‘Ndrangheta e usura: Calabrese accusa anche avvocati, forze dell’ordine e direttori di banca

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Quella di questa mattina è una operazione che porta un po’ di pace nel travagliato mondo dell’imprenditoria cosentina.  

Del resto è cosa risaputa che quasi tutte le attività economiche della nostra città, se non lo sono ancora, sono state sotto strozzo. Lo scriviamo sempre. Un mondo, quello dello strozzo, che più di ogni altro reato provoca allarme sociale. Oltre a rovinare famiglie, questa turpe pratica rovina l’intero tessuto economico locale. E quando una comunità non ha più un sano e produttivo tessuto economico, è destinata a morire.

Uomini e donne che quotidianamente vivono come se fossero sull’orlo del baratro. Una leggera spintarella e si va giù. E con loro tutti noi, strozzati e non. Nessuno si salva.

Perché se chiudono le già poche aziende presenti sul territorio, il danno arriva per tutti, non solo per l’imprenditore. Se il denaro non circola, in maniera sana e virtuosa, la città muore. Che è quello che economicamente sta succedendo a Cosenza.

Oggi, magari, di questa reale e concreta situazione ancora non ce ne accorgiamo, perché a salvarci ci sono le pensioni dei nonni. E dunque, non avendo bisogno di una entrata, se chiude o muore l’imprenditore a noi che ce ne frega.

Ma quando queste non ci saranno più (le pensioni dei nonni), solo allora avremo contezza di cosa vuol dire vivere in una comunità che non ha alcuna economia. Trovare una entrata impossibile. Ecco perché bisogna stare dalla parte degli onesti imprenditori. Non bisogna lasciarli mai soli, specie in questi casi.

Quella dello strozzo è una pratica che in città avviene quasi sempre con la complicità delle banche. O meglio, dei direttori delle banche. Che guarda il caso da queste operazioni non vengono mai toccati. Gli arresti di stamattina permettono a diversi imprenditori locali di ritornare a respirare. Di poter ritornare a vivere senza quella maledetta ansia che ogni giorno ti rode dentro. Senza la paura e la “vergogna” di guardare in faccia i propri familiari. Una specie di liberazione per loro, di cui va dato atto ai magistrati che con l’operazione di oggi si sono adoperati per ristabilire regole e civiltà.

Ma noi siamo Iacchite’, non possiamo fermarci qui, e non possiamo non notare le tante “mancanze” , all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare, di personaggi che quel lurido strozzino di Calabrese si è cantato allo stesso modo di quelli che oggi sono finiti in galera. E non ci pare giusto che a pagare siano sempre e solo coloro i quali, per vissuto, per precedenti, per colpevolezza, non “godono” di privilegi all’interno delle procure.

Dico questo perché quel lurido, schifoso, sudicio, nauseabondo strozzino di Calabrese ha cantato e parecchio. Ha fatto altri nomi, oltre a quelli degli arrestati di oggi. E noi lo sappiamo perché lo abbiamo letto dai verbali (una parte l’abbiamo pubblicata oggi)

In anteprima mondiale i verbali del pentito Calabrese che accusa Modesto

degli interrogatori che quel nauseante strozzino ha sostenuto davanti ai magistrati della DDA di Catanzaro e non solo. Verbali che a Cosenza puoi acquistare a tanto al chilo.

Infatti il ripugnante strozzino chiama in causa avvocati, carabinieri, direttori di banca e poliziotti. Ma di questi, nell’ordinanza di oggi, non c’è traccia.

La regola è sempre la stessa: a Cosenza si arrestano solo malandrini. E magari anche un calciatore di grido per finire in prima pagina. Tutti gli altri vanno tutelati. Specie i politici, e i giudici corrotti, come tutti sappiamo. Di seguito riportiamo i passaggi delle dichiarazioni in cui quel bastardo strozzino rovina famiglie di Calabrese chiama in causa altri soggetti. E comunque quella di stamattina è solo il preludio di una più vasta operazione destinata principalmente al clan degli zingari.

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