‘Ndrangheta e politica: Jole e il prezzemolo americano

Arrivo di Jole Santelli alla riunione alla Camera dei gruppi del PDL, Roma, 30 settembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Una volta, quando ero ragazzo, tentai di far passare per prezzemolo americano una piantina di marijuana, trovata da mia madre sulla finestra della soffitta nella nostra antica casa nel centro storico di Cosenza, che mi chiedeva conto e natura di quella strana presenza. Correva l’anno 1980. E nonostante la scarsa propensione di mia madre verso la conoscenza delle scienze botaniche, mi sgamò lo stesso nell’arco di due millesimi di secondo. Estirpò la “malapianta” in men che non si dica, quasi fosse una augurale metafora per il futuro della mia vita, non prima di avermi mollato qualche ceffone e vietato la visione serale della tv  per una intera settimana.

A leggere il comunicato della Jole Santelli in relazione all’operazione della DDA di Catanzaro denominata Robin Hood che ha portato all’arresto di diverse persone tra cui Nazzareno Salerno ex assessore regionale di Forza Italia nella passata e disastrosa giunta Scopelliti e attualmente consigliere regionale sempre di FI, mi è venuto in mente questa aneddoto della mia vita.

La Jole non poteva esprimersi peggio. Un comunicato che rispecchia la sua complicità politica nell’andazzo truffaldino, continuo e reiterato, di questo marcio sistema.

Usa la classica formula del politico colluso che non si può esporre perchè non può fare sgarro ai compari: “aspettiamo fiduciosi il lavoro della magistratura”, quando sa bene, perché come tutti noi ha letto le “carte”, che le prove del ladrocinio sono evidenti. Ma nonostante ciò preferisce difendere Salerno e tutta la banda, piuttosto che i cittadini privati di importanti risorse economiche. Perchè lei guadagna 20.000 euro al mese, che gliene frega dei morti di fame. Del resto questi poveri sono persone che non frequentano neanche gli aperitivi glamour, perchè mai dovrebbe difenderli?

E infatti dice:  «Spero che Salerno possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Proprio la gravità della vicenda per chi autenticamente crede allo Stato di diritto, impone uno sforzo maggiore nel ricordare che si tratta di ipotesi investigative, rispetto alle quali occorre conoscere la versione degli indagati». Ricorre al garantismo e alla stato di diritto per difendere un ladro certificato. Che nel caso di Jole è solo d facciata. Fare la garantista gli serve per coprire le sue complicità e restare neutrale rispetto alla gravità dell’ accaduto.

Ma purtroppo per lei, le “prove” del rubare ai poveri per dare ai mafiosi, da parte del suo collega di partito Salerno, sono chiare ed evidenti. Non c’è niente da aspettare per dare un giudizio su questo infame ladro. Non si viola nessun principio di garantismo nel dare del ladro a questo mafioso.

Non è giustizia sommaria quello che chiediamo,  ma non vogliamo neanche passare, come mia madre, per scemi. Che Salerno è un ladro lo puoi dire senza ombra di dubbio, cara Jole e se non lo dici è perchè sei complice.

Se Salerno aveva bisogno di un prestito perché non si è rivolto ad una banca come fanno tutti? I 230.000 euro che gli sono stati trovati sono palesemente il ricavato di una tangente. Euro versati al mafioso Salerno in due rate: la prima da 148.484 euro del 02.02.2015, la seconda da 82.255,46 euro, del 17.07.2015.

Le date dei versamenti, specie la prima, sono significative perché corrispondono allo stesso periodo (inizio 2015), quando Calabria Etica versa i soldi alla Cooperfin, il cui amministratore delegato è Ortensio Marano, anche lui arrestato. Come a dire: non appena i soldi sono stati accreditati e l’affare concluso, si passa al pagamento della mazzetta.

Dicono i magistrati: siamo di fronte ad una chiara mazzetta pagata a Salerno, in quanto ideatore del piano criminale che ha permesso alla Cooperfin di gestire il denaro del Credito sociale. E per giustificare la mazzetta, la cricca capeggiata da Salerno si inventa un prestito. E per “avallare” la tesi del prestito, Salerno versa fittiziamente anche qualche rata del presunto prestito alla Cooperfin. Denaro che Salerno riceveva attraverso versamenti, addirittura superiori all’importo fittizio della rate da pagare, guarda caso, dalla società M&M Management. E di chi è la società M&M Management? Guardo caso di Ortensio Marano, lo stesso che ha ricevuto la gestione attraverso la Cooperfin del denaro destinato al Credito sociale.

Ora, cara Jole, se tu vuoi continuare  far finta che tutta questa storia è prezzemolo americano, continua pure che tanto la tua figura l’hai già fatta, se poi vuoi fare come mia madre che quando serve uno scappellotto lo dà, fatti avanti adesso, perché dopo non c’è più tempo.

GdD