‘Ndrangheta e politica, questa volta rubavano i soldi dei poveri: i nomi dei 9 arrestati

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L’operazione di stamattina della DDA di Catanzaro va oltre il solito cliché dei politici che rubano i fondi e fanno razzia di appalti. Questa volta rubavano i soldi dei poveri, cioé quelli destinati ai nuclei familiari in difficoltà. E lo facevano con una società che si chiamava Calabria Etica. C’è davvero da rimanere nauseati.

Un comitato d’affari ha distratto finanziamenti comunitari vincolati al progetto regionale ‘credito sociale’, indirizzandoli su conti correnti di società private, anche all’estero.

Per questo nove persone, tra cui esponenti politici, imprenditori e amministratori pubblici della Regione Calabria, nonché 2 soggetti contigui alla cosca Mancuso di Limbadi sono state arrestate con le accuse di minaccia ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, corruzione, peculato e abuso d’ufficio.

L’operazione è stata messa a segno su richiesta della procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

Le indagini hanno documentato l’ingerenza mafiosa della potente cosca ‘ndranghetista dei Mancuso nella gestione dei fondi della comunità europea diretti al sostegno economico di nuclei familiari in difficoltà.

In particolare, l’attività ha accertato l’esistenza di un comitato d’affari che distraeva i finanziamenti comunitari vincolati al progetto regionale ‘credito sociale’, indirizzandoli su conti correnti di società private, anche all’estero.

Nell’ambito dell’operazione è stato eseguito anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni di euro.

Nazzareno Salerno: un nome una garanzia

Dagli approfondimenti dell’inchiesta che ha portato agli arresti emerge un quadro che va oltre quello che oramai, nell’accezione comune, è normale prassi del delinquere.

Questa volta rubavano i soldi dei poveri.

Questi i nomi dei 9 arrestati

Nazzareno Salerno, 52 anni, di Serra San Bruno (rieletto alle ultime regionali del novembre 2014 con Forza Italia ottenendo 9.163 preferenze),

Pasqualino Ruberto

Pasqualino Ruberto, 46 anni, di Lamezia Terme, ex presidente di Calabria Etica, società in house della Regione Calabria (attuale consigliere comunale di Lamezia Terme);

Vincenzo Caserta, 60 anni, originario di San Costantino Calabro (Vv), residente a Catanzaro, ex dirigente generale del Dipartimento Politiche sociali della Regione Calabria;

Ortensio Marano, 43 anni, di Belmonte Calabro (Cs), ex amministratore delegato della Cooperfin spa;

Gianfranco Ferrante, 53 anni, di Vibo Valentia, imprenditore, considerato contiguo al clan Mancuso;

Giuseppe Avolio Castelli, 60 anni, di Roma;

Bruno Dellamotta, 69 anni, nativo di Genova residente a Firenze, allo stato irreperibile;

Claudio Isola, 38 anni, di Vibo Valentia, già componente della Struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria.

Vincenzo Spasari, 56 anni, di Nicotera, impiegato di Equitalia a Vibo Valentia, considerato contiguo al clan Mancuso.