‘Ndrangheta, maxiblitz tra Reggio e Lombardia: San Luca a Milano e il sistema di omertà

Ilda Boccassini
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“Vogliono mettere in piedi San Luca (…) San Luca a Milano … al nord”. Così uno degli arrestati nel maxiblitz contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia, che ha portato agli arresti domiciliari per corruzione anche il sindaco di Seregno (Monza e Brianza), parlava delle mire espansionistiche (il riferimento è a San Luca, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, noto per una faida) delle cosche in relazione ad un grosso traffico di cocaina nel Comasco.

E’ una delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta condotta dal Comando provinciale dei carabinieri di Milano. In altre telefonate captate dagli investigatori i presunti affiliati alla ‘ndrangheta parlavano anche di “mitra” e “kalashnikov”. Nell’inchiesta, tra l’altro, sono coinvolti anche altri due politici locali di Seregno: un consigliere comunale è stato posto agli arresti domiciliari, mentre per un assessore, Gianfranco Ciafrone, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici.

LE DICHIARAZIONI DI ILDA BOCCASSINI

“Dopo “7 anni” di indagini sulla ‘ndrangheta in Lombardia “posso dire che c’è un sistema” fatto di “omertà” e di “convenienza da parte di quelli che si rivolgono all’anti Stato per avere benefici”. Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini nella conferenza stampa sul maxiblitz eseguito questa mattina dai carabinieri con 27 arresti, spiegando anche che “è facile” per le cosche “infiltrarsi nel tessuto istituzionale”.

“Un dato per noi importante e’ stata l’individuazione di una delle persone che era rimasta fuori dal summit Falcone-Borsellino”. In quel summit intitolato ai giudici uccisi da Cosa Nostra, nel 2010 si decidevano le “cariche” della ‘Ndrangheta lombarda. “Uno di questi è stato individuato grazie ad un carabiniere del nucleo operativo. La sua bravura ha fatto sì che oggi un’altra delle persone presenti nel summit e’ stata individuata e arrestata”.

Boccassini ha poi aggiunto: “Siamo certi degli elementi raccolti ma naturalemte ci sara il vaglio del tribunale della liberta’ e della fase dibattimentale”. L’elemento mancante era “Ignoto 23”, come ha poi spiegato la Pm della direzione distrettuale di Milano, Alessandra Dolci: “Poco per volta siamo riusciti a individuare tutti i partecipanti”.

Un altro dato emerso dall’indagine è “la violenza inaudita e gratuita”. “Penso al nipote di Tiradritto, il boss Morabito”. Il riferimento della Boccassini è ad alcuni episodi particolari emersi nell’indagini e chiariti dalla pm della direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci: “Un cittadino di Cantu’ si recava al lavoro alle 5 di mattina, ha avuto una discussione con soggetti indagati e questi lo hanno colpito con una pistola. Non ha avuto il coraggio di denunciare, anzi ha detto ‘Non me lo chiedete perché ho paura e so che sono pericolosi'”. In questo caso però, ha proseguito la Boccassini: “E’ più facile investigare quando sono così brutalmente e stupidamente violenti. E posso dirlo grazie ad una attività di monitoraggio da 7 anni della procura di Milano”.