito e il carabiniere, quasi sconsolato, è stato costretto ad affermare, dopo aver visionato i video, che le attività sono proseguite regolarmente, come se nulla fosse accaduto.

Mentre, in un angolo di quella maledetta piscina, un bambino stava morendo o era appena deceduto. Un atteggiamento incredibile, una mancanza di umanità sconcertante della quale qualcuno dovrà pur rispondere.

tribunale_aula-kuUG--1280x960@WebIl maresciallo Antonio Fiore, quindi, ha ricostruito tutte le telefonate che hanno fatto seguito all’annegamento di Giancarlo. Alla fine ne sono state effettuate quattordici nel lasso di tempo intercorrente tra le 10,50 (orario della prima telefonata al 118) e le 11,10.

L’istruttrice Francesca Manna non ha telefonato solo al 118 ma ha contattato con insistenza prima Francesco Manna e poi Carmine Manna, al quale ha inviato anche una serie di messaggi.

Anche in questa udienza il pm Maria Francesca Cerchiara ha condotto in maniera incalzante gli interrogatori, lasciando trasparire (almeno apparentemente) la volontà di far luce seriamente sulle responsabilità della morte del bambino.

Decisamente dimesso e sciatto l’avvocato Marcello Manna, in mille faccende affaccendato, con una coda di paglia lunga quanto le sue bugie, difensore del principale imputato ovvero il suo parente Carmine Manna.

Prossima udienza mercoledì 29 giugno ovvero dopodomani. Saranno ascoltati i genitori del piccolo Giancarlo.