‘Ndrangheta e politica, quando Paolo Romeo andava dalla Finocchiaro al Senato

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La senatrice Anna Finocchiaro oggi è ministro per i rapporti col Parlamento del Governo Gentiloni 20 anni dopo il primo incarico ministeriale avuto nel Governo Prodi.

Prima di ritornare ministro è stata presidente della 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) dal 2013 e fino a pochi mesi fa. Ed è stata anche un magistrato, anche se solo per due anni. 

Ma nonostante questo, in Parlamento si è segnalata, esattamente come Violante, per inciuci di ogni genere sulla giustizia. E, soprattutto, la signora Finocchiaro ha un marito, Melchiorre Fidelbo, il quale è attualmente sotto processo per truffa allo Stato.

Ne abbiamo già scritto tempo addietro, prima della sua nuova ascesa, ma oggi è necessario ricordare un altro “evento” che l’ha vista incredibilmente protagonista e che riguarda la Calabria.

Paolo Romeo

La Commissione da lei presieduta ha audito in Senato quello che per i magistrati (e non solo) è il capo della ‘ndrangheta ovvero Paolo Romeo. La senatrice Finocchiaro, davanti alle proteste del parlamentare del M5S e membro della Commissione Antimafia Mario Giarrusso ebbe a rispondere che la I Commissione Affari Costituzionali da lei presieduta aveva ascoltato in audizione ‘esponenti della società civile’ e che Romeo si era presentato al seguito di una associazione, aveva chiesto la parola e gli era stata data poiché risultava “sconosciuto ai membri della Commissione”.

Purtroppo però la versione fornita dalla senatrice Pd è stata clamorosamente smentita da Roberto Galullo sul “Sole 24 Ore”, spiega Giarrusso.

“Dalla ricostruzione puntuale di Roberto Galullo, risulta infatti che Paolo Romeo e la senatrice Pd Finocchiaro erano stati entrambi eletti alla Camera nella XI Legislatura (1992-1994) e che pertanto, per alcuni anni, sedevano nella stesso ramo del Parlamento”. 

Ma vi è di più. Durante quella movimentata legislatura il Romeo era stato raggiunto da ben tre diverse richieste di autorizzazione a procedere (per l’arresto) di cui l’ultima era la più importante e grave. I magistrati di Reggio Calabria infatti, accusarono Romeo di far parte della ‘ndrangheta in posizione di assoluto rilievo e preminenza. Insomma, come faceva la Finocchiaro a non conoscerlo, suvvia?

“Quanto affermato nell’aula del Senato dalla senatrice Finocchiaro sulla mancata conoscenza del Romeo – aggiungeva Giarrusso – non appare credibile e induce il Movimento 5 Stelle a richiedere con la massima urgenza l’audizione della stessa presso la Commissione Antimafia e le sue immediate dimissioni dalla Presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato”.

Oggi Giarrusso dovrebbe chiedere le sue dimissioni da ministro ma tant’è… E Minniti che dice? Tutto normale? Tutto regolare? Tutto va bene madama la marchesa!