‘Ndrangheta e massoneria: quando Cordova non dava tregua al “fratello” Cossiga

Cossiga e Minniti
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Negli elenchi in possesso del primo magistrato che ha combattuto la massoneria deviata ovvero Agostino Cordova innumerevoli sono gli ufficiali (esercito, CC, Finanza e Ps) appartenenti alle logge. Moltissimi anche i generali

(Francesco Forgione & Paolo Mondani, Oltre la cupola: massoneria mafia politica)

Ma la “battaglia” proseguì anche tra tanti attacchi contro il magistrato, e nel libro Oltre la cupola si può leggere chi è stato l’avversario più arcigno di Cordova. Nientepopodimenoche l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. 

‘Nel frattempo il senatore Cossiga, sempre lui, viene a conoscenza del rapporto riservato che Cordova aveva inviato al Csm e reagisce in maniera furibonda.

«Fascista. Paleostalinista. Modestissima persona. Ma chi ti ha fatto entrare in magistratura? Meno male che non lo feci nominare Superprocuratore antimafia»: è solo qualche assaggio della vulgata cossighiana.

Il senatore è infuriato per i riferimenti ai suoi rapporti con Armando Corona contenuti nella relazione. «Nel 1987», si legge nel rapporto «Corona, tramite l’onorevole Sergio Berlinguer (segretario generale del Quirinale), raccomandò a Cossiga il maresciallo De Lisa perchè fosse trasferito al Sismi».

L’ex capo dello Stato è «intervenuto molte volte in difesa della Massoneria, e Corona fu invitato all’insediamento di Cossiga e si recò da lui centinaia di volte». Nel caso di inviti improvvisi «Corona veniva prelevato all’aeroporto dagli autisti del Quirinale».

Armando Corona

Se ce ne fosse ancora bisogno, ecco un’ulteriore prova di interferenza della massoneria nei pubblici poteri: il capo dei massoni che raccomanda al capo dello Stato uno 007. Ma a Cossiga non pare così: «Cordova è andato a raccogliere spazzatura negli angiporti di qualche confidente delle forze di polizia» dirà ai giornalisti.

La polemica non finisce lì, il senatore è fermamente intenzionato a dare una spallata decisiva all’inchiesta. Telefona al presidente Scalfaro e gli segnala una presunta illegalità del dossier Cordova, a cui fa seguire una interpellanza urgente al presidente del Consiglio e ai ministri di Grazia e Giustizia e dell’Interno dove adombra il sospetto di essere stato spiato da Cordova in maniera abusiva.

Cossiga si sente perseguitato, tanto da sostenere di nutrire dubbi sulla sua incolumità e di avere bisogno di una scorta. Chiede persino che la Procura di Roma apra una indagine su chi lo avrebbe intercettato, visto che la raccomandazione di Corona gli arrivò per telefono’ .(Francesco Forgione & Paolo Mondani, Oltre la cupola: massoneria mafia politica, pag. 218-219).

Questo dimostra di quanto sia difficile persino ad un magistrato indagare su questo fronte così delicato.

Poi Agostino Cordova nell’ottobre 1993 fu trasferito a Napoli. Scrive il giornalista Mario Guarino: «Sperando che la smetta di occuparsi di questioni tanto destabilizzanti per la politica e la massomafia, i Palazzi del potere già da tempo avevano deciso di isolare Cordova, attraverso giornali ed emittenti amiche. La sua candidatura a Procuratore antimafia nazionale era stata bocciata, ma poichè il magistrato aveva le carte in regola, ecco il trasferimento-promozione alla Procura di Napoli, il 6 ottobre 1993. Un modo come un altro per far sì che non si impicciasse più di massomafia-politica. Prima di trasferirsi a Napoli, Cordova ha avuto la soddisfazione di assistere a una manifestazione popolare in suo favore’

(Mario Guarino, Poteri segreti …., pag. 512).

Poi le indagini vennero trasferite – per «incompetenza tecnica» della Procura di Palmi a occuparsi della materia – alla Procura di Roma nel giugno del 1994. Il procedimento rimase pressoché fermo per quasi sei anni, e poi nel dicembre 2000, il giudice per le indagini preliminari dispose l’archiviazione dell’inchiesta, nonostante nel corso degli anni fossero stati raccolti ottocento faldoni e ci fossero sessantun indagati.

(cfr. Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, pag. 80).