Mirabelli diesse del Milan: quando la classe operaia va in paradiso e fa rosicare i damerini

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“La classe operaia va in paradiso”: potrebbe essere questo il titolo del film fatto su misura per Massimiliano Mirabelli, il cosentino destinato a diventare nuovo direttore sportivo del Milan.

Massimo Mirabelli interpreta alla perfezione la classe operaia che ruota intorno al calcio miliardario o presunto tale.

Non è figlio d’arte ma solo di un modesto ma onesto operaio. Non frequenta salotti televisivi in cerca di immagine per arrivare ai contratti che contano. Preferisce vedere partite su partite.

Non frequenta i ristoranti “calcistici” di Milano per farsi fotografare assieme a qualche procuratore di grido. Lui con i damerini di questi “giri” non ha nulla a che spartire.

Max il cosentino è uomo di campo, di campo vero: dalla polvere dei campi dilettantistici calabresi all’erbetta “prima maniera” (oggi c’è il sintetico) del “Marco Lorenzon” di Rende e a quella del “San Vito” di Cosenza (oggi “Marulla”), curata in modo maniacale da lui stesso insieme allo storico giardiniere Pasquale Grandinetti.

Mirabelli ha lasciato la Calabria tra il 2010 e il 2011 e se n’è andato a fare (ancora) altra esperienza nella lontana e fredda Inghilterra ed è così che ha preparato il ritorno a Milano sponda Inter grazie al suo amico e mentore Piero Ausilio, anch’esso cosentino di origine.

miraMa a Milano non c’è solo Ausilio che riconosce le qualità di Massimo. Per informazioni si può chiedere a Roberto Mancini, con il quale Mirabelli aveva instaurato un rapporto speciale. Ma anche a quei giovani talenti, che ha visionato su e giù per il mondo e ha portato in Italia.

Chi ha portato all’Inter il diesse “operaio” ormai lo stanno scrivendo tutti, noi dal canto nostro vogliamo solo scrivere che ha portato competenza, cultura dl lavoro ed onestà.

Questo ci piace sottolineare dell’operaio Mirabelli alla vigilia della sua entrata a Casa Milan, la casa della società più decorata del mondo.

Con buona pace di tutti quei tromboni “trombati” dall’ad Fassone, che adesso cercano di screditare Mirabelli dai salotti televisivi e dai ristoranti “calcistici” che servono solo per fare markette.

Conzativicci (per i non cosentini: rassegnatevi), ora tocca a Max e ci dispiace per voi.