‘Ndrangheta e appalti, che ci facevano tutti quei soldi a casa di Potestio?

Mario Occhiuto e Carmine Potestio
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Nell’attesa del responso di domani che segnerà le sorti di Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi, proviamo a fare un punto sulla situazione giudiziaria che si prefigura a Cosenza.

Se domani i giudici dovessero confermare l’arresto di Orlandino Greco e di Aldo Figliuzzi, per i pm della DDA di Catanzaro si aprirebbe un’autostrada, con semaforo verde, all’attendibilità dei molti pentiti che accusano i politici cosentini e non solo.

E se la  legge è uguale per tutti, va da se che anche le dichiarazioni dei pentiti sono uguali per tutti. Anche per  Occhiuto, Paolini, Manna e compari.

L’operazione antimafia che sta per abbattersi su Cosenza non può più prescindere dal coinvolgimento di tali soggetti, che sono a tutti gli effetti organici alle cosche. Così come dicono i rapporti della DDA.

L’arresto di Barbieri ha messo in evidenza l’esistenza di altri “livelli” nella catena di comando della nuova ‘ndrangheta: la politica collusa e la massoneria mafiosa, di cui fanno parte giudici, carabinieri, poliziotti, avvocatoni e professionisti vari. Sempre attivi nel malaffare e mai toccati a Cosenza. Perché facenti parte dello stato deviato. La vera ‘ndrangheta. Lo sanno bene i cittadini e lo sanno bene i pm della DDA di Catanzaro che dovranno dimostrare l’esistenza di questa cupola criminale posta al comando di una “accozzaglia delinquenziale” che si riunisce e agisce come una vera e propria associazione di stampo mafioso.

Provare l’esistenza della cupola non è cosa semplice. Falcone docet. E’ proprio l’appartenenza alla stato deviato e alla politica corrotta che rende difficile le indagine. E non solo. Anche perché questi marpioni in genere non si espongono mai in prima persona. Delegano. Ed è in questo passaggio che va trovata la prova della loro complicità se non quella della loro compartecipazione al sodalizio criminale.

Faccio un esempio: se non dovessero bastare le parole riscontrate dei pentiti che accusano Occhiuto di essere tra i fondatori della nuova paranza in giacca e cravatta, o meglio se a queste vanno aggiunte altre prove, dimostrare il legame con il  “galoppino” può inchiodare Occhiuto alle sue responsabilità.

Se la Manzini dimostra che Potestio (e Cucunato) rubava pesantemente sulle determine alle ditte amiche, e non ci vuole molto per dimostrarlo, per capire se Occhiuto c’entra o no nella matassa, basterà chiedere a Carminuzzu dove sono finiti tutti questi soldi. Quantificare il volume di denaro che ha intascato Potestio è impossibile, ma se adottiamo un criterio di massima, stando al corposo volume delle determine sospette prodotte dall’amministrazione Occhiuto dal 2011 al 2015, qualcuno azzarda un “quantum” di quasi un milione di euro all’anno tra bustarelle e altre forme di pagamento dirette o indirette. Per farsi una idea del volume di determine prodotte, vi ricordo la notte di agosto del 2012: oltre 60 determine firmate nell’arco di 24 ore.

Dunque, tutto il “giro” al Comune vale un milione di euro all’anno, per chi dirige la baracca, ovviamente. E chi dirige la baracca? Carminuzzu Potestio. Visto che è lui l’indagato.

Siamo di fronte al capo della cupola. Tant’è che durante una perquisizione a casa sua la Guardia di Finanza ha rivenuto un pacchetto contenente una cospicua somma di denaro in contanti. E gli altri soldi dove sono finiti? Ha conti segreti? Ha comprato ville, macchinoni, sciampagna? Non sarà difficile per gli investigatori verificare tutti movimenti di Carminuzzu. Anche quelli effettuati rigorosamente in nero e sottobanco. E capire se li ha utilizzati lui, o qualcun altro.

Non mi pare una cosa difficile. Anche perché se teneva tutti quei soldi in casa in contanti senza saperne giustificare la provenienza, tantu spiartu un mi para. Da qualche parte li avrà dovuti mettere o spendere gli altri dollari. Seguiamo i soldi e vediamo se arriviamo ad Occhiuto. Una indagine seria sulla cupola, come ha insegnato Falcone, così si muove. Segue il denaro fino alla fine. Altrimenti è la solita solfa.

Io dico che Carminuzzo qualcosa se l’è intascata, ma non rubava certo per se. Non si sarebbe mai permesso di fare una cosa di questo tipo senza il permesso del suo boss Mario Occhiuto.

Inchiodare Occhiuto alle sue responsabilità non è difficile, perchè Carminuzzu ha lasciato tracce dappertutto e lo sanno bene i finanzieri che lo hanno seguito e pedinato. Lui contrattava, intascava e versava al boss. Al netto della sua trattenuta.

Basterebbe dimostrare solo questo, che si dimostra da solo, per procedere nei confronti di Occhiuto, senza neanche bisogno dei pentiti.

Per dire che Occhiuto del ladrocinio di Carminuzzo è l’ideatore non serve nessuna indagine. Lo sapete tutti. Carminuzzo era solo il braccio operativo. I soldi li doveva portare ad Occhiuto. E’ questa la verità.

Ora dipende dal’onestà dei magistrati rendere questa verità storica una verità giudiziaria, sempre se decideranno di andare fino in fondo. E ripeto, in questa storia non ci vuole molto.

GdD