Metro, USB: “Benvenuti nel regime (dittatoriale) di Occhiuto”

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Metrotranvia di Cosenza: malaffare o malapolitica?

Mettiamo le cose in ordine, giusto per fare chiarezza, su come si è giunti alla firma dell’Accordo di Programma Quadro sottoscritto  il 12 di giugno che dà il via alla realizzazione del collegamento metropolitano Cosenza/Rende/Unical.

I rappresentanti degli enti di prossimità, ma sarebbe meglio dire i sindaci di Cosenza e Rende, Occhiuto e Manna e i presidenti di Provincia e Regione Iacucci e Oliverio – visto che nel loro agire politico dimenticano di essere eletti in rappresentanza dei cittadini – hanno deciso di procedere alla realizzazione della megaopera.

Tutto questo a prescindere dalle analisi afferenti l’impatto urbanistico e ambientale e della sua insostenibilità economica più volte rimarcata da colui che, fino a pochi giorni prima della firma, (e ancor di più lo è stato durante la campagna elettorale  del 2016 che ha portato alla rielezione con un risultato clamoroso), era da tutti i cittadini considerato un ferreo oppositore alla realizzazione della Metrotranvia.

Cosa è cambiato rispetto a quello che prima era un progetto ritenuto inadeguato e insostenibile da parte di Occhiuto e quali sono state le manovre di Oliverio, strenuo difensore dell’opera, per accattivarsi le grazie del sindaco?

Occhiuto, così come in parte più contenuta fa il sindaco di Rende Manna, sostiene che la sua strategia gli ha consentito di ottenere ulteriori finanziamenti e patrimoni immobiliari per realizzare opere compensative che, altrimenti, non sarebbe stato possibile finanziare e che in ragione di ciò, poco importa se l’opera non sarà sostenibile, che non ci siano i numeri dei viaggiatori su cui si basa il business plan, che l’opera modificherà in peggio la viabilità cittadina già di per se assolutamente insufficiente, che la metro stravolgerà nuovamente il piano urbanistico dell’intera area urbana.

Ma, cosa ancora più grave, le sue scelte sull’idea di città non possono essere messe in discussione dai cittadini perché lui è il sindaco eletto e i cittadini (buoni solo fintantoché lo hanno votato) non sono in grado di analizzare correttamente i benefici che la città trarrà da questa sua “accettazione”. E se questa è la logica che soggiace al suo impianto democratico, a che servono fantomatiche consultazioni referendarie, come avanzato da alcuni comitati civici che si oppongono alla costruzione della Metro?

Bel concetto di democrazia per un sindaco che appena defenestrato da una congiura di  palazzo, si appellava ai cittadini per ristabilire le regole democratiche e che oggi però, non solo non vuole che siano loro a decidere, ma, addirittura, nega gli spazi cittadini per evitare che la città sia informata preferendo il divertimento, gli spettacoli musicali e il passeggio, ai dibattiti di approfondimento su temi come l’abitare, i diritti sociali e civili, individuali e collettivi tra cui rientrano la sanità e la mobilità pubbliche e gratuite, le infrastrutture sociali come la rete idrica, scuole, asili ecc. Un metodo e una pratica democratica che ci riporta indietro ai tempi dei moti carbonari e all’epoca fascista. Complimenti.

Per ritornare alla Metrotranvia e alle risorse aggiuntive elargite a cuor leggero dalla Regione Calabria, è giusto sottolinearlo, finalizzate alla realizzazione di opere compensative, saranno spese per finanziare interventi che non sono assolutamente connesse alla Metrotranvia, mero terreno di scambio, un moderno “do ut des”, dove in ballo ci stanno milioni di euro per accattarsi il consenso.

Lo Stato italiano, lo ricordiamo a nostri quattro moschettieri, al fine di favorire la costruzione del consenso sulla localizzazione e realizzazione di opera della portata imponente come la Metrotranvia, ha ritenuto opportuno procedere a compensare i disagi delle popolazioni interessate dalla realizzazione dell’infrastruttura e non finalizzate per realizzare ovovie utili solo alle serate galanti sulla torre ottagonale del castello.

Nel nostro caso il conto è fuori scala completamente e quindi, salatissimo, visto che le risorse aggiuntive previste per realizzare i sogni di Occhiuto e Oliverio superano i 75 mln di euro, molto di più del 15/20% della media nazionale, si aggirano attorno al 50% rispetto al costo della Metrotranvia, per realizzare opere che, addirittura, non sono strettamente collegate all’infrastruttura in costruzione come la prassi vorrebbe.

Opere che generano un consistente aumento della spesa pubblica e, quindi, degli oneri a carico della collettività, per cui sarebbe stato preferibile realizzare opere compensative  ecologiche legate all’infrastruttura che in sostanza significa il potenziamento vero di tutto il sistema della mobilità dell’intera area urbana e non solo l’acquisto di 4 autobus e qualche bicicletta.

Ma questa Metro s’ha da fare? La vogliono in tanti, la vogliono i costruttori, i padroni del cemento, i palazzinari e i prenditori cosentini, gli amici degli amici che ingrasseranno su questa nuova ondata speculativa.

A questo punto è logico chiedersi se la Metrotranvia rientri nell’interesse dei cittadini o sia solo l’ennesima partita giocata tra il malaffare e la malapolitica. Lo abbiamo sempre sostenuto e lo ribadiamo con forza ancora oggi,  a Cosenza non servono metro, ovovie, nuovi stadi e nuove colate di cemento. Le priorità per Cosenza sono altre: casa reddito salute lavoro dignità.

Confederazione USB

Provincia di Cosenza