Navi dei veleni, la verità non è sott’acqua ma nelle procure (di Francesco Cirillo)

NAVI DEI VELENI: LA VERITA’ NON E’ SOTT’ACQUA MA NEGLI UFFICI DELLE PROCURE

di Francesco Cirillo

Sono 90 le navi affondate nel Mediterraneo, ci dice il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti. Una verità che sta negli atti forniti dal Sismi e che sono stati  desecretati dopo il consenso dato dal DIS, “Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza”.

Questi documenti sono 61 e saranno pubblici fra qualche giorno e dopo averli letti ci ritorneremo. Fra questi documenti, è stata anticipata dal presidente Bratti la posizione del trafficante Giorgio Comerio e l’elenco delle navi affondate nel Mediterraneo.

Alessandro Bratti

Lo posso dire? E’ roba vecchia, trita e ritrita e sarà un’altra presa per i fondelli di carattere esclusivamente politico. Io non me la bevo. Almeno fino a quando non uscirà qualche magistrato davvero coraggioso, che metterà a repentaglio la propria vita, che girerà scortato in un blindato, e comincerà a riprendere tutta la documentazione già esistente nelle varie procure e ricomincerà a spiccare mandati di comparizione, fare perquisizioni mirate negli uffici degli armatori e delle compagnie di navigazione, ripercorrendo a ritroso un percorso iniziato nel 1990 e affossato anno dopo anno puntualmente e scientificamente da magistrati e politici rassicuratori che hanno avuto il solo ed unico  scopo, manovrati da armatori e servizi segreti, di depistare e sotterrare, oltre che affondare, fatti e verità venute a galla subito.    

I rapporti veri, le verità, stanno nei libri già usciti sulle navi dei veleni con le inchieste fatte da scrittori e giornalisti d’inchiesta, nei rapporti di Greenpeace, WWf e Legambiente, nei registri dei LLoyds di Londra e soprattutto negli armadi delle stesse procure dove esistono faldoni su faldoni sulle inchieste avviate dal 1990 ad oggi e poi abbandonate.

Bastano queste inchieste lasciate a metà per buttare tutto all’aria. Questi 61 documenti desecretati potrebbero essere la ciliegina sulla torta, ma il grosso c’è già.

Le navi affondate in Calabria le conosciamo tutte, esiste una mappa con alcuni  luoghi di affondamenti già  segnati (la foto proviene dagli archivi della Procura di Paola) così come sappiamo tutto sulla Jolly Rosso e il suo equipaggio, le dichiarazioni fatte da ognuno dei componenti interrogati dalle varie commissioni, sappiamo tutto sul capitano De Grazia, sui suoi spostamenti, su chi lo pedinava, sappiamo tutto sulla Cunsky affondata dal pentito Fonti a Cetraro grazie all’appoggio della cosca Muto. Sappiamo tutto.


Riguardo alla Jolly Rosso tutta la documentazione è in un polveroso ufficio della Procura di Paola, situato in una stanza a fianco quella del Procuratore capo. Ho avuto modo di consultarli uno per uno e di fotografarne quasi mille pagine che sono in mio possesso. Se avessero voluto quei magistrati che hanno aperto le inchieste, ne avrebbero fatto un processo con tanto di imputati.

Arrestano per uno spinello e ti rovinano la vita e poi temono un Giorgio Comerio in affari con vari governi europei e liberamente in circolazione, o armatori come Messina, o industriali che hanno nascosto tonnellate di loro rifiuti sulle navi a perdere.

Ma quei magistrati dal pm Fiordalisi, oggi procuratore capo a Lanusei, che ebbe l’inchiesta Jolly Rosso per primo nel 1990 e che subito l’archiviò, all’altro pm Greco, oggi procuratore a Lagonegro, che aprì l’inchiesta nel 2005, non hanno fatto altro che affossarle, fino a dichiarare essi stessi davanti alla Commissione parlamentare che si era trattato di un’ “allucinazione di massa” e che le navi non esistevano.

Ancora oggi il procuratore Neri difende il Sismi. Questo quanto dichiara ai giornalisti di LaCnews24 : “Il Sismi collaborò correttamente, mandando per le vie formali le informazioni che avevano. Non posso affermare, salvo prova del contrario, che non abbia collaborato con noi. Abbiamo scoperto un fenomeno che non si conosceva. I servizi non potevano mandarci qualcosa di cui non erano a conoscenza”.

Vi ricordate della Cunsky e dell’imbroglio messo in piedi da Berlusconi e dalla sua ballerina ministro Prestigiacomo ? Ne misero in piedi di tutti i colori pur di dimostrare che quella nave non era la Cunsky, e nessuno fiatò quando l’ India ci disse che ad Alang non era stata rottamata nessuna nave Cunsky.

E nessuno fiatò quando il presidente della Commissione sul ciclo dei rifiuti, Taormina, chiese al pm Greco perché non avesse mai interrogato il pentito Fonti. E nessuno disse niente e nessun magistrato aprì un’inchiesta, quando si stabilì che il capitano De Grazia era stato avvelenato.

E tutti i politici calabresi eccoli subito al loro carro per tranquillizzare tutto e tutti pur di  salvare il turismo, gli albergatori e via dicendo. Di cosa stiamo parlando allora ? E perché ogni tanto escono queste desecretazioni, come per tranquillizzare l’opinione pubblica, o mettere a tacere qualche giornalista d’inchiesta, facendo loro credere che i governi si stanno muovendo e che prima o poi qualcosa salterà fuori? Di tutto questo “ambaradan” restano le migliaia di malati di tumore che non sanno darsi una spiegazione del loro male, vivendo in una regione dove non esistono fabbriche inquinanti e beffati anche da una ospedalizzazione assente che li costringe a curarsi fuori regione.

Guida libraria per chi volesse informarsi autonomamente senza attendere i 61 documenti:

Riccardo Bocca – Le navi della vergogna – Bur Rizzoli

G.Baldessarro-M. Iatì – Avvelenati – Città del Sole edizioni

Francesco Cirillo – La notte di Santa Lucia dalla Rosso alla Cunsky – Coessenza edizioni

M.Clausi-R.Grandinetti- Le navi dei veleni – Rubbettino

Claudio Cordova – terra venduta – Laruffa editore

Francesco Fonti– Io pentito di ‘ndrangheta e la mia nave dei veleni – Falco Editore

Gianni Lannes – Nato: colpito e affondato – edizioni la meridiana

Enzo Mangini– Natale De Grazia Le navi dei veleni-  Round Robin

Andrea Palladino – Bandiera Nera Le navi dei veleni – manifestolibiri