Metro, quei costi a carico dei cosentini di cui nessuno parla (di Matteo Olivieri)

Il dibattito sulla metrotramvia Cosenza-Rende-Università della Calabria si fa ogni giorno più rovente, in vista di una possibile firma dell’accordo di programma che darebbe di fatto l’avvio ai lavori di realizzazione dell’opera. Ma, conti alla mano, il progetto promette di rivelarsi un autentico flop, di cui utenti e cittadini pagheranno i conti.

di Matteo Olivieri

C’è un punto sul quale anche i sostenitori più sfegatati della metrotramvia concordano: l’intero progetto non è economicamente sostenibile. L’ha detto a gran voce il sindaco Occhiuto, nell’incontro con le parti sociali tenutosi lo scorso 2 maggio al Comune di Cosenza, e l’ha scritto nero su bianco perfino il sindaco Manna nel suo discorso politico-programmatico di insediamento, asserendo che «si deve realisticamente prendere atto, purtroppo, che l’incremento dell’uso del mezzo pubblico non avrà contributi dalla Metropolitana Leggera che, al di là delle perplessità sollevate da più parti da voci autorevoli, soprattutto per quanto attiene la compatibilità economica dei costi di gestione in relazione all’utenza potenziale, allo stato attuale ha già visto andare deserta più volte la gara d’appalto con il concreto rischio della perdita dell’intero finanziamento di 160 milioni di euro.»

«I rendering del progetto mostrano una situazione idilliaca che però non corrisponde alla realtà dei fatti»

Dunque, non si capisce perché si stia assistendo alla corsa ad avallare un progetto tanto fallimentare quanto quello della metrotramvia, ma soprattutto, non si capisce proprio come sia possibile che l’unica forma di dissenso in città sia quello del Comitato No Metro, di alcune sigle sindacali autonome (USB), e di pochi cittadini non organizzati in alcuna sigla. Il resto della città è in silente attesa, mentre i sostenitori dell’opera fanno a gara per pubblicare disegni della città futura sempre più fantascientifici.

Eppure, di elementi critici ne esistono molti e dovrebbero sollevare l’indignazione di tutti, sia dei professionisti dotati di competenze tecniche, sia del semplice contribuente, che sarà chiamato a pagare in maniera salata per un giocattolo costoso ed inefficace. Infatti, i calcoli del progetto sono palesemente inattuali e restituiscono il quadro di una città che non è mai esistita. Inoltre, lo studio sulla domanda di trasporto non tiene conto neppure dei dati dell’ultimo censimento del 2011, ed è invece fermo a quelli del 2001. Il bacino d’utenza della metrotramvia poi è calcolato arbitrariamente, poiché a beneficiare dell’opera risulta essere una popolazione di 280.876 abitanti, che vive in 53 comuni della Provincia di Cosenza (che, in totale, ne conta 155). Tutti questi errori si tramuteranno in costi a carico dei cittadini e dell’utenza, ma di questi costi nessuno preferisce parlare.

«I costi di gestione annui sfiorano i 35 milioni di euro, difficilmente recuperabili solo tramite vendita dei biglietti.»

Infatti, il fondo regionale per il trasporto pubblico rimborsa solo il 65 per cento del costo a chilometro, mentre il restante 35 per cento è a carico dell’utenza. Nel caso della metrotramvia, il costo chilometrico a vettura è stato stimato in 7,5 euro, mentre si prevede che ciascuna delle 11 vetture (scorte comprese) effettuerà annualmente 416.000 chilometri. Questo vuol dire che i costi di gestione annuale potrebbero arrivare a sfiorare i 35 milioni di euro, di cui la Regione Calabria ne rimborserebbe al massimo 22,3 milioni, mentre i rimanenti 12,6 milioni sarebbero ogni anno a carico degli utenti. Non è un caso che risulta pendente una richiesta di mutuo pari a 35,8 milioni di euro presso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

Considerato che la tariffazione del biglietto sarà per fasce e che la “tariffazione media del biglietto” è stimata in 0,5 euro per spostamento (a fronte di un prezzo medio dell’autobus attualmente pari a 1,20 euro), questo vuol dire che ci vorranno almeno 21.800.000 di spostamenti all’anno per racimolare 10.920.000 di euro necessari per l’esercizio di almeno 10 vetture. Ovvero, per rientrare nei costi di gestione, occorre che circa 38.000 utenti prendano la metrotramvia in media almeno 3,1 volte al giorno, ovvero 48.000 utenti che la prendano almeno 2,4 volte al giorno, tutti i giorni, per 365 giorni all’anno. Numeri chiaramente infondati, se si considera che i mezzi pubblici in città sono quasi sempre vuoti, specie nei giorni festivi o nelle fasce orarie di magra. Soprattutto, numeri insensati, se si considera che il Comune di Rende ha una densità abitativa (peraltro, non omogenea) di circa 642,5 abitanti per chilometro quadrato, mentre quella del Comune di Cosenza è di circa 1.777,5. Per fare un paragone, questo vuol dire che è come se tutti gli abitanti di Rende prendessero la metrotramvia in media 3 volte al giorno, tutti i giorni. Per andare poi dove?

Il tracciato della metrotramvia è oggetto di numerose critiche perché accusato di stravolgere il tessuto urbano dei comuni di Cosenza e di Rende.

Come si sa, la vita nell’area urbana di Cosenza-Rende è organizzata in quartieri, e chi vive nel centro dei rispettivi comuni tende a non aver bisogno della metro, soprattutto per i brevi spostamenti. Nelle contrade, la densità abitativa è inferiore, e non vi è necessità di una “dorsale” rigida di trasporto, bensì di un trasporto pubblico capillare e a costi più contenuti. Pertanto, nel caso probabile in cui si dovesse riscontrare una qualsiasi difformità rispetto ai numeri programmati, o si procederà a tagliare il numero di corse, oppure il prezzo dei biglietti necessariamente dovrà salire per coprire i costi d’esercizio.

Oppure, si dovrà far ricorso a nuovo indebitamento o a misure integrative, quest’ultime – per la verità – già previste nel progetto della metrotramvia, così come nel recente Piano Regionale dei Trasporti. Infatti, già sappiamo che in previsione vi è l’idea di estendere la sosta a pagamento in tutte le aree di attrazione servite dalla metrotramvia, mentre – per i residenti, si è pensato all’introduzione di abbonamenti per le Zone a Traffico Limitato (di cui si vedono i primi effetti nel Comune di Cosenza). Con estremo cinismo si è poi pensato di racimolare «la domanda incrementale per il trasporto pubblico locale» con l’introduzione della sosta a pagamento nell’area dell’Università della Calabria, dove – a parte specifici e limitati periodi dell’anno – mai si è assistito finora a problemi di viabilità. Insomma, la realizzazione della metrotramvia comporterà un peggioramento della qualità della vita nell’area urbana, e creerà problemi di viabilità finora sconosciuti, almeno a Rende.

«L’idea del parco verde va nella direzione di una città più vivibile, ma questo non deve significare un assenso alla costruzione della metrotramvia»

Il futuro della metrotramvia non è roseo, perché l’imminente riforma del trasporto pubblico prevederà nuovi tagli (stimati – a seconda dei casi – tra il 6% e il 20%) nella quota dei rimborsi destinati dal governo alle regioni per i trasporti urbani ed extraurbani. Questo vuol dire, che il costo a carico degli utenti è destinato ad aumentare tanto più si proseguirà nella politica di tagli al servizio di trasporto pubblico locale, o nel sovvenzionamento di progetti palesemente in perdita.

Pertanto, quando il sindaco di Cosenza Occhiuto afferma che il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, e che è inevitabile che sia sovvenzionato perché altrimenti in perdita, sta di fatto colpendo gli interessi dei suoi concittadini, a cui riserva una “polpetta avvelenata”. Infatti, proprio perché è molto difficile (ma non impossibile!) avere trasporti pubblici efficienti, diventa fondamentale non dare l’assenso a progetti platealmente insostenibili, i quali rischiano di mettere in dubbio la sopravvivenza dell’intero sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale. Paradossalmente, l’attuale sindaco di Rende Manna era ben consapevole di questo aspetto, quando – nel suo discorso di insediamento in Consiglio comunale – scriveva che «le aziende potranno supplire alla spendig review solo con un consequenziale aumento delle tariffe o con una diminuzione degli standard del servizio o entrambe le cose». Ma – evidentemente – o entrambi dimenticano questo aspetto oppure non stanno operando per difendere l’esclusivo interesse delle comunità che rappresentano.

tratto da peopleconomy.it