‘Ndrangheta e politica, le previsioni di Madame Fifì

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Sono settimane di forte stress per Madame Fifì. Un periodo nero per lei. Le fibrillazioni del PD la impensieriscono e la sua ricandidatura, visti i nuovi assetti del partito, è seriamente compromessa. Nonostante gli sforzi per accaparrarsi le simpatie di Renzi, che è disposto a caricarsi tutti pur di vincere, ma non certo chi come lei porta con se non pochi problemi, la sua posizione resta in bilico.

Renzi ha già i suoi problemi giudiziari, e non vuole certo imbarcarsi chi come lei potrebbe procurargliene altri. Ed infatti ha dato ordinato ai suoi colonnelli in Calabria di mettere tutto in stand by, almeno fino a dopo l’estate. Non si deve parlare assolutamente di candidature, né promettere privilegi o corsie preferenziali a chicchessia. Tutto è rimandato a dopo il congresso. Quando gli schieramenti interni al PD saranno chiari. E le azioni giudiziarie in itinere concluse. Un modo per capire chi resta e chi sarà colpito dalle varie inchieste in corso. Una scrematura della classe politica locale ancora una volta affidata all’azione della magistratura.

Sono mesi che Madame Fifì ha intensificato la sua campagna garantista, come prima non aveva mai fatto. Non perde occasione per difendere chiunque finisca nelle maglie della giustizia. Persino Verdini. Non fa altro che commentare e parlare dell’imbarbarimento della cultura giuridica, che più che seguire il diritto, a detta sua, insegue i facili populismi.

Ovviamente il suo è un garantismo che fa acqua da tutte le parti, perché rivolto solo ed esclusivamente alla nomenklatura politica. Chi va garantito, per lei, sono solo i suoi amichetti di intrallazzo. Per i morti di fame che giornalmente subiscono ingiustizie e abusi da parte di una procura corrotta come quella di Cosenza, il garantismo non vale, né si sprecano energie per gridare al complotto quando arrestano qualche disgraziato per un furto di gallina. Né tantomeno si provvede a mandare una ispezione al tribunale per porre fine allo strapotere mafioso di politici e magistrati.

Di questo non gliene frega niente. Il garantismo per questi non vale.

Non è certo un caso il marcato uso del garantismo in questa fase di Madame Fifì. E come se si stesse preparando al peggio. Del resto se alcune cose arrivano alle nostre orecchie, vuoi che non arrivino alle sue che tutto sommato è deputato e membro della commissione antimafia?

Alcune inchieste avviate da tempo sono oramai giunte al capolinea. E tra queste c’è di sicuro il filone relativo agli intrallazzi di Calabria Verde. Dove ad essere protagonista è quel Capu i Liuni del marito, ovvero Nicola Adamo. Un’inchiesta partita dalla procura di Catanzaro e da tempo approdata sulla scrivania di Gratteri con il primo tangibile risultato di 5 dirigenti regionali arrestati e chiaramente interrogati uno per uno dai magistrati. A partire dal fedelissimo Paolo Furgiuele, ex direttore generale che ne ha combinate di tutti i colori.

‘O Principale

La solita storia di tangenti dove immancabilmente troviamo esponenti di spicco del PD. Oltre a Capu i Liuni, si parla anche di Sebi Romeo, onnipresente in ogni storia di mafia e di tangenti.

E’ per questo che Madame Fifì ha intensificato lo spaccio di garantismo, così da poter sperare, se dovesse andare male, nella solidarietà di tutto il variegato mondo del “garantismo”. Amici e nemici. Anche la Santelli per poter dire che lei è sempre stata garantista. E dunque dobbiamo esserlo tutti anche nei confronti di Capu i Liuni.

Come dire: si ietta avanti per non cadere indietro.

Ma il tempo delle mele è finito e i nodi stanno per arrivare al pettine e presto la scure della giustizia si abbatterà su chi ci ha ridotti in questo stato: morti di fame a vita.

Delinquenti politici che hanno spolpato la regione di ogni suo bene solo per tornaconto personale. Il peggio del peggio.

Avete capito adesso il perché di tutto questo suo garantismo? Dopo Paolo Romeo, Alberto Sarra, Antonio Caridi, Giorgio Barbieri, Nazzareno Salerno, Pasquale Ruberto, il dirigente Caserta questa grande storia di massopolindrangheta deve pur proseguire e le ramificazioni portano necessariamente alla cupola Reggio-Cosenza, presente a grandissimi livelli anche nel business Calabria Verde.