‘Ndrangheta e massoneria, Di Bernardo: “Non troverete mai mafiosi negli elenchi dei massoni”

Giuliano Di Bernardo

Il tema dell’analisi degli elenchi dei massoni calabresi e siciliani, sequestrati dalla Guardia di Finanza a quattro obbedienze massoniche, diventa sempre più caldo.

Ormai da un paio di settimane – prima con la Gran loggia d’Italia (Gldi) e poi con il Grande oriente d’Italia (Goi) – le Fiamme Gialle, nella sede dello Scico, il Servizio contro la criminalità organizzata, ci stanno dando sotto nello spulciare cartelle e file dal ’90 ad oggi.

Cosa ne sortirà? Non è dato saperlo anche se credo che la montagna partorirà un topolino. Del resto lo dicono le premesse: due sole regioni messe sotto analisi della Commissione parlamentare antimafia e comunque poco il tempo a disposizione prima della scadenza della legislatura. Comunque buon lavoro e buona fortuna a tutti.

In attesa di sapere cosa ci riserverà il domani, io continuo nella mia analisi tra documenti e atti. Da oggi vi intratterrò con un documento che trovo straordinario: il verbale di interrogatorio, come persona informata dei fatti, di Giuliano Di Bernardo, ex Gran maestro del Goi, poi fondatore della Gran Loggia regolare d’Italia (Glri) ed infine di Dignity Order, una loggia transnazionale di cui non oso neppure pensare al profilo degli affiliati.

Di Bernardo il 14 dicembre 2013, per oltre tre ore, nei locali della Dia di Milano, è stato ascoltato dai pm della Dda di Palermo Antonino Di Matteo e Francesco Tartaglia, che indagano sugli anni bui della stagione stragista siciliana e vogliono saperne di più sul ruolo, in quel periodo si badi bene, della massoneria. Analogo interrogatorio, sempre come persona informata sui fatti, Di Bernardo ha sostenuto pochi mesi dopo con la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

L’ex Gran maestro – che è stato audito anche dalla Commissione parlamentare antimafia a gennaio 2017 e dunque, a quanto sembra, è davvero informato sui fatti – ha fatto mettere a verbale a Milano cose la cui lettura è ancora straordinariamente attuale.

Di Bernardo, infatti, ad un certo punto parla dell’infiltrazione nelle logge calabresi e leggete cosa dice – nel dialogo che vi ripropongo fedelmente – anche a proposito degli elenchi di quegli anni.

Pm: E attraverso quale accertamento, come…

Di Bernardo: …e cioè erano i vertici della Calabria a dichiararlo, che lo dichiaravano.

Pm 1: Quando dicevano infiltrate che cosa intendevano nello specifico?

Di Bernardo: Eh, intendevano dire quasi controllate, non era solo l’infiltrazione di uno o due.

Pm 1: Ma controllate da cosa, da chi?

Di Bernardo: Da… ecco, cioè quando… ecco, l’errore che fanno i magistrati quando indagano sulla massoneria, quello di prendere gli elenchi e vedere se questi sono affiliati…

Pm: Mafiosi o terroristi.

Di Bernardo: E’ un errore, perché queste organizzazioni non sono tanto cretine da mettere nelle logge massoniche o nelle altre istituzioni persone che chiaramente e visibilmente sono affiliate, ci mettono quelli che prendono ordini ma non risultano come… questo è il gioco, il gioco, quindi è inutile andare a vedere il nome per vedere se sono negli elenchi dei mafiosi, tanto non si troverà mai, bisogna andare a fare altri ragionamenti e altre prospettive, quindi quando mi dicono che 28 delle 32 logge erano in questa situazione, gli ho detto: e voi cosa avete fatto, cosa avete fatto? Eh, noi non abbiamo potuto evitarlo. Ma come non potete evitarlo, ma vi rendete conto, quindi Cordova (il capo della Procura di Palmi che all’inizio degli anni Novanta indagò alla fine senza costrutto, sulle eventuali deviazioni delle logge massoniche calabresi, ndr) ha perfettamente ragione, ha perfettamente ragione!

A questo punto faccio la domanda risolutiva: bene, se questa è la situazione adesso che facciamo, cosa avete intenzione di fare? Sa qual è stata la risposta? Nulla. Nulla? E perché? Perché se facessimo qualcosa metteremmo a rischio la nostra vita e quella dei nostri familiari. Bene, in quel preciso istante io ho deciso di lasciare il Grand’oriente d’Italia e allora cosa ho fatto?

Pm: Siamo intanto come periodo di tempo siamo giunti…

Di Bernardo: E siamo sempre intorno, siamo in quei 6… gli ultimi 6 mesi del ’92, del ’92. Io cosa ho fatto? Sono andato dal Duca di Kent

 

Fonte: Roberto Galullo – blog Guardie o ladri