‘Ndrangheta e appalti, la ridicola “antimafia” del Cinghiale e di Madame Fifì

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Fossimo al posto di Nicola Gratteri qualche preoccupazione l’avremmo.

In due giorni, a fargli i complimenti pubblicamente (magari dopo aver capito che non si indagava anche su di loro…), sono stati Tonino Gentile alias il Cinghiale ed Enza Bruno Bossio alias Madame Fifì.
Tonino Gentile fu arrestato 30 anni fa proprio da Gratteri per la Cassa di Risparmio e si salvò grazie alla malapolitica che impose a lui e ad Arcadi di lasciar perdere.
E Tonino il furbo ha fatto una guerra (ovviamente sotterranea) per non far nominare Gratteri a Catanzaro.
Tonino il milionario, la cui famiglia ebbe successo negli anni Ottanta grazie a ciò che tutti sappiamo, lo stesso Cinghiale che intestò il suo villone al faccendiere Pino Tursi Prato, lo stesso uomo (?!?) che gestisce truffaldinamente la sanità cosentina, ritorna, con la faccia di bronzo che si ritrova, a parlare di legalità. Lui che “vede” i clan del Tirreno che comandano la sanità ma non vede il suo (clan) che saccheggia la sanità cosentina. Veramente squallido.
E siccome al peggio non c’è mai fine ecco comparire in prima pagina su uno dei tanti media di regime che gestisce il PD un editoriale di Madame Fifi contro la ‘ndrangheta. Lei che si fa finanziare la campagna elettorale dalla clinica Tricarico di Belvedere, completamente organica al clan Muto e da una delle cliniche di uno strozzino di nome Citrigno, che gira per la Cittadella regionale in compagnia del marito. Sì, Nicola Adamo, invischiato in mille inchieste e colto con le mani nella marmellata anche e soprattutto per le storie di Calabria Verde.
Incredibile ma vero. Adesso parla anche Madame Fifì.
A questo punto manca solo il comunicato di don Ernesto Magorno ma abbiamo la netta sensazione che, dopo la “pisciata” (chiediamo scusa per il francesismo ma quannu ci vo, ci vo) della Madama, don Ernesto insieme ad Occhiuto, Orlandino Greco, Marcello Manna e speriamo vivamente anche Enzo Paolini, sia tra le vittime predestinate delle inchieste “politiche” di Gratteri.
La circostanza non ci dispiace ma se questi probabili arresti vengono suggeriti dal Cinghiale e da Madame Fifì con la supervisione di quell’altro “galantuomo” di Marco Minniti, saremo al solito “regolamento di conti” tra papponi della politica. E lo diciamo noi che non siamo certo teneri con questa gente.  Tutta gente scaricata dal Cinghiale, così com’è già accaduto per Sandro Principe.
Gratteri sa che non si possono servire Dio e Mammona e se questa gente gli fa i complimenti lui non fa una bella figura.
Lo sappia e faccia in fretta sulle inchieste in corso, soprattutto su Calabria Verde. Perché se non tocca almeno il marito della magara, è pesantemente in gioco la sua credibilità.