Metrotramvia, vi sveliamo gli impatti acustici e vibrazionali (di Matteo Olivieri)

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Metrotramvia, vi sveliamo gli impatti acustici e vibrazionali

Prosegue l’iter per la realizzazione della metrotramvia Cosenza-Rende-Unical. Nei giorni scorsi è stata pubblicata la gara per l’affidamento dell’incarico di direttore dell’opera e di direttori di cantiere nei 900 giorni previsti per la realizzazione dell’opera. A fronte di un importo dei lavori pari a 96,9 milioni di euro, le «prestazioni professionali da espletare» ammontano a 2,8 milioni di euro, di cui 1,7 milioni per il Direttore dei lavori, 200 mila euro a ciascuno dei 4 Direttori operativi, e circa 120 mila euro ai 2 Ispettori di cantiere. Oggi Iacchite’ insieme a Peopleconomy vi svela gli impatti acustici e vibrazionali che l’opera avrà sulla vita delle persone.

di Matteo Olivieri

Il tratto che va da Piazza Riforma a Corso Umberto a Cosenza risulta tra i più rumorosi, con valori compresi tra gli 80 e i 90 decibel a livello stradale.

Il bando è consultabile online, e contiene anche una serie di documenti tecnici utili a valutare lo stato di avanzamento progettuale dell’opera, che – come si sa – lo scorso 25 luglio è entrata nella fase finale di «progettazione esecutiva». E, benché manchino ancora alcuni giorni per il termine dei 60 giorni previsti per il completamento della progettazione esecutiva, il bando per reclutare il direttore dei lavori comprende pure alcuni documenti tecnici (evidentemente) definitivi, segno che – com’era stato ampiamente previsto – il tracciato non ha subito, né poteva subire, alcuna modifica rispetto alla «progettazione definitiva», diversamente da come lasciato intendere da numerose dichiarazioni e da comunicati stampa ufficiali.

Tra i documenti del bando, uno in particolare è molto importante, perché riguarda lo studio degli impatti sonori e vibrazionali lungo tutto il tracciato della futura metrotramvia. In pratica, è il documento che quantifica il livello di disturbo prodotto nell’ambiente, ovvero un’indicazione di come cambierà la qualità di vita delle persone dentro la proprie mura di casa. E non mancano le sorprese. Infatti, è possibile rendersi conto che – lungo il percorso di 21 km – numerosi palazzi ricadono all’interno della fascia di «distanza critica», ovvero in aree con livelli vibrazionali superiori di 74 decibel. In alcuni casi, poi, il livello di vibrazioni o di disagio acustico sale ulteriormente fino a raggiungere la classe più elevata, compresa tra gli 80 ed il 90 decibel. E’ il caso, per esempio, di via Valle del Neto a Rende (nei pressi del Centro Commerciale Metropolis), o nel tratto compreso tra Piazza Riforma e Corso Umberto (a Cosenza). Non vanno meglio altre zone di Rende, come via Rossini o la parallela via Verdi/Via Volta, dove l’inquinamento acustico stimato raggiungerà i valori compresi tra 74 e 79 decibel.

Come si sa, i decibel sono un’unità di misura acustica basata su scala logaritmica, e pertanto per ogni incremento di valore pari a 3 decibel si ha un raddoppio dell’intensità del segnale sonoro, e quindi del senso di fastidio prodotto. Ma, poiché l’effettivo impatto acustico causato dalle onde sonore e da quelle vibrazionali dipende da numerosi altri fattori, tra i quali l’eco, le differenze di pressione con l’ambiente esterno, la temperatura, l’isolamento acustico, la forma ed i materiali delle costruzioni circostanti, la stima da progetto potrebbe sottostimare il valore reale del disturbo, e pertanto occorrerà verificare a livello puntuale eventuali differenze rispetto alle ipotesi progettuali. Cosa che si intende fare, visto che il progetto prevede l’installazione di centraline acustiche nei punti più critici lungo il tracciato. A ciò si devono aggiungere almeno altri 2 elementi specifici per “questo” progetto di metrotramvia, ovvero il fatto che l’uso sistematico del cuscinetto antivibrazioni è previsto solo nel tratto urbano compreso nel Comune di Rende (mentre è praticamente assente nel Comune di Cosenza, dove si farà più ricorso al manto erboso oppure ai tratti in pietra) e la presenza di curve a gomito nel tratto rendese, che richiederanno una manutenzione più frequente per evitare il fastidioso rumore di “fischio” delle rotaie (c.d. squeal). A parte ciò, il livello di disturbo sarà evidente dappertutto, visto che il rumore di fondo prodotto dalla metrotramvia non scenderà mai sotto i 68 decibel.

L’inquinamento acustico è «l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi».

Come forse si sa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica il livello di rumore inferiore ai 65 decibel come soglia di sicurezza, oltre la quale la sorgente di rumore può provocare danni alla salute umana dovuti alla esposizione prolungata, mentre indica un livello ambientale esterno non eccedente i 55 decibel nelle aree residenziali. Per questo motivo esiste la legge quadro nazionale sull’inquinamento acustico n. 447/1995 (e modifiche successive), che prevede – tra le altre cose – anche una classificazione acustica del territorio in funzione delle zone più delicate da proteggere, e valori soglia differenziati, il cui superamento «obbliga ad un intervento di mitigazione acustica». In particolare, la «determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore» – stabilito nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14/11/1997 – opera una distinzione tra le c.d. «sorgenti fisse» e le sorgenti mobili.» Tra le prime rientrano anche le infrastrutture stradali e ferroviarie, che devono essere progettate in funzione delle emissioni sonore prodotte. Ovviamente, per una valutazione di impatto acustico bisogna tener presente la presenza anche di eventuali altre infrastrutture che possono concorrere alla creazione di ulteriore rumore.

La zonizzazione acustica non può prescindere dal Piano Strutturale Comunale (PSC), il quale costituisce il principale strumento di pianificazione territoriale. Ma a Rende, nonostante gli obblighi di legge, il PSC non è stato ancora approvato.

I limiti acustici più elevati sono pertanto previsti dalla legge nelle aree più antropizzate (aree industriali dove operano macchinari a ciclo continuo), ossia in quelle aree i cui livelli di rumorosità sono già di per sé elevati. Altrove invece, vanno garantiti livelli di rumorosità nel rispetto delle attività preesistenti. Ma, soprattutto nel Comune di Rende dove esistono ampi quartieri interamente o prevalentemente residenziali, il livello di rumore naturale è molto basso. Con l’arrivo della metrotramvia, l’intero assetto urbanistico rischia così di essere stravolto, e con esso la vita delle persone. Purtroppo però, l’obbligo, da parte dei Comuni, di redigere la classificazione acustica del proprio territorio rimane largamente inattuata. Esempio eclatante è proprio il Comune di Rende, dove la problematica è esplosa fin dall’estate del 2015, allorquando quando venne autorizzata una discoteca all’aperto in un’area residenziale, ma che – nonostante le vibrate proteste della cittadinanza (che portarono alla convocazione di un consiglio comunale aperto alla cittadinanza) – non ha mai inteso dotarsi di un piano di zonizzazione acustica, salvo emanare negli anni 2016 e 2017 alcune delibere nel periodo estivo, che fissano a 70 decibel il limite massimo di emissione sonora su tutto il territorio comunale, più un ulteriore valore differenziale pari a 5 decibel dentro le abitazioni.

A Rende, via Rossini e, soprattutto, via Verdi e via Volta assisteranno ad un sensibile degrado acustico.

Ciò, oltre a costituire un aggiramento abusivo della normativa, costituisce pure un atto discutibile, visto che non opera alcuna distinzione – pur prevista dalla legge – tra «aree particolarmente protette», «aree destinate ad uso prevalentemente residenziale», «aree di tipo misto», «aree di intensa attività umana», «aree prevalentemente industriali», e «aree esclusivamente industriali». Inoltre, fissando il limite al massimo consentito, di fatto preclude alla possibilità di interventi di mitigazione acustica. Pertanto, nel Comune di Rende, sono stati fissati ovunque i limiti sonori più alti (che la legge prevede solo nelle aree esclusivamente industriali e quindi prive di insediamenti abitativi) e senza alcuna distinzione tra «limiti diurni» e «limiti notturni», per come invece risulta chiaramente specificato dalla normativa di settore. 

A Rende, le numerose curve a gomito del tracciato causano elevati livelli di disagio acustico alla popolazione, in un quartiere prevalentemente residenziale.

Con l’entrata in funzione della metrotramvia, l’area urbana diverrà meno abitabile perché si creerà una situazione permanente di disagio acustico, e potrà capitare che la popolazione risulterà esposta anche a livelli superiori ai 75 decibel, limite che l’OCSE considera “inaccettabile”, in quanto il suo superamento prolungato può determinare l’insorgere di patologie nervose e cardiovascolari. Che sulla metrotramvia di Cosenza si siano svegliati appetiti inconfessabili è fatto risaputo a tutti da tempo. Ma quando, pur di realizzare quest’opera, si finisce per mettere sotto i piedi il diritto, rallentando addirittura l’introduzione di leggi obbligatorie in materia di pianificazione territoriale (come il Piano Strutturale Comunale e la normativa in materia acustica), allora ciò diventa un fatto non più tollerabile. E, nell’assoluta latitanza della politica a tutti i livelli, non ci rimane che sperare – anche in questo caso – nell’intervento risolutivo della magistratura.