Metro: Geppino De Rose e le piroette intellettuali

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Torna di nuovo alla carica il genio del nulla Geppino De Rose e sulla metro dichiara: io ero, orgogliosamente, tra “quelli” che raccoglievano le firme per dire NO all’originario progetto della Metro. Ma visti i cambiamenti, “abbiamo detto sì a questa nuova ipotesi”.

Geppino, per chi non lo conosce, è un personaggio eclettico inserito a pieno titolo nella corte di Occhiuto, una specie di consigliori sempre pronto con una tesi intellettuale per giustificare questa o quella chiacchiera del suo padrone. Dopo le sue famose performance sulla Smart City, oggi oggetto di studio nella Silicon Valley, Geppino sviluppa nuovi concetti e nuove filosofie industriali: dagli esperimenti con applicazioni e algoritmi sui bus cittadini, alla giustificazione dell’ingiustificabile.

Geppino è stato tra i promotori del NO alla Metro. Ed oggi che le cose sono cambiate, anche lui, com’è suo costume, rivede la sua tesi. E lo fa nel modo a lui più congeniale: l’arzigogolo. Sciorina un concetto astruso convinto di stupire chi legge, e qui sfido tutti voi a decifrarne il significato, mettendo in fila una serie di paroloni da professorone che francamente non dicono niente. Una piroetta intellettuale che non ammalia più nessuno. Anche se lui resta convinto del contrario.

Geppino sosteneva fino a poco tempo fa questo concetto: “AAA cercasi 40.000 utenti per la metro. Siamo alla follia (riferito ad Oliverio e compari)”. La sua principale opposizione a questa inutile opera, come la definiva lui, era proprio questa: non ci saranno mai tutti questi utenti indispensabili per il mantenimento economico della metro, quindi la metro è inutile. Oggi Geppino ha finalmente trovato la soluzione a questo problema e lo spiega così:

Questione aperta e felicemente risolta. Il soggetto gestore, la Regione Calabria, ha dichiarato che occorre ragionare in termini di economia di scopo e non di scala. In altri termini, per uscire dai tecnicismi microeconomici, occorrerà valutare l’impatto della sostenibilità economica della Metro Cosenza-Rende all’interno dell’intero mix d’offerta che le diverse tratte incluse nel programma strategico regionale dei trasporti genereranno in termini di ricavi.

Si chiamano economie di scopo proprio perché vanno valutate come inviluppo delle curve di costo medio dei singoli servizi offerti. E’ probabile cioè che a fronte di una tratta in deficit ne esistano altre in forte surplus che bilanceranno il sistema in termini di ricavi. Tenga conto che non esiste da nessuna parte un TPL in attivo. E’ un problema di funzione sociale non di profit. Ma a questo penserà la Regione. Noi abbiamo difeso il nostro ambiente e il nostro progetto di città. Può sorridere, mi creda. 

Chiunque riesce a tradurre con parole semplice questo concetto, restituendo il significato a chi legge, vince una pizza e una birra.