Metro leggera, il bando pubblico e i beni comuni sono compatibili tra loro?

Leggo che il Comitato NoMetro ritiene opportuno che il sindaco Occhiuto si pronunci in merito alla realizzazione dell’opera e spera che lo stesso non abbia dimenticato i contenuti del suo programma di governo tra cui spiccava il netto No alla metrotranvia.

Credo che i componenti del Comitato NoMetro siano d’accordo nell’avviare un grande processo di “riscrittura delle regole” e dei “principi fondativi del vivere in comune”.
Come ben sappiamo la strada in questa direzione è segnata: ciò che sta in “basso”, i governati, si contrappone a ciò che sta in “alto”, i governanti.

Per le soggettività autonome che si costituiscono in relazione alla cura dei “beni comuni urbani” il tema non raggirabile è: il bando pubblico e i beni comuni sono tra loro compatibili?

Il Bando Pubblico è strumento di competizione, di concorrenza, dunque di esclusione;
i Beni Comuni sono strumenti di partecipazione, collaborazione, condivisione.
Il Bando Pubblico è finalizzato a gestire gli appalti dentro il mercato, i Beni Comuni si pongono fuori dal mercato, dalle logiche della redditività e del commercio.

Siamo consapevoli della necessità di abbattere i muri di opacità che, per decenni, hanno favorito a Cosenza, come in altre città d’Italia il riprodursi di meccanismi clientelari e corruttivi, animati sopratutto dai partiti e dai governanti di turno?

metro-prr-520x245Promuovere, come fa il Comitato NoMetro, una gestione comune dei servizi, il fatto di avere a cuore il “patrimonio pubblico”, il suo uso, la sua gestione, il cui significato estensivo include oltre gli spazi, anche la pubblica utilità dei servizi, oggi gravemente inficiata dai processi di precarizzazione del lavoro e della vita, oltre che della loro privatizzazione e vendita, è certamente positivo.

Tutto questo dovrebbe necessariamente portare, dal basso, alla riappropriazione della decisione politica, alla determinazione della partecipazione diretta per pretendere il riconoscimento dei beni comuni urbani.

E’ infatti il potere stesso di decidere che va rimesso nelle mani dei cittadini, intrappolato ormai da troppo tempo negli schemi della rappresentanza politica, che prevede un rapporto fiduciario.
La fiducia dei cittadini nella rappresentanza è crollata già da un pezzo, così come quella verso i governanti. Solo la partecipazione diretta e la lotta potranno favorire il cambiamento.
Partecipazione, nel suo senso originario, è “prendere parte” alle decisioni che regolano la vita di una comunità. Per questa ragione la partecipazione non si può esaurire all’interno dell’urna elettorale.
Proviamo dunque a pensare ad una proposta da discutere e da elaborare dove si vedano espressi i “principi fondativi” di un nuovo modo di fare politica, di un nuovo modo di intendere il senso e il ruolo di tutto il sistema pubblico.

Carlo Cuccomarino