Mirabelli è il diesse giusto per il nuovo Milan (di Michele Criscitiello)

Michele Criscitiello
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di Michele Criscitiello

direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb

Ci ho pensato a lungo e prima di scrivere qualcosa sul nuovo Milan, mi ero ripromesso di aspettare qualche giorno in più. Forse avrei bisogno di qualche altro giorno per essere più credibile ma credo di avere i primi elementi per esprimere i primi giudizi.

Il fatto che sia stato finalmente firmato il closing dà ampie garanzie sulla serietà dei nuovi cinesi che entrano nel Milan. Il fatto che si siano affidati allo studio Legale “Gop” di Milano è un altro segnale a favore di questi imprenditori cinesi che non conosciamo perché arrivano dall’altra parte del Mondo.

E’ un punto a loro favore anche essersi affidati a Marco Fassone per ridisegnare l’assetto societario del Milan e le prime mosse di Fassone sembrano andare nella giusta direzione.

Attenzione: Fassone non dovrà sottovalutare che sta partendo la macchina del fango contro di lui. Cosa significa? Mi spiego: il vecchio, nonchè attuale Milan, come è giusto che sia spera che la nuova gestione non faccia cose buone. Fa parte della logica quindi non biasimiamo nessuno. Come un allenatore che lascia il posto ad un collega non tiferà mai per lui. Cose ovvie. 30 anni non si dimenticano o cancellano. In 30 anni stringi rapporti stretti con la stampa, con le banche, con uomini del calcio e del marketing e anche con la tifoseria organizzata.

Fassone sta facendo un lavoro strategico molto importante. Sapete come si chiama? Piazza pulita. Bravo. Dovrà cambiare anche il fornitore della carta igienica perché è l’unico modo per fare il bene della società. La macchina del fango è partita. Clamoroso! Che vergogna!

Il Milan in mano agli interisti. Non potendosi appellare a nulla di serio e di concreto hanno iniziato con uno slogan che fa ridere i bambini dell’asilo. I dirigenti e professionisti non hanno colori di squadra o colori politici. Galliani era juventino e ha scritto la storia del Milan.

Fassone ha scelto Mirabelli come Direttore Sportivo che all’Inter c’è stato per un annetto scarso. La verità è una: Fassone ha avuto le palle (scusate la volgarità) di prendere un vero Direttore Sportivo al suo fianco.

Quelli che si erano proposti, quelli che avevano fatto chiamare dagli amici politi o imprenditori ci sono rimasti male. Fassone, lo diciamo ai tifosi rossoneri, ha trovato la persona giusta per il mercato del nuovo Milan.

E sapete perché? Perchè ha visto lavorare Mirabelli all’Inter e può riconoscere che Mirabelli aveva fatto le relazioni positive su Murillo e Brozovic, aveva chiuso per Milik un anno fa e Aubameyang. Aveva fatto una relazione negativa su Kondogbia e in Brasile aveva fatto la doppietta: Gabriel Jesus-Gabigol.

Fassone tutto ciò non l’aveva dimenticato e quando ha dovuto fare la scelta non ha cercato il titolone sui giornali ma la meritocrazia. W Dio esiste, ogni tanto, ancora.

immagine-33Perché non conoscete Mirabelli, perché è un calabrese che ha fatto la gavetta dalla D alla serie A con l’Inter. Perché non va in televisione e non cerca visibilità. Le sue foto sui giornali risalgono a 10 anni fa quando lavorava a Cosenza.

Mirabelli va in Sudamerica 2 mesi all’anno e le partite le vede sui campi, gira e non se le fa raccontare dai procuratori. Ausilio sa bene che ha perso molto del suo staff ma in cambio si è ritrovato Kia come braccio destro.

Fassone ha lavorato come la Juventus. Fassone è Marotta e Mirabelli è Paratici. Manca un Presidente come Agnelli e non è poco e manca una bandiera alla Nedved. Serve? Se le bandiere sono i nomi che circolano adesso, la risposta è No.

Albertini vuole rientrare e tornare ma visto che il suo telefono non squilla manda le fotine con scritto “non so interista”. Costacurta e Ambrosini giustamente restano a Sky e fanno bene. Meno responsabilità, più divertimento e garanzie e più soldi. Resta Maldini che sembra aver declinato. Prima il problema era Galliani ora è Paolino: ma qual è il problema? Forse manca la voglia e la fame di chi vuole farsi il mazzo e se Maldini vuole la tavola bella e apparecchiata, forse, non è l’uomo giusto per il Milan. Un grande dirigente non è quasi mai una vecchia bandiera.