‘Ndrangheta e appalti: la vera storia degli impianti di Lorica. Il ruolo del Parco della Sila

Tratto da HeyNow

Alla luce dei penosi tentativi di qualche furbetto rispetto alla situazione degli impianti di Lorica, sequestrati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro (DDA), c’è da precisare qualcosa di molto importante. In estrema sintesi: il sito scelto dalla Regione, dal Parco della Sila e da “don” (sta per mafioso) Giorgio Barbieri non era certo idoneo per farci delle piste da sci.

Il progetto, che rientra nel PISL “Lorica Hamata in Sila Amena” a valere sui fondi comunitari, è in corso di realizzazione nei comuni di Pedace (località Cavaliere – Codecola di Coppo e Cavaliere – Marinella di Coppo) e Serra Pedace (Valle dell’Inferno), ma è stato approvato in palese violazione della normativa italiana ed europea.

Il comprensorio ricade infatti nel perimetro del Parco Nazionale della Sila, dichiarato nel 2014 dall’UNESCO Riserva della Biosfera, tale per cui gli Stati membri “si impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, nel pieno coinvolgimento delle comunità locali”. In base allo statuto dell’ente, rientra tra i compiti del Parco Nazionale della Sila “la promozione economico-sociale delle popolazioni locali attraverso interventi atti a valorizzare ed estendere le caratteristiche di naturalità e di integrità ambientale dell’area protetta”.

Il Parco Nazionale della Sila, nel concedere il proprio “nulla osta con prescrizioni” alla realizzazione del progetto definitivo in data 16 Giugno 2015 con Prot. Nr. 3646, parla tuttavia di «mutamento della destinazione d’uso dei terreni coperti da boschi per complessivi 42.100 m², appartenenti al demanio regionale», «eliminazione permanente della vegetazione arborea e arbustiva» per complessivi pari a 42.100 m², nonché di «mutamento della destinazione d’uso di terreni sottoposti a vincolo idrogeologico» per altri 16.700 m², e di «realizzazione di nuovi parcheggi identificati».

Come se nulla fosse, la Regione Calabria Dipartimento Ambiente e Territorio, nel concedere con proprio decreto pubblicato sul BURC del 15 Giugno 2015 la Valutazione di Impatto Positiva al progetto, ha fornito la motivazione che il progetto “non determina degrado e/o declino degli habitat comunitari del sito” e che le opere “non comportano azioni che modificatrici del territorio e del paesaggio […] gli interventi non comportano impatti particolarmente sensibili sulle componenti ambientali e naturali, nonché sugli habitat e specie di avifauna […] non ci saranno impatti diretti e indiretti sui livelli di popolazioni selvatiche vegetali e animali presenti, cosi pure sulla dinamica delle popolazioni di flora e fauna selvatiche, nonché sugli habitat e catene alimentari e piramidi ecologiche <e che> In generale, per quanto riguarda la biodiversità, gli impatti sulle specie di flora e fauna e sugli habitat Natura 2000 saranno minimi, in quanto il periodo invernale nel quale si registra un aumento della presenza turistica, non coincide con il periodo sensibile per le specie presenti nell’area degli impianti”. Sempre nella stessa delibera si legge pure che il progetto prevede «eventuali e modesti ampliamenti del demanio sciabile».

Qundi, da quanto risulta, l’autorizzazione della Regione Calabria è stata pubblicata sul BURC del 15 Giugno 2015, mentre l’autorizzazione dell’Ente Parco Nazionale della Sila è del 16 Giugno 2015!

Nel ribadire che il comprensorio di Monte Botte Donato che ricade nel territorio di Lorica, è inserito tra i siti Natura2000 in qualità di Important Bird Area (IBA) e Zona di Protezione Speciale “Sila Grande” (ZPS-IT9310301) poiché interessata da rotte migratorie protette a livello comunitario dalla Direttiva “Uccelli” (79/409/CEE). Pertanto, la Regione Calabria non avrebbe dovuto concedere le autorizzazioni ambientali, naturalistiche e paesaggistiche che invece ha concesso.

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Infatti, tra le misure di Conservazione per i siti Natura 2000, al paragrafo “Attività Industriali e Infrastrutture” si fa riferimento alle Attività non ammissibili e/o vietate, tra cui, il divieto di: “di realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci. Sono fatti salvi gli interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico e modesti ampliamenti del demanio sciabile che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della ZPS e/o del SIC”

La presenza di una ZPS è incompatibile con quanto affermato dalla citata delibera della Regione Calabria che, nel concedere la la Valutazione di Impatto Positiva al progetto, affermava che La stagione di utilizzo dell’impianto Dicembre/Aprile non coincide con il periodo sensibile per la fauna”. Al contrario, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) nell’Atlante della migrazione degli uccelli in Italia definisce i periodi fenologici suddividendoli in quattro periodi (svernamento, migrazione primaverile, riproduzione, migrazione autunnale). In particolare, per quanto riguarda la Sila, si indica come maggiormente interessati per le rotte migratorie i periodi di svernamento (metà Novembre – fine Gennaio) e di migrazione primaverile (fine Gennaio – fine Marzo), coincidente quindi col periodo di prevedibile massimo utilizzo degli impianti sciistici.

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Sempre nell’Atlante si precisa che “I periodi fenologici così definiti non devono essere tuttavia considerati in modo rigido. Ciò in conseguenza sia di una certa variabilità nel comportamento delle diverse popolazioni che possono essere contemporaneamente presenti o alternarsi nel nostro Paese, sia dell’estrema variabilità geografica e climatica che caratterizza il nostro Paese alle sue diverse latitudini.

Alla luce di questi elementi, esprimiamo soddisfazione per l’indagine promossa dalla DDA di Catanzaro, la quale ha bloccato un progetto insensato, che – evidentemente – la politica regionale non era stata in grado di fermare nei termini di legge.

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1 – continua