‘Ndrangheta e usura, parla la DDA: “Prestiti concessi utilizzando la cassa comune”

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La DDA di Catanzaro, in una conferenza stampa animata dai procuratori aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto, hanno illustrato i dettagli dell’operazione denominata “Laqueo”.

I PRESTITI CONCESSI UTILIZZANDO LA CASSA COMUNE DELLA ‘NDRANGHETA

Il provvedimento scaturisce dalle investigazioni eseguite in base alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Roberto Calabrese Violetta, e che, secondo gli inquirenti, farebbero luce su una presunta e ramificata attività di usura da parte delle due cosche, che utilizzavano a questo scopo il denaro contante proveniente dalla cosiddetta “cassa comune” della ‘ndrangheta cosentina.

Riscontrando quanto riferito dal collaboratore, gli investigatori avrebbero documentato l’esistenza di quello che definiscono “un collaudato sistema usurario” attuato da parte di alcuni affiliati ai due clan, in totale accordo tra loro, che elargivano prestiti ad imprenditori in difficoltà economiche, prevalentemente delsettore edile, imponendo i tassi d’interesse fino al 30% mensile.

Per recuperare i crediti, inoltre, e per far rispettare gli accordi non si sarebbe evitato di ricorrere anche aviolenze e minacce nei confronti degli stessi imprenditori. Emergerebbe infatti che a quest’ultimi sarebbero state imposte assunzioni o la realizzazione di lavori edili in favore degli indagati e di imprese ritenute a loro riconducibili; il tutto come corrispettivo delle somme di denaro dovute.

IL TENTATO OMICIDIO DEL FRATELLO DEL COLLABORATORE

I militari avrebbero poi documentato il coinvolgimento di uno degli indagati, Mario Mandoliti (che sarebbe legato a Luisiano Castiglia, a sua volta ritenuto elemento di spicco dei “Lanzino-Cicero”), nel tentato omicidio di Sandro Calabrese Violetta, fratello del collaboratore di giustizia, e avvenuto nei giorni immediatamente successivi al suo “tradimento” con lo scopo di convincerlo a recedere dalla collaborazione con la giustizia.

L’operazione di oggi è stata coordinata dal procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri, dagli Aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto e dal Sostituto Pierpaolo Bruni. Gli inquirenti sono convinti di aver attualizzato “uno sforzo investigativo in atto da diversi anni sulla città di Cosenza, evidenziando come le cosche federate Cicero-Lanzino e Rango-Zingari, benché fortemente ridimensionate, siano comunque sempre attive nella gestione degli affari illeciti”.

GLI ARRESTATI

Gianfranco Bevilacqua, nato a Cosenza il 19/10/1967;

Massimo Brunetti, nato a Cosenza il 01/11/1961, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Cosenza;

Luisiano Castiglia, alias “Mimmo”, nato a Cosenza l’11/12/1953;

Ermanna Costanzo, nata a Cosenza il 22/01/1954;

Giuseppe De Cicco, nato a Cosenza il 22/01/1979;

Domenico Fusinato, nato a Cosenza il 24/01/1968;

Giuseppe Garofalo, nato a Cosenza il 13/05/1962;

Giovanni Guarasci, nato a Mangone (CS) il 14/08/1939, agli arresti domiciliari;

Danilo Magurno, nato a Cosenza il 01/09/1986;

Francesco Magurno, nato a Mangone il 12/09/1957;

Mario Mandoliti, nato a Cosenza il 24/11/1966;

Francesco Antonio Modesto, nato a Crotone il 16/02/1982, calciatore professionista di cui si sarebbe accertato un presunto coinvolgimento nell’attività di finanziamento della cosca;

Francesco Patitucci, nato a Rende il 07/05/1961, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Terni; Maurizio Rango, nato a Cosenza il 06/08/1976, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Sassari.