Metro, anche Palla Palla è fuorilegge. La Soprintendenza lo inchioda: ecco le prove

La pietra tombale sulla demolizione dell’ex hotel Jolly l’ha messa il Commissario dell’Aterp, l’ingegner Mascherpa, che, dopo un anno di solleciti, ha denunciato al TAR la mancata corresponsione da parte di Occhiuto della prima rata per l’acquisto dell’immobile in questione.

Un atto dovuto perché l’Aterp, pur essendo un ente regionale, ha un suo bilancio e non avrebbe potuto nascondere il mancato pagamento da parte del Comune di Cosenza. In ogni caso, se ne facciano una ragione anche i più scettici, il sindaco non avrebbe potuto demolire l’ex hotel Jolly perché, come gli era stato ripetutamente ribadito, non aveva il parere positivo da parte degli Enti preposti, da ultimo il Genio civile.

Portiamo alla vostra conoscenza il documento che, pur non essendo di facilissima decifrazione perché vi sono molti aspetti tecnici e molti altri di carattere giuridico, mette la parola fine a tutti i contorcimenti legislativi di Occhiuto ed Oliverio.

Per riassumere e rendere più facile la comprensione proviamo a partire dall’inizio.
Quella che pubblichiamo è una lettera, datata 16 luglio 2018, di risposta da parte della Soprintendenza di Cosenza (SABAP) al Comune di Cosenza che aveva chiesto, alla già citata SABAP, un parere paesaggistico a proposito del mega progetto denominato “Riqualificazione urbana del fiume Crati. Da Vaglio Lise al centro storico” che, a sua volta, si articola in alcuni sottoprogetti che sono:

1)”Riqualificazione argini fiume Crati” che comprende anche l’abbattimento dell’ex Jolly del quale il Comune voleva usare le macerie della parziale demolizione per fortificare gli argini del fiume medesimo, come se le macerie non fossero rifiuti speciali non riciclabili
2)”Belvedere”, con parco acquatico compreso, sul fiume Crati sotto la pila del Ponte di Calatrava
3)”Parco delle Scienze” che comprende il Planetario ed un altro edificio da costruire al posto di un edificio rurale del XIX secolo, ormai ridotto a rudere.La risposta della SABAP – al Comune, alla Regione Calabria ed al Segretariato Regionale del Mibac- dopo una lunga e accurata disamina del mega progetto è chiara:
“non potendo soddisfare le richieste perché non si posseggono i necessari chiarimenti…i procedimenti (il parere paesaggistico n.d.r.) sono da ritenersi sospesi ad ogni effetto di legge”.Il Soprintendente Pagano, con gli architetti Bianchi e De Paola, basano questa risposta negativa sull’evidenza che i progetti proposti dal Comune non rispettano non solo il vincolo paesaggistico DM 15.07.1969 e l’art. 142, comma 1, lettera c) del D. Lgs 42/2004, ma neanche la Legge Regionale QTRP del 3 agosto 2016 ed in particolare una nota della Regione, del 29 settembre 2016, che chiarisce la necessità dei Comuni di uniformarsi alla sopracitata Legge con gli strumenti urbanistici emanati dalla Regione.

In particolare, per quel riguarda il mega progetto, la SABAP scrive che “tutti gli interventi sui fiumi e torrenti dovranno essere effettuati con il metodo dell’ingegneria naturalistica e stabilite delle fasce di rispetto (150 mt. su ognuna delle due rive) come da direttiva di cui all’art. 13, comma 4, lett. a) e b) del Tomo IV” e suggerisce che si valuti “la necessità di attivare la procedura VAS e VIA” per tutto il complesso delle Grandi Opere previsto dal mega progetto “Riqualificazione urbana del fiume Crati. Da Vaglio Lise al centro storico”.

Sulla base di questo documento crediamo che sia abbastanza facile capire che sia la metro leggera che dovrebbe “correre”, in molte occasioni, dentro la sopracitata fascia di rispetto dei 150 mt., sia il Planetario, il Parco del Benessere, il Ponte di Calatrava, il Museo del Nulla etc. etc, non sono a norma sia per la legge regionale QTRP, sia per il Decreto Legislativo sui Beni culturali n. 42/2004.

Se ne deduce ancora che tutte queste Grandi Opere non erano a norma e violavano ben due leggi: una regionale ed una statale. Se ne deduce ancora che ad essere fuori dalle Leggi non era solo il sindaco, ma anche il Presidente della Regione, il neo ri-candidato Oliverio, nella doppia veste di controllato, in quanto finanziatore della metro leggera, e di controllore, perché avrebbe dovuto controllare che fosse rispettata una Legge paesaggistica che lui stesso aveva emanato, ma non l’ha fatto.
Una città ed una regione senza Legge, senza sceriffi e senza giudici.