‘Ndrangheta: arrestato Marcello Pesce, il boss di Rosarno

Advertising

È stato arrestato dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dai poliziotti dello Sco Marcello Pesce, boss della ‘ndrangheta ricercato per associazione di stampo mafioso, era latitante dal 2010.

Chiamato anche «U Ballerinu», è stato arrestato a Rosarno. Gli agenti l’hanno fermato a casa sua, insieme ad altre due persone accusate di favoreggiamento. Fa parte dell’ dell’omonima cosca guidata da Antonino Pesce, operativa nella Piana di Gioia Tauro e con propaggini in Lombardia e tutto il Nord Italia.

Classe 1964, Pesce era l’ultimo grande latitante della dinastia ‘ndranghetista che domina la zona di Gioia Tauro, tre anni fa le sue ricerche si erano estese fino a Milano.

Capo indiscusso dell’omonima cosca operante a Rosarno (RC) ed altrove, ritenuta tra le più agguerrite dell’intera ‘ndrangheta calabrese, annovera precedenti di polizia per associazione mafiosa, omicidio doloso, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità ed altro.

Il suo nome compare negli atti giudiziari degli anni Novanta, quando alcuni rapporti di polizia evidenziavano la sua sospetta appartenenza alla criminalità organizzata di Rosarno capeggiata dal defunto boss di Rosarno PESCE Giuseppe classe 1923.

Più recentemente, nel 2010, Marcello Pesce si sottraeva all’esecuzione del decreto di fermo d’indiziato di delitto emesso il 28.04.2010 dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’ampia operazione di polizia giudiziaria denominata convenzionalmente All Inside, poi tramutato in ordinanza di custodia cautelare in Carcere.

Al termine del relativo processo di primo grado, PESCE Marcello è stato condannato alla pena di 15 anni e 6 mesi di reclusione poiché riconosciuto colpevole dei delitti di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni (autovetture).

Tale verdetto è stato riformato in appello con una nuova condanna alla pena di 16 anni e 2 mesi di reclusione, non definitiva.

Nel 2015, in considerazione dei possibili appoggi di cui egli poteva giovarsi in territorio estero, le ricerche sono state estese anche in ambito comunitario in data 10 febbraio 2015, attraverso l’emissione del Mandato di Arresto Europeo da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria.