‘Ndrangheta, l’asse Calabria-Lombardia e il “sistema bancario parallelo”

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L’asse Calabria-Lombardia

di Giorgio Bongiovanni e Miriam Cuccu

La ‘Ndrangheta si espande e sembra non conoscere limiti, allungando le sue propaggini nel resto dell’Italia e del mondo. Ma il rapporto tra centro e periferie, di profonda sudditanza, rimane pressoché invariato. E questa sudditanza si rispecchia anche nel fatto che le cosche lombarde, piemontesi o stabilitesi in altri territori non conoscono, per il ruolo che ricoprono, gli appartenenti alla componente riservata e invisibile.

“Quell’ordine che sembra provenire dall’esponente apicale del Crimine di Polsi – ha spiegato il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo – in realtà non è altro che il messaggio di un semplice portavoce” che non può però manifestare il suo ruolo di tramite.

La massiccia presenza calabrese al Nord Italia è stata definitivamente registrata a Milano con il processo “Infinito” e a Torino con “Minotauro”, due dibattimenti che hanno confermato la reale impostazione della ‘Ndrangheta, assai più unitaria di quanto si credesse. Perché dalla Calabria, ha evidenziato il pm, “non si può diventare autonomi. Puoi diventare qualcos’altro, e allora ti devi assumere il rischio di quello che vai a creare”. “La mia preoccupazione principale – ha aggiunto Lombardo parlando della magistratura – è che si superino tutte queste incongruenze e incomprensioni. Se non si fa un gioco di squadra coerente e chiaro ci facciamo del male da soli” evidenziando l’importanza di opporre alla struttura della mafia calabrese un approccio altrettanto unitario.

È stato il caso di “‘Ndrangheta banking”, inchiesta che nasce dall’unione di due indagini nate separatamente, una a Milano (con il pm Venditti) e una a Reggio Calabria (con il pm Lombardo). Man mano che andava avanti la pista investigativa, ha raccontato il magistrato reggino, “ci si è resi conto che era una forzatura continuare le indagini a Milano se tutte le direttive e le strategie provenivano da qui”.

L’inchiesta ha svelato un “sistema bancario parallelo” grazie al quale le cosche calabresi trapiantate in Lombardia erano entrate nei circuiti dell’imprenditoria locale. Al centro dell’indagine lo spessore criminale di Gianluca Favara (imprenditore e diretta emanazione della cosca reggina dei Bellocco) la cui trasversalità era data dall’essere anello di collegamento tra le cosche, nonchè a disposizione degli interessi di più famiglie di ‘Ndrangheta.

Nome già emerso nelle indagini “Meta” e “Reggio Nord”, quello di Favara è anche ricorrente nelle vicende che riguardano i potenti Lampada di Milano.
Nelle indagini portate avanti dai pm Alessandra Cerreti e Giuseppe Lombardo sarebbero emerse le intimidazioni perpetrate dal gruppo Favara contro l’imprenditore Agostino Augusto e i suoi familiari.
Racconta l’imprenditore, descrivendo un episodio per gli inquirenti emblematico della caratura criminale di Favara: “Dopo svariati discorsi, e secondo me per evidenziare il suo spessore criminale, mi rappresentò la possibilità di mostrarmi qualsiasi tipo di arma, invitandomi ad indicarne una qualsiasi. Gli chiesi quindi di mostrarmi una 44 Magnum, al che Favara fece una telefonata, mascherando il termine pistola con altro loro convenzionale, a seguito della quale arrivò un giovane con una scatola contenente la pistola richiesta.

Fu dopo tale dimostrazione di forza che Favara, dopo essersi rinchiuso in una stanza dapprima con Avallone (Carlo Avallone, in stretto contatto con Favara per una serie di operazioni immobiliari e finanziarie, ndr) per circa mezz’ora, poi con Codispoti (Giuseppe Codispoti, uno dei collaboratori di Favara, ndr) più o meno per lo stesso tempo, mi convocò insieme a Codispoti e mi elencò gli assegni che io non avevo pagato”.

Tutte dinamiche che, secondo Lombardo, testimoniano ad ogni modo “mere azioni esecutive. Le strategie vengono sempre fissate qui, a Reggio Calabria”. Ed è sempre questa regione a vantare il più alto numero di affiliati, “notevole, – ha commentato il pm – nonostante la Calabria non sia uno spazio fisico identificabile perché i calabresi sono ovunque nel mondo.

Qui a Reggio si stima un livello di affiliazione che arriva intorno alle 10mila unità” mentre a Palermo, quasi quattro volte più grande del capoluogo calabrese, la densità di affiliati è stimata intorno alle mille unità (tale e quale a Rosarno, comune del reggino di 15mila abitanti).