Naufraga l’inchiesta “King Road”: la (solita) figura barbina della procura di Cosenza

Naufraga l’inchiesta “King Road” partita nel 2005 dalla Procura di Cosenza e poi trasferita, per eccezione di competenza territoriale delle difese alla Procura della Repubblica di Macerata.

Molte le assoluzioni e le sentenze di non doversi procedere per intervenuta prescrizione disposte dal tribunale penale collegiale di Macerata, ma soprattutto a “cadere” sono state le imputazioni di riciclaggio delle autovetture Americane (Hummer, Infinity, Lincon Navigator, Crawn Victoria…).

Nessuna di queste autovetture è risultata essere stata provento di furto così come sostenuto dagli inquirenti che hanno dato via all’inchiesta condotta dall’allora comandante della Polizia stradale di Cosenza Cozza Catello e dal pm del capoluogo bruzio Fiordalisi.

Fiordalisi
Era gennaio del 2005 quando per gli tutti gli indagati, in tutto 19, erano scattati su ordinanza del Gip del Tribunale di Cosenza (Loredana De Franco) i provvedimenti restrittivi, 12 ai domiciliari e 7 in carcere.

Tra gli indagati,  funzionari della Motorizzazione civile di Macerata e Reggio Calabria (Cutrupi Gianfranco) nonché alcuni rappresentati di agenzie di pratiche auto (Palmisano Vincenzo di Castrovillari e Bagalá Vincenzo  di Reggio Calabria) rei di aver contraffatto i documenti per rimettere in circolo, “ripulite”‘ le auto rubate.

Fra gli arrestati anche alcuni meccanici ed esperti in punzonature per rifare i numeri di telaio di targhe e un appartenente alla Polizia di Stato del commissariato di Castrovillari, Giovanbattista Miceli.

Gli imputati erano chiamati a rispondere di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e al falso materiale e ideologico.

Il tribunale di Macerata (presidente Mapoil), dopo la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati della difesa, all’esito della camera di consiglio durata oltre 6 ore, ha assolto con la formula perché il fatto non sussiste dalle imputazioni di riciclaggio Miceli Giovanbattista, Valli Mauro e Valli Sabrina (tutti difesi  dall’avv. Francesco Calabrò del foro di Cosenza), Palmisano Vincenzo (difeso dall’avv. Roberto Laghi), Roberto Lanciano (difeso dall’avvocato Colombo del foro di Macerata), Bagalà Vincenzo e Cutrupi Giancarlo (difesi dall’avvocato Attanasio del foro di Macerata).

Il tribunale ha poi condannato Scoccimarro Nicola ad anni 5 e mesi 6, Miccoli David ad anni 4 e mesi 8, Affortinato Nicola ad anni 5 e mesi 6 di reclusione, Gentili e Mosciatti (entrambi difesi dall’ avv. Maurizio Nucci) ad anni 5 e mesi 6 di reclusione.