Minniti lavora all’accordo tra Occhiuto e Gratteri

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Il disegno politico del PD così come vi abbiamo già anticipato si sta giorno per giorno concretizzando. L’accordo raggiunto con Berlusconi prima e Grillo dopo, sulla nuova legge elettorale è la prova provata di un nuovo “golpe politico”.

Il cosiddetto “modello tedesco” altro non è per Renzi che una strada sicura da percorrere che con molta probabilità lo porterà diritto a formare un nuovo governo di coalizione con Forza Italia. Dato che la fatidica soglia del 40% per il premio di maggioranza, prevista dalla nuova legge elettorale, non la raggiungerà nessuno.

Una legge che permetterà a Renzi di selezionare più della metà tra senatori e deputati e di scegliere uomini e donne di sua fiducia (capolista bloccato). Ci avevano detto che la nuova legge elettorale avrebbe restituito ai cittadini la possibilità, attraverso la preferenza, di scegliere il proprio candidato, ed invece saranno ancora una volta i capi di partito a decidere chi entra in parlamento.

L’ennesima fregatura per gli italiani che come sempre incassano e stanno zitti.  Agli italiani puoi raccontare tutte le chiacchiere che ti pare che abboccano che è una meraviglia, e a votarli ci vanno lo stesso. E Renzi questo lo sa. Siamo un popolo di pecoroni, questo è un dato acclarato. Anche Grillo, che ha sempre sostenuto la necessità di restituire al cittadino/elettore la dignità troppe volte calpestata dagli accordi sottobanco dei partiti, si accoda all’andazzo.

A Grillo tutto sommato questo sistema “proporzionale alla tedesca” sta bene, da qui può tirare fuori il massimo di voti ed avere un maggior peso nel prossimo parlamento. Ma non si prospetta una presa del potere perché, stando ai sondaggi, il movimento 5 Stelle è lontano dal 40%. L’unica possibilità di governare, per Grillo, con questa nuova legge elettorale, se sarà approvata, è quella di costruire un’alleanza magari con Salvini (aspè ca palummu).

Dunque quelle che abbiamo davanti sono due possibilità di governo: Renzi/Berlusconi/e qualche altro cane sciolto. Oppure Grillo/Salvini/ e qualche altro cane sciolto. Salvo sorprese che alcuni sondaggisti non escludono: se l’affluenza alle urne dovesse superare l’85 per cento (alle ultime elezioni l’affluenza è stata del 75%), con un forte “recupero” di chi generalmente pratica l’astensionismo, questi voti potrebbero finire a Grillo. E la soglia del 40% potrebbe essere raggiunta. Difficile, ma non impossibile.

Dentro questo quadro si muove Minniti, che deve decidere prima di eventuali elezioni anticipate (potrebbero essere fissate, se tutto fila liscio con l’approvazione della legge elettorale per il 24 settembre) quali politici colpire e quali no, chi serve alla nuova santa alleanza e chi no. Il tempo stringe e bisogna fare una “cernita” delle inchieste in corso: quali insabbiare, e quali mandare avanti. Ovviamente questa scelta dipende dagli interessi politici che oggi persegue il PD. Specie al Sud, ed in particolare in Calabria.

Tutti conoscete le numerose inchieste avviate dalla DDA (Reggio Calabria, e Catanzaro) in Calabria, dove sono coinvolti diversi politici, per lo più del PD e di Forza Italia. E sono proprio queste inchieste che catalizzano l’attenzione di Minniti. Se alleanza ci sarà nel futuro governo tra PD e Forza Italia, va da se che potrebbe esserci alleanza tra il Pd e Forza Italia anche in Calabria. E le elezioni regionali, visto cum’è cunzatu Palla Palla, che per Minniti resta un sacrificabile, potrebbero anch’esse non essere lontane.

Bisogna salvaguardare questa alleanza e fornire coperture giudiziarie a chi è coinvolto in inchieste di mafia, ma rappresenta un vasto bacino elettorale, utile sia in chiave “nazionale”, che regionale. A Reggio Minniti non può fare nulla. Il dottor Cafiero de Raho non si fa dettare l’agenda del suo ufficio da nessuno. Procede secondo Legge e coscienza. E’ un peccato che un magistrato come lui se ne vada via dalla Calabria.

Ma a Minniti, che sa il fatto suo, tutto sommato l’azione della DDA di Reggio per lo più “concentrata” sui politici che siedono alla Regione va bene. Prima se ne va Palla Palla meglio è per tutti.

Poi c’è Cosenza e la sua provincia che rappresentano la “base” forte degli elettori calabresi. Qui bisogna fare qualcosa. E qualcosa è ancora fattibile. Le inchieste in corso “curate” dalla DDA di Catanzaro sono tante e coinvolgono tanti politici cosentini: Occhiuto su tutti. Che come si sa rappresenta Forza Italia in Calabria. Non a caso si è recato ad Arcore ultimamente: aveva bisogno di ribadire la sua vicinanza al Cavaliere in questa fase.

Ma di queste inchieste si sono perse le tracce. Mentre la procura antimafia di Reggio chiude inchieste pesanti nell’arco di qualche mese, a Cosenza vanno avanti da anni e anni. Tutto è fermo in attesa di definire, sottobanco, le candidature. E soprattutto definire la candidatura della “nuova alleanza” alla presidenza della Regione Calabria.

Si sa che Mario Occhiuto è uno dei papabili candidati alla presidenza della Regione, ma c’è anche chi all’interno del PD ci vedrebbe bene un magistrato come Nicola Gratteri. Che come vi abbiamo già detto non è sordo alle lusinghe della politica.  Se non fosse stato per il no di Napolitano sarebbe diventato ministro senza pensarci su due volte. A Renzi uno come lui sta più che bene.

Minniti sa bene che Cosenza è strategica e sa bene che per far funzionare il piano dovrà mettere insieme Occhiuto, Cinghiale, Bretellone e fauna varia. Una operazione che ha bisogno di offrire solide garanzie ai partecipanti alla “coalizione”. Sarebbe facile, per risolvere tutto in poco tempo, far procedere Gratteri contro Occhiuto, visto che ha tutto quello che gli serve contro di lui, e una volta fatto fuori, presentarsi alle elezioni senza rivali. Ma questo potrebbe suscitare nella gente qualche dubbio di opportunità sull’azione della DDA di Catanzaro: se chi arresta Occhiuto si presenta poi al suo posto alle elezioni regionali, una bella figurai proprio non ce la fa. Così non funziona.

Allora, se Gratteri è davvero interessato alla politica, l’unica cosa da fare è non procedere nei confronti di Occhiuto, a patto che rinunci alla candidatura, e una sistemazione, poi, consona ai suoi bisogni si trova. Garantisce Minniti.

Potrebbe essere questo il patto che Minniti in questi giorni, sottobanco, sta proponendo ad Occhiuto. Tu ti ritiri ed io blocco tutte le inchieste su di te. Un patto che potrebbe star bene ad Occhiuto che in termini giudiziari è messo veramente male. Se al posto di Gratteri ci fosse stato de Raho, Occhiuto a quest’ora sarebbe già in galera.

La mia non è un’accusa al dottor Gratteri, per carità, ma come ama dire lui quello che contano sono i fatti. E i fatti dicono che la sua procura indaga da anni sulla corruzione a Cosenza, e le relazioni della polizia giudiziaria parlano chiaro, senza mai approdare a niente. Così come parlano chiaro anche i pentiti. Ma nonostante questo, tutto è fermo. Se non fosse come dico, qualche prima risultanza, vista la mole di prove che i finanzieri hanno prodotto sulla corruzione a Cosenza, a quest’ora sarebbe già dovuta arrivare. Così come ha ripreso l’inchiesta sul Cara di Crotone che giaceva da 10 anni nei cassetti della procura, e portandola a compimento in pochi mesi, avrebbe potuto fare la stessa cosa con le inchieste di Cosenza, vista la gravità dei reati, ma così non è stato. E questo è un dato oggettivo.

Non vi meravigliate di questo mio ragionamento, perché come ben sapete, per quanto lo si possa considerare frutto di fantasia, la realtà a volte da noi supera di gran lunga anche la mia fantasia.

GdD