‘Ndrangheta in Emilia: perché è stato ucciso il cutrese Francesco Citro?

REGGIOLO (Reggio Emilia). Un comitato per l’ordine pubblico nel giorno di San Prospero per fare il punto sull’omicidio avvenuto nella notte a Reggiolo. Mentre la città è in festa per il Santo Patrono, il prefetto Maria Grazia Forte ha convocato l’incontro per fare il punto sull’assassinio di Francesco Citro, 31 anni, calabrese. Le forze dell’ordine sono impegnate a tutto campo per trovare l’assassino e chiarire cosa vi sia alla base del delitto. Una serie di interrogatori sono in corso a Reggio Emilia nella caserma dei carabinieri, che indagano sull’omicidio coordinati dal sostituto procuratore di Valentina Salvi.

Francesco Citro, originario di Cutro, è stato ucciso ieri notte nella frazione di Villanova. Prima gli è stata bruciata la macchina, poi uno o più ignoti sono tornati davanti alla sua casa, hanno sparato alcuni colpi di pistola in aria, lui è uscito dall’abitazione ed è stato ammazzato.

L’omicidio è avvenuto intorno alle 23,30 di ieri. Francesco Citro è stato ucciso a colpi di pistola sulla porta di casa a Villanova di Reggiolo, nel Reggiano. Citro, di professione autista, avrebbe aperto la porta dell’appartamento della palazzina di via Giovanni XXIII in cui viveva con la moglie e due figli piccoli, ed è stato ucciso.
Circa tre ore prima era stata incendiata l’auto, intestata alla moglie, parcheggiata sotto casa, e lo stesso 31enne era intervenuto insieme a dei vicini e ai vigili del fuoco per spegnere le fiamme. Sul posto erano giunti i carabinieri. Tre ore dopo, l’agguato che non ha dato scampo a Citro.Francesco Citro era nato a Cariati (Cosenza) il 20 marzo 1986, ma solo perché l’ospedale era lì, in realtà era originario di Torre Melissa, a due passi da Cutro, il paese della provincia di Crotone dal quale provengono centinaia di persone che hanno trovato lavoro e fortuna a Reggio Emilia. Molti hanno a che fare con la ‘ndrangheta e col clan del boss Nicolino Grande Aracri tanto che si usa dire nella comunità calabrese a mo’ di paradosso “Reggio Emilia provincia di Cutro”.

Non c’è dubbio che l’agguato di ieri sera faccia pensare ad una esecuzione mafiosa, ma Citro era incensurato e lavorava come camionista. Aveva frequentato l’Ipsia Vallauri di Carpi, viveva da sempre nella Bassa. Diverse le domande sul tavolo degli inquirenti. Perché il primo avvertimento? Perché dopo l’incendio dell’auto i killer sono tornati indietro? I colpi di pistola sparati fuori erano un secondo avvertimento e l’uscita di casa di Citro ha fatto precipitare la situazione?

Sul posto anche il sindaco di Reggiolo Roberto Angeli. L’auto di Citro è la terza bruciata in 9 giorni a Reggiolo. Alle 11 di questa mattina gli esperti scientifici dei carabinieri erano ancora al lavoro sul posto per i rilievi.

Sgomento tra i vicini di casa. “La moglie chiedeva aiuto dalla finestra”, dicono i vicini. “Abbiamo sentito gli spari e le urla”.