‘Ndrangheta, il processo Aemilia e i sindaci collusi: i casi di Reggio Emilia e Brescello

Graziano Delrio a Cutro

“Agende Rosse” è un movimento antimafia che si ispira alla famosa agenda rossa del giudice Borsellino, assassinato in una strage di mafia. L’agenda che conteneva gli appunti del magistrato sulla mafia e che, il giorno del suo omicidio, scomparve. Questo movimento ha messo in rete un sito dedicato al processo Aemilia nel quale sono contenute tutte le informazioni più importanti del procedimento, approfondimenti, interventi, nomi, cognomi, imputazioni e rassegna stampa. Tra i protagonisti di “Agende Rosse” c’è senz’altro Sabrina Natali, modenese, che segue ormai da anni il dibattimento del processo Aemilia contro l’infiltrazione della ’ndrangheta tra Modena e Reggio e ha subito anche alcune intimidazioni. Ieri abbiamo pubblicato la prima parte di un suo intervento, risalente ad aprile 2017, nel quale spiega l’importanza del processo Aemilia (http://www.iacchite.com/ndrangheta-limportanza-del-processo-aemilia-di-sabrina-natali/) e si occupa della sfera crimimale, dei pezzi deviati dello stato complici con la ‘ndrangheta e introduce l’immancabile livello politico. In questa seconda parte affonda il dito nella piaga.

L’IMPORTANZA DEL PROCESSO AEMILIA (di Sabrina Natali) – SECONDA PARTE –

A questo punto, ritengo che altre responsabilità di altre personalità politiche dovrebbero essere messe sulla bilancia, personalità sia di alto carico, come locali.

Allora ritroviamo un sindaco a capo di una città – Reggio Emilia – che subì un vero e proprio boom edilizio attraverso il quale le cosche si arricchirono. Sindaco, che durante la campagna elettorale scelse di fare un tour a Cutro, ignorando, così disse durante un imbarazzante interrogatorio reso alla DDA, che era il paese natale di Nicolino Grande Aracri. Quantomeno questo sindaco avrebbe dovuto leggere la relazione di Ciconte, relazione richiesta dallo stesso sindaco e pagata con i soldi della pubblica amministrazione. Nella relazione era ben spiegato chi fosse Nicolino Grande Aracri e da dove venisse. Forse era l’unico in città ad ignorarlo. Il sindaco è stato premiato ed ora è ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Direi un ruolo che gli calza a pennello. (Sabrina Natali non fa il suo nome ma è chiarissimo a tutti – proprio a tutti – che si tratta di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia ed ex ministro delle infrastrutture e trasporti). In questa storia abbiamo due comuni che sono saliti ai disonori della cronaca: Finale Emilia, dove l’ennesimo sindaco distratto e un tecnico colluso hanno fatto entrare gli ‘ndranghetisti nella ricostruzione post-terremoto. Comune che, dopo le indagini dei commissari che ne richiedevano il commissariamento per mafia, è stato salvato in extremis dal ministro degli interni Alfano che ha ritenuto addirittura di affidare il controllo dei mesi che sarebbero serviti per arrivare a nuove elezioni, allo stesso sindaco distratto. Premio quanto mai discutibile.

Questa non è la prima volta che un comune si salva dal commissariamento per mafia, prima dell’inchiesta Aemilia avrebbe potuto succedere a Serramazzoni, dove ha soggiornato e vive lo ‘ndranghetista Rocco Antonio Baglio.

Poi abbiamo Brescello. Nel settembre 2014 la webtv Cortocircuito mette alla luce una realtà che due sole voci non ascoltate, Donato Ungaro e Catia Silva, tentavano da anni di denunciare. Durante una intervista Marcello Coffrini, sindaco di Brescello definì Francesco Grande Aracri, condannato per associazione di stampo mafioso e fratello del capo cosca Nicolino Grande Aracri, una “persona gentile, tranquilla ed educata che vive a basso profilo”. Scoppia il caos mediatico, ma pochi giorni dopo il sindaco organizza una manifestazione a suo favore contro tutte le mafie. E chi troviamo in mezzo ai brescellesi accorsi per appoggiare il proprio sindaco? La famiglia Grande Aracri, naturalmente, che ha parole più che benevole nei confronti di Coffrini. Ma questa è solo la superficie. A Brescello dagli anni ’80, grazie a imprenditori compiacenti, si sono trasferite intere comunità cutresi. Di cui purtroppo molte legate ai Grande Aracri.

Marcello Coffrini

Questo grazie a imprenditori dai legami poco limpidi e alla componente politica, indispensabile.

A Brescello abbiamo la dinastia dei Coffrini che per oltre 30 anni ha regnato a Brescello e che ha intessuto con disinvoltura relazioni con i Grande Aracri. Ma è noto che Ermes Coffrini oltre che essere stato per 19 anni sindaco del primo comune sciolto per mafia in Emilia Romagna, è anche un membro storico dell’allora partito comunista e un potente avvocato che ha stretto legami con tutte le personalità politiche della regione.

BRESCELLO è quindi il primo comune sciolto per mafia in Emilia Romagna.

Vi cito due dei diversi episodi finiti nel mirino della commissione che riguardano due sindaci di Brescello: ERMES COFFRINI (padre di Marcello) e GIUSEPPE VEZZANI.

Il primo episodio riguarda il sindaco ERMES COFFRINI sindaco dal 1985 al 2004:

Ermes Coffrini

Siamo nei primi anni duemila quando viene approvata una DELOCALIZZAZIONE che trasferì diritti edificatori residenziali da una zona del paese ad un’altra, quella compresa fra via Alberotto, via Pisi e via Pirandello. Nacque il quartiere denominato “Cutrello” così definito perchè abitato da una folta comunità cutrese.

La relazione afferma che a beneficiare di questa delocalizzazione sarebbero stati i soggetti proprietari delle aree, vicini alla cosca Grande Aracri. Singolare notare che i privati danneggiati da questa decisione non fecero obiezioni.

Io ne aggiungo altri tre:

Nel novembre del 2002 pensò bene di licenziare Donato Ungaro, forse perché i suoi articoli su Brescello accendevano i riflettori su affari che sarebbero dovuti rimanere riservati.

Nel 2003 l’episodio del bar che chiuse per protesta affiggendo un cartello che riportava “chiuso per mafia”. La risposta di Ermes Coffrini fu quella di revocare la licenza al proprietario.

Altrettanto discutibile è la scelta di rappresentare l’intera famiglia Grande Aracri per quello che riguarda gli espropri a Capo Colonna in Calabria.

Giuseppe Vezzani

Il secondo episodio avviene sotto la guida del sindaco GIUSEPPE VEZZANI sindaco dal 2004 al 2014. Prima di essere eletto a sindaco fu capogruppo consiliare, e assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici

Nota bene: Marcello Coffrini prende il posto di Vezzani come assessore all’urbanistica durante tutto il periodo dell’amministrazione di Vezzani.

Viene comprata un’area tra via della Repubblica e via Moro da una ditta con sede a Cutro la “Le Rose” i cui titolari sono cognati del capo cosca Grande Aracri. Dapprima l’area era a destinazione produttiva, ma, una VARIANTE autorizzata dal sindaco la trasformò in area commerciale.

Grazie a questo, i Le Rose guadagnarono parecchio vendendo il terreno su cui la Morpho spa di Piacenza costruì il supermercato Famila da 2.300 metri quadrati.

Anche qui aggiungo una nota di colore anche se non servirebbe. Quando nel 2009 uscì un articolo che riguardava la situazione poco limpida di Brescello, Vezzani, invece che domandarsi se ci fosse qualcosa di vero sul quale soffermarsi organizzò una assemblea dove invitava tutti i cittadini a smentire che c’era questa situazione Vezzani arrivò addirittura a fare una querela generica per le cose dette sul giornale.

Per onor di cronaca precisiamo che questi atti non sono stati ritenuti reati ma sono stati definiti “poco opportuni” e indicativi di una capacità di condizionamento da parte della criminalità organizzata sull’amministrazione.

Ma attenzione: la colpa di questo stato di cose è anche nostra. La colpa è nostra che ci siamo disinteressati. La colpa è nostra che abbiamo ritenuto che non fosse un nostro problema e che altri se ne sarebbero occupati. La colpa è nostra che girandoci dall’altra parte facciamo in modo che tutto questo continuerà ad accadere. E’ invece è vitale essere attenti, avere spirito critico e continuare a informarci. Vigilare sull’attività democratica del nostro paese. Perché i mafiosi e i corrotti non ci sottraggono soltanto soldi, distruggono il nostro ambiente facendoci ammalare e morire, ci sottraggono la libertà e la democrazia e quindi il diritto ad essere felici. Non nascondiamoci più dietro l’alibi del tanto non cambierà mai nulla. Perché non è così, non è vero. Le cose cambiano e possono cambiare. Perché a un certo punto della storia dei pazzi squilibrati scelgono di cambiarle. E altri pazzi squilibrati si uniscono ad essi. E’ accaduto quando le donne lottarono per avere il diritto al voto. E’ accaduto quando Mandela lottò per il diritto all’uguaglianza. Ma Mandela da solo non avrebbe potuto cambiare le cose se la società civile non lo avesse seguito.
Riappropriamoci delle nostre responsabilità, parliamone, informiamoci, facciamo rete.
Perché come diceva Paolo Borsellino parlare di mafia è il primo e più importante mezzo di contrasto che noi cittadini possiamo opporre all’aggressione criminale.

Fonti:

ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI MISURE CAUTELARI COERCITIVE INCHIESTA AEMILIA

SCIOGLIMENTO DEL COMUNE DI BRESCELLO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

2 – (fine)