‘Ndrangheta e massoneria: il primo verbale del notaio (ammazzato) Pietro Marrapodi

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E’ chiaro a tutti che il notaio reggino Pietro Marrapodi, trovato impiccato in casa sua nel 1996, è stato ammazzato da massoneria e servizi segreti perché era un massone pentito. Siamo andati a rovistare negli atti della “famosa” inchiesta del magistrato Agostino Cordova fermata dai poteri forti e sono tanti gli atti e i documenti che scottano. Iniziamo da qui. 

MARRAPODI PIETRO: Sono stato iscritto alla loggia massonica Giuseppe Logoteta di Reggio Calabria, nata per scissione nei primi anni settanta della loggia Bovio-Logoteta, accettando delle cariche e divenendo Oratore, cioè il custode delle leggi.

Ricevetti Corona (uno dei capi indiscussi della massoneria, ndr) a nome di tutte le logge calabresi in occasione di una visita ufficiale a Reggio Calabria nei primi mesi del 1980 ed ebbi modo d’affermare nel mio intervento che la dignità profana dei massoni aveva subito un duro colpo degli eventi della P2.

Mi rendevo conto che la massoneria incominciava ad agire come fosse un partito politico, assai vicino all’area socialista. Il concetto di solidarietà massonica che prevede un intervento di aiuto ai fratelli bisognosi nel lecito, non veniva più discusso, ma artatamente si programmavano conferenze su vari argomenti, fatte solo per non lasciare spazio alla discussione sui veri ideali massonici.

Armando Corona

Mi sono, pertanto, allontanato dall’attività della loggia per molto tempo. Si era verificato anche un episodio che mi spinse a ciò. Un mio amico, Colonnello Franco Morelli, che aveva avuto fra l’altro il merito di segnare la prima mappa mafiosa nel reggino, era stato presentato alla P2 da altro mio amico e fratello dottor Ferrari, che gli aveva proibito di parlarmene.

Ferrari Francesco, veterinario, era – credo – maestro venerabile della loggia di mia appartenenza e la proibizione di far parola con me dell’iscrizione, dipendeva dal fatto che era sicuro che io avrei sconsigliato dal sottoscrivere la domanda che egli gli aveva portato. Ciò accadeva intorno ai primi anni Ottanta.

Giuliano Di Bernardo

Nel frattempo ebbi il sospetto che la “politicizzazione” della massoneria, già avviata col Gran Maestro Corona, proseguisse particolarmente con Di Bernardo. Mi feci questa convinzione sulla base della parola di fratelli appartenenti alla mia stessa loggia. Ho ripreso la mia frequentazione più assidua da meno di due anni, ma già avevo ripreso a frequentare in epoca anteriore, cioè quando appresi dalla stampa che la Democrazia Cristiana, anzi che qualche partito politico (proprio la DC, ndr) richiedeva ai suoi iscritti una dichiarazione di non appartenenza alla massoneria. Cosa che tuttora ritengo gravissima perché espone la massoneria a essere giustamente giudicata come istituzione che cerca le quinte colonne ove non adotti una eguale misura.

Gli appartenenti alla loggia Logoteta sono circa ottanta, nella lettera che ho inviato per conoscenza a questa Procura, ho indicato il dottor Roberto Rechichi. Attuale venerabile della Loggia, medico a Reggio Calabria. Foti è un altro medico pure fratello, con carica di primo sorvegliante. La discussione cui accenno nella mia lettera è avvenuta, il 24.11.1992. Avevo in precedenza consegnato più missive al dottor Richichi.

Durante una riunione avvenuta il 20.09.1992, ho notato il persistere da parte del primo sorvegliante di atteggiamenti confliggenti con quelli che secondo me sono le regole della massoneria, e il 06.10.1992, ho chiesto che si rettificasse il verbale della precedente riunione.

Il 6 ottobre 1992, andai a un’altra riunione, e in quella occasione lessi una mia dichiarazione. Io non sono a conoscenza di fatti specifici di natura criminale che attestino una devianza delle regole massoniche. Mi baso su dati giornalistici. Ho inteso solo dire che mi sarei rivolto all’Autorità giudiziaria affinché la stessa accertasse che vi fossero specifici interessi, magari di rilievo penale, a determinare comportamenti non ortodossi, puntualmente da me evidenziati verbalmente e per iscritto all’interno dell’associazione.

Agostino Cordova

Il 24.11.1992, quando lessi sulla stampa che Di Bernardo secondo le sue dichiarazioni avrebbe esibito l’elenco al Presidente della Repubblica, ma non al Giudice CORDOVA, consegnai una missiva datata 24.11.1992. Non conosco tutti gli appartenenti alla mia loggia anche perché molti sono entrati di recente. A sua specifica domanda rispondo che i nominativi degli iscritti alla loggia in parola, risultano da un elenco che ha funzione di registro di presenza.

Stante il clima che si è instaurato non ho prestato attenzione volutamente ai nominativi perché ho sempre sostenuto che tali elenchi dovessero essere consegnati a tutti i fratelli mentre sono tenuti solo dai dignitari.

Io firmo un elenco delle presenze per ciascuna riunione. E’ un elenco degli iscritti, finalizzato alla raccolta delle firme dei presenti. L’elenco di tutti gli iscritti, compresi gli assonnati, è accessibile soltanto al segretario dottor Piazza Giuseppe (commercialista a Villa S. Giovanni), al venerabile, all’oratore DOLDO, mi pare assistente universitario e a coloro che, ricoprendo una determinata carica, hanno la possibilità di accedere all’armadio dove sono custoditi.

1 – (continua)